martedì 13 febbraio 2018

A Roma i 15 paesi dell' Asse delle guerre in Medioriente


A Roma i 15 ministri dell'Asse delle guerre in Medioriente

Oggi si incontrano a Roma 15 ministri della Difesa, l'incontro è presentato come della coalizione anti Daesh. Sono poi gli eredi della coalizione "Amici della Siria", un misto di paesi Nato e del Golfo, che per anni in Siria hanno appoggiato gruppi armati jihadisti, anziché combattere Daesh.

venerdì 9 febbraio 2018

Digiuno per una grande e pacifica manifestazione antifascista ed antirazzista a Macerata


Restiamo umani

Sabato pomeriggio è stata indetta a Macerata una manifestazione antirazzista e antifascista in risposta all’ attentato del giovane Traini, che ha sparato ad alcune persone solo perché all’ apparenza di origine africana.
Al momento non è chiaro neanche se la manifestazione sia autorizzata o meno. Su “il manifesto” si legge: “ La questura “per ora” non conferma il divieto della prefettura”. Ma alcuni quotidiani danno per scontato che la manifestazione non sia stata autorizzata.

Digiunerò fino alla sera di sabato, perché si svolga una manifestazione pacifica e possibilmente di grande dimensioni, e digiuno anche contro l’ ambiguità dello stato italiano che, a meno di trenta ore dal corteo e con persone in arrivo da altre regioni, non ha ancora comunicato il suo atteggiamento.

Digiuno anche per il giovane Traini che, a quanto si è letto, avrebbe una diagnosi di “disturbo borderline di personalità”, espressione che indica una disturbo “al limite tra la nevrosi e la psicosi”  e non un atteggiamento originale. Per Traini sentirsi dire da qualcuno “che ha fatto bene” è un ulteriore aiuto alla sua confusione psicologica. Chi volesse aiutarlo non dovrebbe pagargli un avvocato per difenderlo da reati che ha indubbiamente commesso ma uno psichiatra particolarmente esperto della sua patologia.

Digiuno  inoltre perché per motivi di lavoro non potrò essere a Macerata, ma vorrei sentirmi impegnato ugualmente per lo svolgimento di una manifestazione pacifica e forte. Vorrei contribuire anche a smontare l’ allarmismo ad arte diffuso del governo italiano e dal Partito Democratico che in realtà è finalizzato solo a mantenere una posizione ambigua sul tema “migranti”, soprattutto in questi 20 giorni o poco più che ci dividono dalle elezioni.

Spero che il mio digiuno sia inutile e che i miei timori di divieto della manifestazione, che in ogni caso si tenterà di fare, non siano confermati. Venerdì mattina però non si trovano ancora parole chiare e rassicuranti, e il mio digiuno è anche una protesta contro questa voluta incertezza e ambiguità.


