giovedì 16 novembre 2017

Parco Archeologico di Centocelle merce di scambio tra Roma Capitale e il Ministero della Difesa





Comunicato stampa n. 24/17

PARCO ARCHEOLOGICO DI CENTOCELLE MERCE DI SCAMBIO TRA ROMA CAPITALE E IL MINISTERO DELLA DIFESA.


ROMA CAPITALE STA TRATTANDO CON IL MINISTERO DELLA DIFESA LA CESSIONE DI PORZIONI DEL PAC SENZA CHE LA CITTADINANZA DEL QUADRANTE ROMA EST SIA DEBITAMENTE COINVOLTA.

Roma Capitale, nei fatti, sta mistificando la realtà facendo solo un’opera mediatica di copertura anziché agire reali soluzioni sulle gravi problematiche che affliggono il Parco Archeologico di Centocelle.
Infatti, incapace di mantenere le scadenze per la bonifica che lei stessa si è data con l’Ordinanza sindacale n. 22 del 10/2/2017, Roma capitale smentisce ora nei fatti l’atto di indirizzo politico con cui, nella sua mozione 54impegna la Sindaca ad “attivarsi presso il Governo per manifestare la contrarietà di Roma Capitale a realizzare nel Parco di Centocelle il cd Pentagono italiano”.

Roma Capitaleinvecesta trattando con il Ministero della Difesa la cessione di porzioni del PAC limitandosi ad informazioni confuse, vaghe e approssimative alla cittadinanza.

Vediamo i fatti, le parole le lasciamo ad una Giunta che annaspa:

1.    luglio 2017: la Mozione 54 dell’Assemblea Capitolina recita,nero su bianco,che “l’Assemblea capitolina impegna la Sindaca, la sua Giunta e l’Assessore competente ad attivarsi presso il Governo per manifestare la contrarietà di Roma Capitale a realizzare nel Parco di Centocelle il c.d. “pentagono italiano”, specie se in assenza di partecipazione della cittadinanza e dei comitati”;
2.       30 ottobre us: conferenza stampa della Sindaca Raggi e dell’Assessore Pinuccia Montanari in cui dichiaranoche a partire dal 19 novembre piantumeranno12.000 alberi a Roma di cui 6.000 al Pac, tanto da arrivare a definirlo “bosco urbano”;
3.       31 ottobre us: Alla Commissione Capitolina congiunta Ambiente e Salute si evidenzia che Roma Capitale non ha tenuto conto che sul Parco insistono vincoli paesaggistici e archeologici, e pertanto non ha presentato alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma alcun progetto di piantumazioneda condividere con chi è l’unico ente preposto dal MIBACT a poter dire dove si può piantumare senza danneggiare i reperti presenti nel sottosuolo, di tale entità che lo renderebbero il secondo sito archeologico di Roma dopo i Fori Imperiali;
4.       13 novembreus:all’incontro organizzativo presso il Dipartimento Ambiente voluto dall’assessore Montanari si scopre che i 300 volontari tanto sbandierati sui media per effettuare la piantumazione di fatto non ci sono ed anzi si chiede ai comitati e alle associazioni invitate “le braccia” per piantare materialmente gli alberelli. Si decreta inoltre definitivamente che il 19.11 non ci sarà nessun inizio piantumazione perche’ “l’assessorato sta lavorando (ora ndr) con la Sopraintendenza”. Ma intanto nei social media e sulla stampa continuano a girare videointerviste della Sindaca e dell’Assessore Montanari che illuminano la popolazione che non sa i fatti reali sul “bosco urbano” che nascerà al PAC. Ci teniamo anche a sottolineare che queste 6.000 piantine verrebbero piantumate senza il rispetto delle prescrizioni tecniche indicate dal Manuale di Forestazione urbana prodotto da Roma Capitale stessa. Fatto che fa ragionevolmente prevedere come in un terreno non preparato, non irrigato, senza nessuna manutenzione ordinaria quali lo sfalcio dell’erba, piantine alte 80 cm. di max 3 anni, siano destinate a morte certa per oltre l’80%  entro l’estate 2018.
5.       15 novembre (ieri): terzo tavolo partecipato con la cittadinanza – dove di “partecipato” c’è solo il termine usato nel titolo dell’incontro – in cui i cittadini e i comitati – stremati dal gioco dei 4 cantoni messo in piedi da questa Amministrazione Capitolina – scoprono che Roma Capitale sta trattando con il Ministero della Difesa la cessione di porzioni del Parco per aprire accessi al Parco ad esclusivo uso militare e creare una area di protezione profonda 50 metri lungo tutto il perimetro del Pentagono.
Il V Municipio, nella persona del suo Presidente Boccuzzi, dichiara di aver chiesto in cambio servizi per la cittadinanza…… quali? Un eliporto al centro del Parco….. E su questa necessità della cittadinanza caliamo un pietoso velo.
Chiaramente tutto coperto da parole quali “è una bozza”“sono programmi di ragionamento non piani esecutivi” mentre l’arch Pulcini dell’Assessorato all’Urbanistica proietta slide che evidenziano invece un chiaro stato avanzamenti lavori ben più consistente.

