sabato 12 gennaio 2019

Il manifesto-Modesta proposta per Supercoppa in Arabia Saudita: Magliette con scritta "Stop war in Yemen"


Da tempo la Supercoppa nazionale di calcio si svolge in un Paese lontano. In sostanza il «prodotto» viene venduto al miglior offerente. Fin qui, purtroppo, nulla di nuovo. Ma quest’anno come sede della finale è stata scelta l’Arabia Saudita, governata da sempre da un regime dispotico e odiosamente autoritario. 
Ogni voce dissenziente è brutalmente messa a tacere, come ha dimostrato emblematicamente il caso Khashoggi, le donne sono tenute in una cappa oppressiva e asfissiante, certamente non mitigata dalle ultime timidissime aperture. E infatti in occasione della partita saranno relegate in uno specifico settore. Inoltre è tristemente noto il ruolo svolto dall’Arabia Saudita nel tragico conflitto yemenita, che ha provocato decine di migliaia di morti tra i civili, e gettato il Paese in una catastrofe umanitaria.
Nei giorni scorsi diverse voci si sono levate invitando la Lega calcio e le due società in questione, Juventus e Milan, a rivedere la scelta. Ma l’invito è rimasto lettera morta.
A questo punto l’unica possibilità che il tutto avvenga senza colpo ferire è riposta nei protagonisti che daranno vita all’incontro. Poche domeniche fa alcuni di coloro che scenderanno in campo il 16 hanno espresso solidarietà nei confronti di Koulibaly, vergognosamente fatto oggetto di insulti razzisti durante la partita Inter-Napoli. È troppo augurarsi che la giusta sensibilità mostrata nei confronti del difensore azzurro, si manifesti nuovamente per una causa altrettanto giusta?
Siano i giocatori a individuarne le modalità. A noi farebbe piacere se in occasione del riscaldamento pre-partita, scendessero in campo con magliette in cui fossero riportare scritte come «Free women», e «Stop war in Yemen».
Ma lasciamo a loro l’eventuale scelta. L’importante è che diano un segnale.
Chiediamo troppo?
*** Andrea Billau, Marco Boato, Eliana Bouchard, Anna Bravo, Loris Campetti, Enrico Deaglio, Giovanni De Luna, Donatella Di Cesare, Tommaso Di Francesco, Angelo Ferracuti, Anna Foa, Franca Fossati, Guelfo Guelfi, Bruno Giorgini, Gad Lerner, Franco Lorenzoni, Luigi Manconi, Moni Ovadia, Claudio Piersanti, Massimo Raffaeli, Marino Sinibaldi, Gianni Sofri, Pierluigi Sullo, Guido Viale

lunedì 7 gennaio 2019

Pacifisti contro la finale di Supercoppa in Arabia s., per molte ragioni


Mercoledì 9 gennaio alle 12,30 l’ associazione ecopacifista Sardegna Pulita ha indetto un sit in davanti alla sede centrale della Rai, in Viale Mazzini, Roma. Chiede che non venga trasmessa in diretta la finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan in programma il 16 gennaio in Arabia Saudita, a Gedda. Parteciperanno al presidio anche esponenti sardi e romani dei Cobas, la Rete No War Roma e alcuni attivisti delle reti di solidarietà con la Palestina.

Queste associazioni sono impegnate da anni contro il sostegno italiano alla guerra in Yemen della coalizione a guida saudita e, in particolare, Sardegna Pulita è contraria alla vendita alla Arabia saudita di armi prodotte a Domusnovas dalla RWM Italia.

Era scontato che la finale della Supercoppa quest’ anno in Arabia saudita avrebbe suscitato polemiche, anche se la finale di due anni fa in Qatar è passata inosservata e probabilmente i biglietti sono stati venduti con le stesse modalità discriminatorie verso le donne che in questi ultimi giorni hanno suscitato vivaci discussioni.

Ma l’ assassinio del giornalista Khashoggi dell’ ottobre 2018 ha suscitato molta impressione in tutto l’ Occidente, storico alleato dell’ Arabia Saudita. E comprensibilmente i colleghi di Khashoggi sono stati in questa occasione meno indulgenti del solito con la dinastia Saud al potere a Ryad.