Marco Palombo

venerdì 2 febbraio 2018

Roma non vuole Erdogan - Manifestazione lunedì 5 febbraio, Castel Sant Angelo


Roma: Giardini Castel Sant Angelo, lato Via Triboniano dalle 11 alle 14
Lunedì 5 febbraio Roma sarà una città blindata per l’arrivo del presidente turco Erdogan, che incontrerà il Papa, il capo dello stato Mattarella e il primo ministro Gentiloni. A Roma è previsto un piano speciale di militarizzazione, forte di 3500 forze di sicurezza che vigileranno per impedire qualsiasi manifestazione di dissenso: infatti, verrà messo in atto un dispositivo per vietare le manifestazioni attraverso la chiusura della città, delimitata da un’estesa ” green zone”.
Leggiamo che il motivo di questa visita è “lo spostamento in Israele dell’ambasciata Usa a Gerusalemme”, che ha visto la condanna dell’ONU con il voto anche di Italia e Turchia, ma possiamo immaginare che ben altri interessi e rapporti economici in corso tra Italia e Turchia muovono questi incontri.
Sarà proprio l’importanza strategica di questi interessi a creare tanto clamore nel mondo dell’informazione, lo stesso che riserva molta meno attenzione alla guerra scatenata da Erdogan contro il popolo curdo con i crudeli bombardamenti in Rojava, che già hanno fatto centinaia di morti e migliaia di feriti, tra cui molti bambini.
Dalla notte del 19 gennaio l’esercito turco, con strumentazione militare dei paesi europei tra cui l’Italia, che fornisce i famigerati elicotteri Augusta Westland, fa strage di civili nei villaggi del cantone di Afrin, una regione nel nord delle Siria dove curdi, cristiani, arabi, turkmeni, yazidi e profughi, convivono pacificamente praticando la cooperazione sociale e l’autogoverno, ispirati dal confederalismo democratico ideato dal leader Öcalan, segregato da 19 anni in galera, senza che da 2 anni si sappia della sua sorte.
Afrin è stata in questi anni uno dei luoghi più sicuri, dove i profughi in fuga dagli orrori siriani hanno trovato accoglienza e pace. I crimini di Erdogan sono tali che proprio i campi profughi e i villaggi curdi sono il bersaglio preferito dei bombardamenti.
Ad Afrin è in corso un nuovo crimine contro l’umanità pari a quelli compiuti dalle milizie di ISIS in questi anni tra Siria e Iraq, quell’ISIS a cui Erdogan non ha mai mancato sostegno logistico ed economico.
Erdogan si è macchiato di delitti anche in Turchia radendo al suolo molte città del Kurdistan, uccidendo i suoi abitanti. Mentre decine di migliaia sono gli imprigionati: parlamentari, attivisti politici, giornalisti, accademici, magistrati, scrittori, sportivi, operai, studenti, sospettati di non condividere il regime dispotico di Erdogan.
Basterebbe inoltre ricordare le torture e la brutale condizione a cui sono sottoposti le persone in fuga dai territori di guerra, che la Turchia rinchiude nei suoi lager violando anche i più basilari diritti umani, grazie ai miliardi del putrido accordo con l’UE.
LE MANI DI ERDOGAN SONO SPORCHE DI SANGUE, CHI LE STRINGE E’ COMPLICE DEI CRIMINI CONTRO L’UMANITA’.
Sembra incredibile che nessuno abbia messo in discussione questo incontro. Nemmeno papa Francesco cosi spesso preoccupato, a parole, della pace e della giustizia nel mondo. Che non ci sia una critica sui media sull’opportunità di questa visita, e nei confronti del capo di stato Mattarella più volte dichiaratosi antifascista, che contro il governo dimissionario volto a legittimare di fatto una visita di stato a un criminale di guerra, addirittura perdurante un genocidio, Che non ci sia una ferma presa di posizione di nessun partito politico, troppo impegnati con la campagna elettorale.
SEMBRA CHE L’UNICA PREOCCUPAZIONE SIA DI BLINDARE ROMA E VIETARE LE PIU’ CHE GIUSTE E SACROSANTE PROTESTE.
PURTROPPO PER VOI NON CI RIUSCIRETE, SIAMO PRONTI A SCENDERE IN PIAZZA CONTRO LA SPORCA GUERRA DI ERDOGAN, A FIANCO DEI RESISTENTI DI AFRIN.
Da oggi inizia la campagna #ErdoganNotWelcome che ci vedrà attivi fino al momento della ripartenza di Erdogan da Roma. Invitiamo la Roma democratica a partecipare alla manifestazione del 5 febbraio e ricordare con scritte e striscioni, dovunque vi sembri opportuno, che #ErdoganNotWelcome.
Rivolgiamo lo stesso appello alle altre città, anche europee, consapevoli che quel giorno sarà importante essere presenti in ogni piazza possibile.
LA TURCHIA E’ UNA DITTATURA, ERDOGAN UN ASSASSINO !
Rete Kurdistan Roma
Roma: Giardini Castel Sant Angelo, lato Via Triboniano dalle 11 alle 14
https://www.facebook.com/events/145478642806173/

http://www.uikionlus.com/quelle-mani-sono-sporche-di-sangue-roma-non-ti-vuole-erdogannotwelcome/


Erdogan a Roma, nessuna protesta in strada


PS. Aggiornamento ore 13.00
Dopo qualche ora ho saputo che è stata indetta una manifestazione per lunedì 5 a Castel Sant Angelo

Di seguito il testo scritto attorno alle 9,30

Domenica  4 e lunedì 5 febbraio Erdogan sarà in visita a Roma, sarà ricevuto da papa Francesco e nessuno ha annunciato proteste in piazza contro le sue politiche violente, nonostante queste siano avversate da molti ambienti diversi. Peccato perché in Turchia è proibito in queste settimane protestare contro i bombardamenti turchi in terra siriana che colpiscono la popolazione curda e non sanno distinguere i siriani che curdi non sono.

A metà febbraio ci sarà una manifestazione nazionale a Roma di solidarietà con il popolo curdo, ma una protesta anche piccola nei prossimi due giorni di visita di Erdogan avrebbe avuto un impatto infinitamente maggiore. Purtroppo le difficoltà che il ministero dell’ Interno ha opposto alle pacifiche manifestazioni sono state subìte senza dire una parola. Protestare pacificamente affrontando difficoltà è molto più difficile che esprimersi con odio davanti ad un computer o quando nessuno ti vede e quindi ti contrasta.

