venerdì 17 agosto 2018

Banale furto ai genitori di Salvini: smurata cassaforte


(ANSA) - MILANO, 17 AGO - Dai primi accertamenti sul furto commesso a casa dei genitori di Matteo Salvini, a Milano, non risulterebbero 'anomalie' e quindi tutto, al momento, lascerebbe pensare a un furto banale, casuale, senza collegamenti particolari con il ruolo politico e di governo del figlio, nonostante gli accertamenti dovuti svolti dalla Digos. I ladri, secondo quanto ha riportato oggi il Corriere della Sera, si sono introdotti nella casa ieri mattina, nel quartiere Giambellino, e hanno portato via argenteria e una cassaforte - smurandola - approfittando dell'assenza dei due padroni di casa, fuori Milano per Ferragosto. Peraltro i topi d'appartamento avrebbero agito anche in un secondo appartamento al piano di sopra nello stesso stabile e quindi tutto farebbe pensare a una scelta casuale e non mirata.
   

giovedì 16 agosto 2018

La tragedia di Genova sarà una cesura storica nella politica italiana, forse anche europea.



Il finale non lo conosco, ma scommetterei sulla fine del governo M5S-Lega. 

Dopo la caduta del governo gli eventi sarebbero completamenti imprevedibili. Una eventuale rottura definitiva Forza Italia- Lega farebbe saltare i governi di molte regioni e di moltissime città italiane.

Provo a motivare questa mia convinzione, cioè che siamo in presenza di una cesura storica anche se le direzioni nuove che saranno prese nel paese sono al momento impossibili da prevedere.

Ieri ho seguito la trasmissione in Onda su La7 ed ho sentito le ragioni esposte da  Salvini, dal responsabile della Soc. Autostrade per la Liguria, dal direttore della Stampa, Molinari, da Di Pietro, ministro delle Infrastrutture al momento della stipula del contratto con la Soc. Autostrade.

Oggi 16 agosto ho sentito nuove parole, ancora più azzardate, di Di Maio e Salvini. Per esmpio:

Matteo Salvini
4 ore fa
Atlantia (Autostrade) riesce ancora, con faccia di bronzo incredibile e con morti ancora da riconoscere, a parlare di soldi e di affari, chiedendo altri milioni agli Italiani in caso di revoca della concessione da parte del Governo dopo la strage di Genova.
Dall’alto dei loro portafogli pieni (e dei loro cuori vuoti) chiedessero scusa e ci dessero i nomi dei colpevoli del disastro, che devono pagare.
Il resto non ci interessa.

La reazione del governo Lega 5Stelle è assolutamente sopra le righe e poco motivata, il disastro è probabilmente frutto di un sistema basato sul massimo profitto di privati che fino a dopo il disastro Lega e M5S non avevano mai contestato.

Se si accetta il neoliberismo imposto dall’ Unione Europea, la privatizzazione di ogni aspetto della vita sociale, non si può criminalizzare una singola impresa che tutto sommato si è mossa in un sistema di regole condiviso dalla quasi totalità dei soggetti politici, economici e sociali del nostro continente.

Il mondo è di merda: in Yemen sono morti 40 bambini sotto un bombardamento di un paese alleato dell’ Italia, a cui vendiamo noi parte delle sue armi. Un mese fa sono morte nel Mediterraneo 100 persone perché è stato impedito ad una ONG il salvataggio dei naufraghi, 16 braccianti africani sono morti in una settimana in due incidenti stradali, morti considerate anche ufficialmente sul lavoro.

Non si può ignorare eventi ugualmente tragici e drammatici, e poi rovesciare su qualcuno parole di fuoco, senza aver ancora capito il perché preciso della tragedia e senza poi neanche mettere nei comunicati ufficiali provvedimenti importantissimi annunciati in conferenze stampa alla presenza di tutti i media italiani.

So di non essermi spiegato per niente, spero però che vi ricordiate l’ incipit di questo scritto:

“la tragedia di Genova sarà una cesura storica della politica italiana, forse europea. “

Ne riparleremo.