La fotografia di una delle slide che riportiamo mette in evidenza il nuovo perimetro che il Comune di Roma sta concedendo al Ministero della Difesa……ma nella Mozione 54 non si era invece impegnata a opporsi alla realizzazione del Pentagono?



Registriamo l’ennesima contraddizione tra ciò che Roma Capitale dichiara – alla stampa, ai cittadini, negli atti di indirizzo politico – e ciò che invece sta realmente agendo. E mentre svende il Parco al Ministero della Difesa parallelamente mette in piedi una campagna di comunicazione ai media e ai social a dir poco propagandistica e misitificatrice.

Come Comitato Parco Archeologico di Centocelle libero denunciamo le contraddizioni di Roma Capitale sul Parco e soprattutto abbiamo ormai evidente che della sanificazione del PAC (delocalizzazione autodemolitori, roghi tossici, insediamenti abusivi, bonifica del Canalone) a questa Giunta non interessa nulla, perché sta usando il PAC stesso come merce di scambio con il Ministero della guerra.

Si sta cambiando la geografia sociale di un quadrante di Roma – che vedrà nei prossimi 7/10 anni confluire 7.000 militari e con loro le famiglie – tenendo volutamente all’oscuro i 300.000 abitanti dell’area, mistificando i fatti, e sfiancando i Comitati con riunioni inconsistentie prive di un valore fattuale, come quella del V Municipio di ieri, che non identifichiamo più come interlocutore sulle problematiche del PAC viste le numerose e continue falsità dichiarate anche in sedi ufficiali.

Roma, 16.11.2017


Portavoci: Stefania Berrettoni, Luca Scarnati


martedì 14 novembre 2017

Agenzia ONU diritti umani:"L'accordo dell' UE (voluto dall' Italia n.d.r.) con la Libia è disumano"



"L'accordo con la Libia è disumano". L'Onu contro la Ue
Il commissario per i diritti umani Zeid Ràad al Hussei: "La sofferenza dei migranti detenuti è un oltraggio alla coscienza dell'umanità"
14/11/2017 11:59 CET |
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·         Huffington Post

L'Onu giudica "disumana" la cooperazione tra l'Unione europea e la Libia per la gestione dei flussi dei migranti. "La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità", ha affermato il capo dell'agenzia Onu per i diritti umani, Zeid Ràad al Hussein. "La politica dell'Unione Europea di assistere la Guardia costiera libica nell'intercettare e respingere i migranti nel Mediterraneo è disumana", ha aggiunto il funzionario dell'Onu.
"La comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi davanti agli orrori inimmaginabili sopportati dai migranti in Libia - ha detto Zeid - e pretendere che la situazione non possa essere regolata che attraverso un miglioramento delle condizioni detentive".
Gli osservatori dell'Onu in Libia - ha denunciato l'Alto commissario Onu per i diritti umani - "sono rimasti scioccati da ciò che hanno visto: migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilità di accedere ai servizi più basilari".
Di questa vergogna l'Ue e gli stati membri sono complici "per non aver fatto nulla per ridurre gli abusi perpetrati sui migranti". Ciò nonostante "le preoccupazioni espresse dai gruppi per i diritti umani" sul destino dei prigionieri.



martedì 7 novembre 2017

Sinistra ed elezioni. Il documento comune di Mdp, Sinistra Italiana, Possibile e Assemblea del Brancaccio