L’ opposizione alle guerre e al riarmo gigantesco di questi anni è un vaso di Pandora, le questioni sul tappeto sono innumerevoli e gravissime. Sarebbe giusto un impegno quasi a tempo pieno, e non sarebbe inutile. Il solo parlarne cambierebbe sensibilmente molte cose concrete.

Io non ho la forza di aprire questo vaso di Pandora, cosa che attenuerebbe la violenza di questi tempi tristi, ma continuo a fare quello che posso, convinto che prima o poi il movimento contro la guerra si muoverà per cause giuste e non per cause che sono suggerite dai media “dipendenti” da finanza, politica e apparato militare.

Marco

martedì 30 gennaio 2018

Oggi 70° anniversario dell' assassinio di Gandhi. Alcune sue intuizioni sono ancora da studiare e sviluppare

Oggi è il 70° anniversario dell' assassinio di Gandhi, la sua azione politica rimasta nella storia è frutto di situazioni particolari, e imperfetta. Nonostante il volto del Mahatma sia sempre presente nelle banconote dell' India, suoi insegnamenti fondamentali sono assenti dall' India attuale, basta pensare al possesso delle armi nucleari o allo sviluppo economico che provoca devastazione ambientale e disuguaglianze economiche. 

Alcune sue intuizioni esposte con scritti o azioni rimangono però universali e costituiscono una base valida per interpretare anche la realtà attuale e per costruire nuovi concetti e comportamenti politici. La lettura dei suoi molti scritti può dare molte risposte parziali preziosissime, ma credo che sia necessario uno sforzo enorme da parte degli "amici della nonviolenza" per individuare nei suoi scritti e nelle sue azioni quello che rimane un insegnamento universale e adattarlo e utilizzarlo alle condizioni attuali del mondo.


Marco

Padre Balducci-Le ragioni del martirio di Gandhi:il rifiuto dell' antagonismo tra le religioni e della violenza come strumento di giustizia.


Padre Ernesto Balducci: 

Dalla premessa del  libro “Gandhi”, 1988, Edizioni Cultura della Pace
“…..Due sono dunque le ragioni del martirio di Gandhi: il suo rifiuto dell’ antagonismo tra le religioni e il suo rifiuto della violenza come strumento di giustizia…..”

Premessa

Scrivo queste pagine introduttive il 30 gennaio 1988, precisamente nel quarantesimo anniversario della morte di Gandhi. Mi tornano vive alla memoria le cronache dei giornali di quel 30 gennaio 1948. Erano le 5 del pomeriggio e il Mahatma, stremato dal suo digiuno, si stava recando, sorretto da due sue giovani congiunte – “i miei bastoni”, egli diceva – a una riunione di preghiera in un giardino di Delhi, com’ era sua consuetudine. Tra la piccola folla che lo attendeva, un mezzo migliaio di persone, c’era anche un giornalista, Nathuram Godse, dall’ aria devota come gli altri. Trovatosi faccia a faccia col Mahatma, Godse fece una riverenza così profonda che una delle due ragazze lo trattenne per una spalla. Egli si alzò di scatto, estrasse una pistola e sparò tre colpi.


Come appare dalle lettere che scrisse al figlio di Gandhi e dalle sue deposizioni in tribunale, prima dell’ impiccagione, Godse non era un fanatico rozzo. Il suo inchino dinanzi alla vittima non fu una simulazione, fu il tributo di una riverenza sincera, prima dell’ esecuzione di un mandato ricevuto dal partito di cui era membro, l’ Hindu Mahasabha, che ripudiava di Gandhi la dottrina della nonviolenza e in particolare il progetto di conciliazione tra indù e musulmani. “Ho voluto mettere in guardia il mio paese – così dichiarò Godse in tribunale – dagli eccessi del gandhismo, che avrebbe significato non soltanto il dominio dei musulmani su tutto il paese, ma l’ estinzione dell’ induismo stesso”.

 Due sono dunque le ragioni del martirio di Gandhi: il suo rifiuto dell’ antagonismo tra le religioni e il suo rifiuto della violenza come strumento di giustizia…..

domenica 21 gennaio 2018

Siria - " Fratelli traditi" di G.Micalessin "stroncato" sul Corriere della Sera da L.Cremonesi, amico di Padre Paolo Dall Oglio


Il libro di G.Micalessin "Fratelli traditi - La tragedia dei cristiani in Siria, cronaca di una persecuzione ignorata ", uscito nei giorni scorsi, è stato stroncato sul Corriere della Sera da Lorenzo Cremonesi un giornalista amico di Padre Dall Oglio, di cui si parla diffusamente nel lavoro di Micalessin.
Al link di seguito:

https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20180117/282376924989223


la recensione (o strancatura ) del libro Fratelli traditi di Gian Micalessin sul Corriere della Sera. Lorenzo Cremonesi, autore della recensione, conosceva bene Padre Paolo Dall' Oglio e il 23 aprile 2013 intervenne ad un incontro pubblico del gesuita insieme a Riccardo Cristiano, vaticanista Rai e all' ex ministro Frattini, non presente sulla locandina ma di cui ricordo benissimo l' intervento.