Marco

mercoledì 15 agosto 2018

Ferragosto 2018, lettera a il manifesto: M5S, No TAV e Yemen


M5S: No-Tav e Yemen
Alberto Perino ha criticato in una mailing list la poca concretezza dell’ opposizione del Movimento 5 Stelle, ora al governo, alla TAV in Val di Susa. Le perplessità dell’ esponente No-Tav sono state immediatamente riprese da molti media nazionali.
E’ invece passato quasi completamente inosservato il voltafaccia del M5S sulla vendita all’ Arabia Saudita di armi prodotte in Sardegna e utilizzate nei bombardamenti sullo Yemen.
Nell’ ottobre 2016, l’ attuale vice presidente della Camera Maria Edera Spadoni dichiarò “ Gentiloni le mani sporche di sangue ” perché l’ allora Ministro degli Esteri aveva giustificato nell’ aula di Montecitorio la vendita di armi ai sauditi in quanto non erano in vigore embarghi internazionali verso Ryad e il commercio rispettava le leggi vigenti.
L’ 11 luglio 2018, rispondendo a nome del governo ad una interrogazione PD, il sottosegretario agli esteri, ed esponente del M5S, Di Stefano ha difeso a sua volta la vendita di armi italiane ai paesi impegnati nella guerra in Yemen usando nella sostanza gli stessi argomenti di Gentiloni.
Ho aderito con convinzione a Potere al Popolo, ma, dopo le nuove stragi ad agosto di bambini e civili in Yemen e certo di pensarla su questo allo stesso modo, chiedo ai parlamentari di Possibile e di Sinistra Italiana di tornare a interrogare il governo M5S-Lega sulle bombe della RWM Italia vendute ai sauditi.
E questa volta nelle assemblee di Camera e Senato e in diretta tv, come avviene abitualmente anche su questioni meno tragiche  e meno importanti.
Marco Palombo

domenica 12 agosto 2018

Armi italiane e Yemen: Documenti-11 luglio 2018 Sottosegr.Esteri Di Stefano, M5S, risponde a interrogazione PD


La risposta del Sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano, Movimento 5 Stelle,  all' interrogazione della deputata PD Lia Procopio Quartapelle sulla guerra in Yemen e la vendita di armi italiane ai paesi dell' area mediorentale.