Ci impegniamo a partecipare insieme alle prossime elezioni politiche, con una proposta che punti a cambiare la vita delle persone e restituire speranza a milioni di cittadine e cittadini che oggi non si sentono più rappresentati. 
Intendiamo costruire un progetto credibile solido e autonomo, che punti a riconnettere sinistra e società, per ribaltare rapporti di forza sempre più favorevoli alla destra in tutte le sue articolazioni.
Ci rivolgiamo a tutte le esperienze del civismo, a chi lavora quotidianamente nell’associazionismo, alle forze organizzate del mondo del lavoro, ma soprattutto a tutte le donne e gli uomini trascinati in basso dalla crisi, che hanno bisogno di una politica diversa per risollevarsi; ai tanti portatori di competenze che non trovano occasione per metterla in pratica, a coloro che ce l’hanno fatta ma non si rassegnano a una condizione diversa di tanti.
La nostra sfida ha un’ambizione alta: partire da un contesto sociale disgregato e diviso e proporci, attraverso le linee del nostro programma, un chiaro indirizzo di governo, coerente, trasparente e credibile. Sta qui il senso dell’utilità per il Paese del voto che chiediamo contro ogni trasformismo e ogni alleanza innaturale.
L’avanzata di forze regressive e xenofobe in molti Paesi europei può essere arrestata non da piccole o grandi coalizioni a difesa dell’establishment e di un ordine sociale ormai insostenibile, ma solo da una grande alleanza civica e di sinistra, che ristabilisca la centralità del valore universale dell’eguaglianza.
La crescita delle diseguaglianze è oggi principale fattore di crisi dei sistemi democratici.
La lunga crisi, prodotta dai guasti del capitalismo finanziario e acuita in Europa da un processo di integrazione egemonizzato dal neoliberismo, ha enormemente accresciuto le diseguaglianze, ha svalutato il lavoro e compresso i suoi diritti, ha costretto alla chiusura di tante aziende e tante piccole e medie attività, ha condannato i giovani a una disoccupazione di massa e una precarietà endemica, ha piegato e svuotato l’istruzione, la sanità e la previdenza pubbliche, ha colpito il ceto medio e ha allargato l’area di povertà e insicurezza sociale.
Il progetto politico a cui vogliamo dar vita nasce per contrastare queste tendenze, riaffermando l’attualità e la modernità del modello sociale ed economico disegnato dalla nostra Carta Costituzionale.
Non regge più il modello di sviluppo basato su alti livelli di inquinamento, su uno spreco insostenibile di materie prime e di consumo del territorio. Vogliamo con la nostra lista essere parte integrante di quel movimento ambientalista che in tutto il mondo si batte per avviare un’ambiziosa transizione verso una ”economia circolare”, per fermare i cambiamenti climatici riconvertire ecologicamente l’economia, liberarsi dalla dipendenza dei combustibili fossili, affermare nuovi modelli di consumo, raggiungere l’obiettivo di rifiuti zero, garantire la sicurezza alimentare e gli approvvigionamenti idrici.
Vogliamo riportare il lavoro e la sua dignità al centro della società.
Il lungo ciclo della precarizzazione, contrariamente alle promesse liberiste, ha bloccato la crescita della produttività, ha compresso i salari, ha accresciuto la disoccupazione, ha dequalificato una parte importante del nostro apparato produttivo. Oggi siamo il Paese con il lavoro più precario d’Europa, e con il più alto tasso di disoccupazione giovanile.
Per questo crediamo si debba cominciare restituendo ai lavoratori i diritti sottratti, con la legge sul Jobs Act, che va cancellata, e un’età di accesso al pensionamento in linea con quella dei paesi europei. E diversa secondo il grado di gravosità dei lavori.
La più grande ingiustizia che vogliamo debellare è la condizione di precarietà e di infelicità nella quale sono costretti a vivere milioni di nostri giovani. Non c’è un grande futuro per l’Italia se non si garantisce a loro una prospettiva radicalmente diversa di vita.
Non sono più tollerabili discriminazioni salariali che violano gravemente leggi e principi costituzionali. Ci batteremo per riaffermare un fondamentale principio di giustizia sociale negato in tante parti d’Italia: allo stesso lavoro deve corrispondere la stessa contribuzione tra uomini e donne.
L’attacco all’autonomia e alla qualità della scuola e dell’università pubblica è parte dello stesso disegno di disgregazione delle condizioni di uguaglianza.
L’indebolimento dell’istruzione quale presidio dello spirito critico e fattore di mobilità sociale è stato infatti il corollario indispensabile delle ‘riforme’ volte a rendere il lavoro più precario, ricattabile e sottopagato, minandone la funzione costituzionale di fondamento della cittadinanza democratica.
Vogliamo mettere in campo una diversa idea di scuola, cominciando da un piano di rifinanziamento dell’istruzione pubblica che la porti finalmente ad avere risorse pari a quelle previste nei paesi più avanzati.