Ma se ad ottobre è stato assassinato Khashoggi, nel novembre 2019 in Yemen si è verificato il maggior numero di vittime civili, e nella stragrande maggioranza si tratta di vittime di bombardamenti della coalizione a guida saudita.
I pochi sinceri pacifisti attivi in questi anni nel nostro paese dovrebbero quindi moltiplicare le forze in questi ultimi dieci giorni prima della partita, per approfittare della maggiore attenzione verso Ryad e far conoscere le politiche guerrafondaie saudite a più italiani possibile.

Sarebbe già molto se fosse diffuso a milioni di persone quanto ha scritto Roberto Bongiorni sul Sole24ore del 28 dicembre 2018:
“ L’ Arabia saudita è il primo paese al mondo per spesa militare in rapporto al Pil e per valore di armi pro capite..
...sotto le loro bombe hanno perso la vita, in 4 anni di guerra in Yemen, 5 mila di civili. Secondo l’ ONU, le vittime della guerra sarebbero già 10 mila…..
85 mila bambini sono morti per cause legate alla fame..e 10 milioni di yemeniti sono malnutriti”.

Il nostro paese poi, molto sensibile ultimamente allo strapotere della Germania nell’ Unione Europea, dovrebbe sentirsi umiliato dal fatto che Berlino ad ottobre ha sospeso la vendita di armi ai sauditi, però nello stesso tempo la società tedesca RWM, proprietaria anche della RWM Italia, utilizza il nostro paese per continuare a vendere le sue bombe all’ Arabia. Ma l’ orgoglio italiano in questa occasione è latitante.

E’ assolutamente inaccettabile anche il teatrino dei politici e dei pacifisti di professione sulla stessa vicenda delle bombe prodotte in Sardegna.

I governi PD hanno prima detto che l’ Italia non poteva fare niente per fermare la vendita degli ordigni prodotti a Domusnovas, poi addirittura si è scoperto che facevano pressioni sulla Moby Lines affinché trasportasse le bombe anche nei mesi estivi, quando la compagnia navale era nel momento più intenso della sua attività nel settore passeggeri. Il M5S in quel periodo dichiarava nelle aule parlamentari che “Gentiloni aveva le mani sporche di sangue”, poi una volta al governo sta proseguendo la vendita accompagnandola da dichiarazioni ambigue.

Periodicamente invece pacifisti di professione, che rappresentano associazioni di milioni di persone, denunciano la vendita di armi italiane ai sauditi in guerra. Ma accettano senza fiatare che mozioni scritte da loro slittino per mesi interi negli ordini del giorno delle aule parlamentari e per il momento, anche in occasione di questa discussa finale, stanno zitti. Insomma si mettono alla testa delle proteste e si eclissano nei momenti più favorevoli per il loro successo.

Allora, se non amate che il nostro paese sia complice di guerre orrende, impegnatevi in questi pochi giorni. I risultati saranno in ogni caso superiori a quelli di altri momenti.

Marco Palombo
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giovedì 3 gennaio 2019

La Supercoppa è italiana, le regole allo stadio "saudite". Settori per soli uomini.


Una immagine della guerra che i sauditi conducono in Yemen
Dal Fattoquotidiano di giovedì 3 gennaio

La Supercoppa italiana di calcio si giocherà con le regole saudite. Non in campo, dove i falli, i gol e i fuorigioco resteranno gli stessi della Seria A, ma in tribuna, dove la Lega Calcio ha previsto di vendere biglietti adattandosi alla perfezione ai criteri culturali dell' Arabia Saudita, il paese che il 16 gennaio ospiterà - con una certa generosità, visti i 7 milioni sborsati - la sfida tra Milan e Juventus.

 E allora ecco le regole inusuali per il nostro calcio , come spiega la Lega nel comunicato che annuncia la vendita dei biglietti per la partita: " I settori indicati come "singles" sono riservati agli uomini, i settori indicati come "families" sono misti per uomini e donne. Insomma se un uomo vuole seguire l' incontro con la propria moglie, con la fidanzata o magari con la figlia, deve emigrare su un settore ad hoc, perchè una bella fetta dello stadio è riservata ai maschi e lì le donne non possono mettere piede.

Colpa dell' intransigenza locale e degli affari a cui la Lega non può rinunciare.