Interrogazione a risposta in commissione 5-00054
presentato da
QUARTAPELLE PROCOPIO Lia
testo di
Martedì 26 giugno 2018, seduta n. 19
  QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere 
– premesso che:
dal marzo 2015 in Yemen è in corso una guerra civile, a cui prendono parte anche forze militari di una coalizione guidata dall'Arabia Saudita e composta anche da Bahrain, Kuwait, Qatar ed Egitto contro le forze ribelli Houthi;
proprio nei giorni scorsi, le forze militari sostenute dall'Arabia Saudita e dal governo yemenita del presidente Abdrabbuh Mansour Hadi hanno iniziato un attacco militare contro il porto di Hudaydah, in Yemen, controllato dai ribelli houthi, loro nemici, sulla costa est dello Yemen, roccaforte dei ribelli sciiti Huthi, vicini all'Iran. Le forze della coalizione hanno bombardato le postazioni dei guerriglieri sciiti, da terra e dal mare, dopo che i ribelli Houthi si sono rifiutati di ritirarsi dalla zona del porto;
il porto di Hudaydah è il principale punto di accesso dello Yemen e i combattimenti rischiano di bloccare l'ingresso di aiuti nel Paese;
la popolazione yemenita si trova da anni — proprio a causa della guerra — per lo più in condizioni di assoluta emergenza; è unanimemente considerata la più grave emergenza umanitaria al mondo. A oltre tre anni dall'inizio della guerra, infatti, 3 yemeniti su 4 (circa 22 milioni di persone) hanno immediato bisogno di assistenza umanitaria e 8,4 milioni di persone non sanno da dove arriverà il loro prossimo pasto e, negli ultimi giorni, a causa dell'intensificarsi del conflitto, secondo Save The Children, circa 170.000 bambini rischierebbero di morire nel caso in cui la coalizione saudita e le forze anti-huthi provassero a prendere il porto della città. Difatti, il 90 per cento del cibo in Yemen viene importato, così come il carburante necessario per gli ospedali e tutte le strutture vitali per soccorrere la popolazione che per il 50 per cento passa dai porti di Hudaydah e di Al-Salif. Oltre 16 milioni di persone nel Paese devono sopravvivere con acqua sporca e, con metà delle struttura sanitarie distrutte, buona parte della popolazione non ha accesso ai servizi sanitari di base. Si tratta di un dato che ha contribuito all'esplosione della più grave epidemia di colera della storia recente che, dopo aver contagiato oltre 1,1 milioni di persone e causato 2.200 vittime, continua a diffondersi tra la popolazione;
a seguito dell'inasprimento del conflitto e della situazione della popolazione yemenita, in Germania, la cancelliera Merkel ha concordato con i socialdemocratici di sospendere le esportazioni di armi verso tutti i Paesi direttamente coinvolti nel conflitto in Yemen –:
se il Governo, 
oltre ad impegnarsi nelle sedi internazionali competenti, per la cessazione delle ostilità e una soluzione diplomatica, non ritenga opportuno, assumere iniziative per rivedere, anche alla luce della citata evoluzione del conflitto, i termini delle forniture di materiali di armamento ai Paesi dell'area.
(5-00054)
Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 11 luglio 2018
nell'allegato al bollettino in Commissione III (Affari esteri)
5-00054
Il Governo italiano è da tempo impegnato nella ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto yemenita, tramite un'azione ispirata da quattro elementi fondamentali:
In primo luogo, siamo convinti che, nonostante il vulnus alla legittimità istituzionale delle milizie Houthi e il conseguente intervento della Coalizione araba, la soluzione al conflitto in corso debba essere politica e non militare.
In secondo luogo, riteniamo che la ricerca di una composizione pacifica della controversia deve avvenire attraverso un compromesso negoziato, basato necessariamente sul criterio di inclusione più ampio possibile di tutte le componenti della popolazione.
In terzo luogo, sosteniamo la mediazione delle Nazioni Unite e gli sforzi dell'Inviato Speciale per lo Yemen del Segretario Generale ONU, volti a promuovere una cessazione delle ostilità e un accordo di pace tra le parti contrapposte.
Infine, manteniamo una costante attenzione al deterioramento della situazione umanitaria nel Paese, il problema più grave al momento le cui cause prime vanno individuate nell'impatto del conflitto su un Paese già caratterizzato da vari elementi di fragilità. L'impegno del Governo sugli aspetti umanitari della crisi è stato ribadito anche con un contributo di 5 milioni di euro dell'Italia in occasione della riunione dei Donatori a Ginevra lo scorso 3 aprile. Particolare attenzione viene inoltre attribuita al tema chiave dell'accesso per gli aiuti e per gli operatori umanitari.
La recente intensificazione delle operazioni militari e degli scontri intorno al porto di Hodeidah è fonte di grande preoccupazione. L'Italia è impegnata, insieme all'UE e agli altri Stati Membri, a favorire il successo degli sforzi dell'inviato Speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, il quale in questi giorni è impegnato in una delicata spola diplomatica tra Sana'a, Aden e le principali capitali della regione per rilanciare i negoziati di pace tra le parti in conflitto e stabilire un controllo internazionale sul porto di Hodeidah, scongiurando così le conseguenze più gravi dell'offensiva in corso intorno alla città costiera.
Il pieno sostegno all'impegno di Griffiths è stato affermato con vigore anche nelle Conclusioni sullo Yemen adottate dall'ultimo Consiglio Affari Esteri del 25 giugno, accanto alla ferma convinzione di tutti gli Stati Membri UE che al conflitto in corso nello Yemen non vi sia soluzione militare.
Tale obiettivo, che rimane prioritario per l'Italia e per l'UE, può essere conseguito solo se si mantiene un dialogo aperto e bilanciato con tutte le parti coinvolte in questa crisi, ivi inclusi i Paesi della Coalizione. Tra questi vi sono degli attori regionali di primo piano, con fondate preoccupazioni di sicurezza nazionale, che rappresentano importanti partner dell'Italia e dell'UE. 

Per quanto riguarda, infine, lo specifico quesito posto dall'On. Quartapelle, riguardante le forniture di materiali di armamento ai Paesi dell'area, 
ricordo che, oltre ad applicare l'embargo armi internazionale sullo Yemen, il Governo presterà particolare attenzione affinché tutte le richieste autorizzative di esportazione di materiale d'armamento continuino ad essere valutate con estrema attenzione e particolare rigore. Non mancherà di esercitare le proprie prerogative nel bilanciare considerazioni politiche con quelle economico-industriali, in particolare investendo il CIPE, competente in base alla legge n. 185 del 1990 per la definizione delle linee politico-strategiche nel settore. Il CIPE anche in passato avrebbe dovuto dare indirizzi, invece, è stato sottoutilizzato. Da ciò ne è derivata una carenza informativa nelle scelte operate.
Le valutazioni nel merito delle istanze vengono previamente effettuate con il Ministero della Difesa nell'iniziale fase delle trattative contrattuali, e successivamente con i Dicasteri della Difesa, Interno, Sviluppo Economico ed Ambiente, e con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nell'ambito del Comitato Consultivo ex-L. 185/90 subito prima dell'eventuale autorizzazione alla movimentazione dei materiali d'armamento.
Le valutazioni avvengono in un quadro di concertazione fra Paesi Alleati ed UE, tenendo anche conto dei rapporti bilaterali e della cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo, con particolare attenzione ai riflessi sul quadro regionale mediterraneo. Nel caso specifico delle licenze di esportazione di materiali d'armamento a Paesi dell'area, segnalo come si sia passati da 8,6 miliardi di euro nel 2016 a 4,6 miliardi di euro nel 2017 e poi a 302 milioni di euro nel primo semestre del 2018 per l'Area geografica «Africa Settentrionale, Vicino Medio Oriente».