Lo stesso deve essere fatto per Universitá e ricerca, umiliate da anni di tagli insostenibili.
Bisogna ricostruire il sistema di tutela del patrimonio culturale smantellato dalle ultime riforme, puntando sulla produzione e la redistribuzione della conoscenza. Vogliamo una cultura che formi cittadini sovrani e non consumatori o clienti.
Ci battiamo per il rilancio del welfare pubblico universalistico, a partire dalla sanità, che deve essere garantita contro processi striscianti di privatizzazione e messa in condizione di rispondere alle sfide aperte dai nuovi farmaci e dalle biotecnologie, da rendere accessibili per tutti.
Vogliamo lanciare un grande piano di lavoro e investimenti pubblici, da cui far passare il rilancio del welfare e la messa in sicurezza del territorio, delle scuole, delle case. Bisogna superare la logica delle Grandi Opere, del consumo di suolo e dello Sblocca Italia: l’unica grande opera utile è la messa in sicurezza del territorio.
Senza gli investimenti pubblici l’Italia non è in grado di crescere più rapidamente e di creare occupazione stabile e di qualità.
E’ nel Sud che bisogna concentrare una quota nettamente più rilevante di investimenti pubblici e privati per fare ripartire l’Italia, conducendo una lotta senza quartiere a mafia e camorra.
L’obiettivo imprescindibile della piena occupazione dipende infatti anche dalla riattivazione di forme di intervento pubblico nell’economia, che mettano finalmente l’ambiente e il clima al centro della politica e del modello di sviluppo del Paese.
Tutto questo sarà possibile se sapremo ripristinare un sistema di reale equità e progressività fiscale (come previsto dall’articolo 53 della Costituzione), capace di spostare il prelievo dal lavoro alle rendite e ai grandi patrimoni, nonché avviare una lotta senza quartiere all’evasione di chi ha di più, a partire dalle grandi multinazionali ai paradisi fiscali: la custodia dell’ambiente diventa infatti il vero tratto distintivo di una rinnovata visione progressista.
La riaffermazione di diritti sociali primari va di pari passo con una nuova stagione di avanzamenti sul terreno dei diritti civili e di libertà che partano dallo jus soli, il testamento biologico e poi si estendano agli altri diritti .
Sentiamo il dovere imprescindibile di garantire un’accoglienza degna a chi cerca in Europa una vita migliore, sfuggendo a regimi sanguinari o alla disperazione della fame.
Il ripudio della guerra, il rilancio del multilateralismo e della cooperazione internazionale sono l’altro lato della medaglia e la bussola di un nuovo ruolo dell’Europa nel mondo globale, in un quadro ancora drammaticamente segnato da conflitti, terrorismo e grandi fenomeni migratori. Senza l’Europa i singoli stati nazionali sarebbero condannati ad una crescente irrilevanza nel nuovo scenario mondiale. L’Europa può svolgere un ruolo importante nel mondo e tornare ad essere fattore di sviluppo e benessere, solo se cambia radicalmente mettendo in soffitta odiose politiche di austerità, sorrette da una miope governance intergovernativa. Serve un’Europa pienamente in sintonia con i principi fondamentali della nostra Costituzione, più democratica, più sociale e meno condizionata dagli egoismi nazionali.
La piena affermazione a tutti i livelli della pari dignità individuale e sociale delle donne è un pilastro del nostro progetto di attuazione integrale della Costituzione repubblicana e del suo cuore pulsante, l’articolo 3.
Va combattuta senza tregua ogni forma di violenza sulle donne.
Vogliamo, in definitiva, ricostruire lo Stato, avvicinare istituzioni e cittadini, restituire i comuni alla pienezza delle proprie funzioni di primo raccordo tra i bisogni delle comunità e i doveri di chi amministra il bene pubblico. Raccogliamo il grido d’allarme dei sindaci italiani che chiedono una svolta nelle politiche verso le città. Dobbiamo garantire sicurezza a tutti senza erigere muri. Occorre ritrovare una politica più responsabile, più progettuale, più sobria nei comportamenti e onesta anche intellettualmente.
Per fare tutto questo e molto altro crediamo si debba aprire una stagione discussione e di partecipazione dal basso, a cui affidare il progetto, il percorso e la scelta delle persone.
Per questo è il momento di costruire un grande spazio pubblico, aperto, trasparente plurale e inclusivo; un luogo che non sia il terreno di contesa tra progetti ambigui e incompatibili tra loro, ma il laboratorio di una proposta davvero innovativa e coraggiosa.
Il cambiamento e l’alternativa rispetto alle politiche degli ultimi anni sono la cifra fondamentale di questo progetto, il cui obiettivo è dare sostanza ai valori di eguaglianza, inclusione, giustizia sociale.
Con questo spirito ci impegniamo a costruire una lista comune alle prossime elezioni politiche: una lista che appartenga a tutte e tutti quelli che vorranno partecipare, insieme e nessuno escluso, e che si riconoscano nelle proposte e valori del nostro programma.