D' altra parte, nei mesi scorsi, in molti - tra cui l' Usigrai, il sindacato dei giornalisti della tv pubblica, che trasmetterà la partita - si erano lamentati della scelta di trasferirsi in Arabia, ricordando anche l' uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, assassinato mentre si trovava nel consolato saudita a Istanbul. Il silenzio di allora della Lega fa il paio con il comunicato di ieri. certificando una volta di più chi comanda davvero sulla Supercoppa italiana.

sabato 29 dicembre 2018

Conte sulle armi ai sauditi. Un lapsus ma anche un po' cazzaro, nell' indifferenza di tutti


Conte risponde sulle armi vendute ai sauditi: "Poichè si parla di Emirati Arabi, ho incontrato al G-20 lo sceicco..."

In occasione della conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, Reuters e l' Ansa hanno dedicato due brevi news alla risposta di Conte sulle armi vendute ai sauditi. Incuriosito sono andato allora sul sito di Radio Radicale per vedere e ascoltare la risposta integrale del premier alla domanda sulla vendita di armi al Regno della dinastia Saud.

La domanda sullo Yemen è stata posta dopo 1 h e 38 ' dall' inizio della conferenza stampa e insieme alla risposta ha occupato quattro minuti delle 2 h  e 54' del video pubblicato da Radio Radicale.

Il tema delle armi all' Arabia è stato sollevato da Paolo Santalucia dell’ Associated Press, APTN, curiosamente in maglione e non in giacca e cravatta come tutti gli altri giornalisti.

Metto tra virgolette la sua domanda e la risposta di Conte per facilitare la lettura, ma le parole che riporto sono una mia sintesi:

“ L'Italia sostiene con altri paesi la coalizione a guida saudita che sta operando in Yemen. C’è un quadro giuridico internazionale che legittima la posizione dell' Italia ma è ormai datato, risale al 2015, e nel frattempo ci sono state decine di migliaia di morti, una catastrofe umanitaria e in ultimo il caso Khashoggi.

A settembre la ministra Trenta e il vice premier Di Maio, si sono detti contrari alla vendita di armi ad un paese impegnato in una guerra del genere, ma le vendite continuano anche se con un trend decrescente. Nel 2017 sono state vendute armi ai sauditi per un valore di 52 milioni di euro.

Alla luce di tutto questo, qual' è la posizione dell' Italia ?"

Risposta del presidente Conte:

" Confermo che la questione è nell' agenda  delle nostre riflessioni e stiamo valutando  con il ministro degli esteri, con la ministra della difesa e con il vice premier Di Maio sempre attento a tutti i dossier. Tra breve trarremo le nostre conclusioni.

Poichè si parla di Emirati arabi (sic!) al recente G-20 ho incontrato lo sceicco (sic!, sic!). L'incontro era già prefissato ma ho chiesto esplicitamente, anche a nome degli altri paesi europei con i quali avevo avuto un incontro in mattinata, che sia fatta piena luce sulla vicenda Khashoggi e che si svolga un processo secondo gli standard internazionali. Ho chiesto anche l' autorizzazione alla presenza di un esperto italiano tra chi segue la vicenda giudiziaria  e che il nostro ambasciatore sia costantemente informato

Siamo contrari alla vendita di armi  e ora si tratta ormai solo di formalizzare la decisione, a breve le nostre conclusioni."

A fine risposta, avvertito da qualche collaboratore, ha precisato che la citazione degli Emirati Arabi è stato un lapsus ed intendeva dire Arabia saudita. 
La risposta nel suo insieme è comunque approssimativa, e curiosamente è simile all' episodio avvenuto di recente al comune di Roma e raccontatato da una giornalista presente:

"Non so francamente come raggiungere la signora Gemma Guerrini che i romani hanno eletto consigliera a Roma. Se qualcuno sa come fare le recapiti quanto segue.

Signora Guerrini, lei con la fascia tricolore da sindaco e rappresentando degnamente la Raggi, stamattina 17 dicembre ha presentato un incontro al Campidoglio su Simon Bolivar confondendo a più riprese Bolivia e Venezuela, boliviano e bolivariano, arrivando poi al dunque a presentare "'l'ambasciatore della repubblica boliviana del Venezuela" (beh sarebbe bello che i paesi dell'Alba si fondessero! Ma dubito che lei sappia cos'è l'Alba). Io sono quella che alla fine del suo intervento (pieno di fuffa; non si è capito nulla oltretutto) le ha lanciato un "ha confuso Bolivar con boliviano e Bolivia con Venezuela", al che lei ha risposto tranquillissima: "ha ragione, ma credo che mi potrà scusare". 