venerdì 10 agosto 2018

Bombe sullo Yemen: il silenzio sul voltafaccia del M5S




Ieri in Yemen nuova strage della Coalizione a guida saudita. E’ stato colpito uno scuolabus e sono morti 29 bambini, in massima parte sotto i dieci anni secondo Avvenire, che ha dedicato l’ apertura di prima pagina a “Stragi di innocenti”  segnalando anche sette bambini iracheni annegati nell’ Egeo.

Per la cronaca del bombardamento saudita vi rimando al giornale online cattolico PiccoleNote :


Vi propongo invece un  post di due anni fa di Maria Edera Spadoni, deputata del M5S, attualmente vice presidente della Camera dei Deputati.

Yemen, Gentiloni ha le mani sporche di sangue!


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circa 2 anni fa · 
YEMEN, GENTILONI HA LE MANI SPORCHE DI SANGUE

Oggi, durante il question time, il Ministro #Gentiloni ha confermato con scioccante nonchalance che il nostro Paese - in palese violazione della legge italiana (185/90) e di risoluzioni Onu/Ue - sta continuando ad esportare armi all'Arabia Saudita, impegnata da oltre 19 mesi in una campagna di bombardamenti in Yemen senza precedenti. In sostanza, ci ha indirettamente confermato che le due bombe rinvenute sul territorio yemenita sono le nostre, fabbricate dal nostro paese.
Secondo stime ONU, il conflitto in #Yemen ha causato finora: quasi 7 mila morti, oltre 35 mila feriti e almeno 3 milioni di sfollati.

E il Governo italiano ne è complice!

"L'Italia non può essere presentata come un grande venditore di armi all'Arabia Saudita senza citare gli Stati Uniti (...), la Francia(...), il Regno Unito". Queste sono solo alcune delle gravi parole del Ministro, dopo aver negato le palesi violazioni dei diritti umani da parte dei sauditi nei confronti della popolazione yemenita.

Coloro che contribuiscono alla morte di una vita umana sono tali e quali a coloro che ne uccidono più di una. Non conta quante bombe hai venduto, se in misura minore o maggiore rispetto ad altri.
Il Governo ha venduto delle bombe contro la legge italiana. Il Governo ha le mani sporche di sangue! 

Ma nessuno, neanche tra gli antimperialisti storici, chiede oggi al governo Conte, sostenuto dal M5S e dalla Lega, cosa pensa delle armi italiane vendute all’ Arabia saudita.

Sappiamo cosa dicono oggi i ministri e i sottosegretari del Movimento 5 Stelle.

Non dicono niente.

Gentiloni aveva le mani sporche di sangue ma Conte oggi può permettersi di star zitto sulla questione.

Allora provo io a segnalare questo silenzio, del governo e dei pacifisti.
Lo faccio con queste poche righe, che comunque contengono il triplo delle parole dedicate oggi alla strage dal quotidiano il manifesto, in una rubrica titolata “ brevi-brevissime “.

Marco




giovedì 9 agosto 2018

Yemen: strage di bambini, in Italia omertà sul voltafaccia del M5S

Dino Giarrusso-le Iene-L'Italia ha le mani sporche di sangue...ma ora è testimonial M5s e tace.......

Nuova strage di bambini in Yemen, responsabile la Coalizione Araba a guida saudita.

L' Italia continua a vendere le sue bombe ai Saud,

il M5S aveva attaccato duramente prima Renzi e poi Gentiloni perchè difendevano la vendità di armi italiane ai sauditi.

Ora il M5S e può permettersi il silenzio su tutto questo,

perchè nessun giornalismo, anche antimperialista, li attacca se permettono ancora la vendita di bombe ai sauditi.