Padre Paolo DALL’OGLIO sj, fondatore della comunità monastica di Deir Mar Musa in Siria, discuterà della situazione siriana e del ruolo cruciale che gioca l’informazione anche nell’influenzare le scelte della cooperazione internazionale con Lorenzo CREMONESI, inviato del Corriere della Sera, corrispondente per 20 anni da Gerusalemme, ha seguito poi le maggiori vicende della regione e Riccardo CRISTIANO, vaticanista e giornalista della RAI, autore di “Il giorno dopo la primavera”, libro intervista sulle prospettive delle primavere arabe.

Al dibattito interverranno anche Sergio BASSOLI, dipartimento politica internazionale CGIL, Domenico CHIRICO, direttore della ONG Un ponte per…, Umberto DE GIOVANNANGELI de l’Unità, Maria GIANNITI, inviata Giornale Radio RAI, Gabriele IACOVINO, responsabile analisti del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, Luisa MORGANTINI, Associazione per la Pace, già vicepresidente del Parlamento europeo,Silvia STILLI, portavoce della Piattaforma ONG Italiane Medioriente.

giovedì 18 gennaio 2018

D'Alema contro la missione Nato in Afghanistan. Non è una notizia o sono strumentali le omissioni di politica e media sul voto alle missioni ?



A Fulvio Grimaldi, che mi ha scritto che ieri ho diffuso una cazzata,
Perchè i giornalisti non ci raccontano cosa avviene a Montecitorio e al Senato ?

Perchè si vota contro la missione NATO in Afghanistan (LeU) e a favore dell' accordo con la Guardia Costiera libica (M5S) senza farlo sapere ai media ....che ci annoiano spesso con scambi di "cazzate" tra i politici ?

Scusate la confusione, ma D'Alema contro la missione NATO in Afghanistan è una notizia, se questo lo diffondo solo io in modo confuso...vuol dire che, oltre il mio italiano, è da correggere qualche altra cosa tra chi segue le vicende internazionali.

"Alla Camera la risoluzione approvata è stata votata in sei parti distinte, e addirittura il partito di Grasso, D'Alema e Bersani ha votato No alla missione in Afghanistan scheda 11 Resolute Support mission "


Ieri ho diffuso un piccolo scritto dove mi chiedevo in sostanza perchè il voto sulle missioni nell' aula della Camera e non nell' aula del Senato.

Potrebbero esserci procedure diverse tra Camera e Senato e mentre è necessaria l' unanimità dei gruppi per evitare il voto nell' aula della Camera, lo stesso potrebbe non essere valido per il Senato.

Io questo non lo so,

ma ritengo più probabile che il voto in Senato sia stato evitato per un accordo tra le forze politiche e che M5S e LeU avrebbero potuto imporre anche il passaggio nell' Assemblea del Senato,

un passaggio però più rischioso per il governo rispetto al passaggio alla Camera dei Deputati,

 in questa legislatura sono stati scritti fiumi di parole sui soccorsi di Verdini al governo in occasione di voti nell' Assemblea del Senato, ritengo legittimo il dubbio che questa volta non si siano voluti rischi per Gentiloni e che sia stato trovato un accordo in questo senso con LeU e M5S che invece avevano ottenuto il voto nell' Assemblea della Camera.

Se invece al Senato invece M5S e LeU non potevano imporre, a differenza che alla Camera, il voto dell' Assemblea,
allora spiegatemelo, fatemi conoscere i regolamenti e spiegate questo a tutta l' opinione pubblica.

Alla Camera la risoluzione approvata è stata votata in sei parti distinte, e addirittura il partito di Grasso, D'Alema e Bersani ha votato No alla missione in Afghanistan scheda 11 Resolute Support mission 

LeU ha votato invece a favore dell' addestramento delle Forze Armate Afghane

Il M5S invece ha votato a favore dell' accordo con la Guadia Costiera Libica

Insomma...seguiamo quello che accade nelle istituzioni, 
nel disinteresse generale è più facile far passare atteggiamenti ambigui, buoni per una parte dell' elettorato ed anche per chi la pensa nel modo completamente opposto.

Una informazione più precisa rende più difficili le manipolazioni.

Marco