Ora, non si pretende che lei conosca la geografia latinoamericana (si studia alle elementari, comunque). Però, forse un po' di umiltà non guasterebbe: quando ci si mette la fascia tricolore per introdurre un incontro, si prendono 5 minuti per cercare informazioni sul tema. Magari sui vostri amati social.

saluti da una non cittadina romana (per fortuna)  "

Il presidente Conte è più scusabile della consigliera comunale romana. La sua è una risposta di due minuti in una conferenza stampa di tre ore. Inoltre in giorni  tempestosi per il suo governo.
Ma nel tema trattato da Conte il nostro paese è un attore importante anche se non protagonista e la vicenda yemenita è attuale e tragica.

Ma alla luce di questa, sempre evasiva e non episodica,  superficialità del governo Lega-5S su guerre e relazioni internazionali, i pacifisti non si chiedono se almeno loro, noi, possiamo fare di più e meglio ?

Buon 2019 

Marco Palombo

mercoledì 19 dicembre 2018

Documento dell' assemblea nazionale antirazzista "Indivisibili"


Il 16 dicembre si sono riviste a Roma le realtà che hanno promosso la manifestazione nazionale del 10 novembre contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini.
  Di seguito il testo approvato che si rivolge sia a tutte le realtà che hanno deciso di partecipare alla manifestazione e sia a quelle che non c'erano, ma sono interessate a costruire un percorso di impegno solidale e antirazzista unitario, ampio e plurale.


Sintesi approvata nell’assemblea nazionale del 16 dicembre

L'assemblea del 16 dicembre considera la manifestazione del 10 novembre una prima significativa mobilitazione nazionale contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini. Il corteo ha dimostrato che si può reagire e lottare unitariamente per fronteggiare le misure antipopolari, razziste e repressive del governo.
Vogliamo avvalorare la novità del metodo inclusivo, aperto, rispettoso con cui è stato preparato e realizzato il 10 novembre che ha permesso l'adesione di oltre 450 realtà e di tante personalità.
Ci proponiamo di continuare a mantenere vivo uno spazio nazionale inclusivo e accogliente che permetta la più ampia convergenza possibile tra tutti coloro che condividono l’esigenza di far crescere in ogni ambito solidarietà, antirazzismo, lotta all'esclusione sociale.
Intendiamo dare continuità a questo processo perché c'è bisogno di un impegno costante e determinato per fronteggiare tutte le derive reazionarie, razziste e neofasciste che provengono dai governi, dalle istituzioni statali e padronali e si sviluppano anche dal basso nella società.
Ci uniamo perciò integrando i contenuti fondamentali della piattaforma del 10 novembre, pronti a mobilitarci in caso di qualsiasi attacco repressivo del governo gialloverde:

▪ Per il ritiro della legge “immigrazione e sicurezza” varata dal governo e contro tutta la legislazione razzista.
▪ No al disegno di legge Pillon.
▪ Accoglienza e regolarizzazione per tutte le persone migranti;
▪ Contro l'esclusione sociale e la disumanizzazione, costruiamo solidarietà attiva per il cambiamento sociale.
▪ Contro l'apertura dei nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e per la chiusura immediata di quelli esistenti.
▪ Difendiamo le occupazione abitative e gli spazi liberi autogestiti.
▪ Solidarietà attiva contro sgomberi, discriminazioni e gli effetti della legge Salvini.
▪ No ai respingimenti e alle espulsioni.
▪ Contro ogni forma di razzismo, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l'omofobia e ogni tipo di discriminazione.

A partire da questi principi l'assemblea ha deciso di:

▪ raccogliere e rilanciare l'invito a partecipare all'assemblea di Milano del 19 gennaio “No CPR”

▪ Promuovere dal 2 al 9 febbraio una settimana di iniziative e mobilitazioni territoriali antirazziste contro la legge Salvini(utilizzando l’hashtag #indivisibili).

La settimana si concluderà con un'assemblea nazionale domenica 10 febbraio a Macerata per la costituzione di un forum permanente solidale contro il razzismo e l'esclusione sociale; uno spazio pubblico dove far convergere reti di solidarietà attiva e pratiche di lotta per i diritti e il cambiamento sociale.