Marco Palombo

Potere al Popolo discute del suo futuro: dal campeggio del 23-24-25 agosto alla definizione dello statuto in autunno


Nel prossimo autunno Potere al Popolo definirà ufficialmente il proprio statuto e la propria forma organizzativa. Il momento decisivo sarà tra settembre e ottobre, ma già il 23-24-25 agosto si svolgerà un campeggio a Marina di Grosseto dove si discuterà di questi temi: venerdì 24 in una assemblea ma sicuramente anche durante bagni di sole o bevute.
Da inizio luglio è possibile aderire a Potere al Popolo presso l' assemblea territoriale di riferimento. Chi vuole farlo quindi si metta in contatto con i referenti locali e partecipi alle iniziative finalizzate a raccogliere le adesioni. E' importante fare tutto questo in moltissimi, affinchè le giuste intuizioni di Potere al Popolo si consolidino e diventino processi irreversibili per una parte della sinistra italiana: dal mutualismo, alla partecipazione e non solo delega, alla autorappresentanza dei soggetti sociali e non alla delega dei bisogni a professionisti della politica, anche se della politica di sinistra radicale, e con un no anche ai piu' insidiosi professionisti dei movimenti.
Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica e ogni cosa sarà fatta in modo imperfetto. L' importante è che la direzione di marcia sia chiara. L' obiettivo che io spero sia raggiunto è un passo, piccolo ma chiaro, in controtendenza con i disastri della sinistra italiana degli ultimi decenni, anni nei quali gli unici spunti positivi della sinistra sono arrivati dal Sud America.
Marco
Assemblea

Marina di Grosseto

VENERDI’ 24 – ore 17:30
COME SI DEVE ORGANIZZARE E COSA DEVE FARE POTERE AL POPOLO?
Potere al Popolo! ha appena nove mesi, ma ha già fatto passaggi importanti e “storici”. Ha messo su in poco tempo una partecipazione elettorale in tutta Italia, consentendo a centinaia di migliaia di persone che non si riconoscevano in questa politica di poter far sentire una voce alternativa. Ha resistito al sentimento di “catastrofe” seguito al 4 marzo, e ai soliti venti di scioglimenti e di disperazione che da 10 anni imperversano a sinistra. Siamo riusciti, senza mezzi economici, basandoci solo sull’energia e la convinzione dei nostri militanti, fra cui tanti giovani e neofiti della politica, ad aprire Case del Popolo, a diffondere pratiche di mutualismo, a sostenere lotte sul lavoro, sull’ambiente e sulla casa, a mobilitarci sui temi come l’antirazzismo, la guerra o la solidarietà internazionalista. Abbiamo poi costruito il primo corteo di opposizione al governo, quello chiamato dall’USB il 16 giugno. E, in piena estate, abbiamo lanciato una campagna di adesione con centinaia di iniziative in tutta Italia.
Siamo riusciti a fare tutto questo perché il fine che ci ha messo insieme non erano le elezioni o la convenienza personale, ma la necessità di ricreare una comunità di destino, un’organizzazione utile per le classi subalterne, uno strumento agile, radicato sui territori, capace di far sentire la voce delle masse.
Ma tutto questo non ci basta. Perché è ancora insufficiente non solo per la trasformazione che vogliamo, ma anche per una seria resistenza alla doppia minaccia rappresentata da un lato dal liberismo sovranista della destra di Lega e 5 Stelle, da un altro lato dal liberismo “globalista” di PD e soci.
La nostra priorità è dunque crescere ed allargarci. Crescere di numero, certo, intercettando con la campagna di adesione la gente comune, chi è fuori dai circuiti politici, chi lavora e studia, chi produce la ricchezza ma non ne beneficia. Ma crescere anche politicamente, come analisi, come programma, come caratterizzazione su alcuni punti semplici e alcune campagne chiare. Siamo ancora identificati come “un partito di estrema sinistra”, che dice tante cose anche giuste ma in fondo utopiche: vogliamo invece diventare un movimento popolare in grado di proporre una visione di ampio respiro, che misuri il socialismo con le sfide rappresentate dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale o ecologica, ma sappia soprattutto fare proposte concrete e razionali, avanzando competenze, interventi pragmatici e capaci di suscitare consenso.
Per riuscire in questa impresa dobbiamo essere più numerosi, più organizzati, con meccanismi decisionali semplici e trasparenti ma soprattutto veloci ed efficaci. Per questo vogliamo confrontarci per definire insieme i prossimi passi. Abbiamo bisogno di verificare collettivamente gli strumenti e le forme organizzative che ci daremo, a partire dallo statuto, passando con il coordinamento, per finire con le Case del Popolo. Dobbiamo condividere le esperienze fatte finora, per analizzarle, migliorarle e moltiplicarle. Ma soprattutto dobbiamo parlare delle campagne che dobbiamo cominciare da questo autunno, dei temi, delle parole d’ordine e dei punti programmatici con i quali vogliamo coinvolgere e convincere la società.