lunedì 6 novembre 2017

Bugie - Riccardo Cristiano, vaticanista Rai, colloca il sito Oraprosiria tra i gruppi dell' estrema destra.


Riccardo Cristiano, vaticanista di Radio1, sul sito della Stampa cita il blog Oraprosiria in un articolo dove parla delle attività dei gruppi di estrema destra rispetto alla guerra in Siria, in sostanza presentandolo, implicitamente ma in modo inequivocabile, come una voce dell' estrema destra.
Ma il sito non ha niente a che vedere con la destra estrema ed ha contribuito moltissimo a far conoscere in Italia la voce di tutti i cristiani in Siria,spesso con proprie traduzioni, voce completamente dissonante sulla guerra siriana da quelli di gruppi cattolici italiani ispirati invece da Padre Dall' Oglio e dalla Comunità di Sant' Egidio. Articoli di OraproSiria sono stati pubblicati molte volte su Marx21, Pressenza, Ildialogo e Lantidiplomatico, il suo link è apparso talvolta anche nelle rubriche religiose proprio della Stampa, ha pubblicato anche alcuni comunicati della Rete No War. Cristiano in questi anni di guerra siriana è stato uno degli animatori del gruppo di giornalisti che hanno fiancheggiato chi  portava avanti la guerra al governo di Damasco ed essendo un Vaticanista Rai, sa benissimo riconoscere qual' è impostazione del sito Oraprosiria, completamente interno all' ambiente religioso ed estraneo all' estrema destra. Per ora segnalo la cosa, ma il tema meriterebbe di essere approfondito ulteriormente.
Al link l' articolo integrale di Cristiano, di seguito lo stralcio del pezzo contenente la citazione "furba e cattiva" di Oraprosiria. 
Chi non conoscesse il sito cattolico può giudicare da solo aprendo il blog  al link www.oraprosiria.blogspot.it 

M.P.


  "Chi ha stampato e affisso i manifesti in onore dell’eroe Zahreddine? Casa Pound e il Fronte Europeo per la Siria. Ma il loro elogio, condiviso e fatto proprio da «Avanguardia Nazionale» sembra echeggiare nelle parole attribuite a un cristiano di Damasco e pubblicate dal sito «Ora pro Siria», legato alla Fraternità Maria Gabrielli: «Il Generale Issam Zahreddin della 104° brigata della Guardia repubblicana, ieri è stato ucciso: era un ufficiale dell’esercito siriano che ha combattuto contro i terroristi e difeso la sua patria. Noi cristiani, come tutti i siriani, lo piangiamo come uomo retto, coraggioso e rispettoso verso tutti i suoi soldati, di qualsiasi fede fossero [...]».  

domenica 29 ottobre 2017

Per il "Pentagono" italiano, cemento, militare e privato, nel Parco Archeologico di Centocelle


Il manifesto di domenica 29 ottobre ha pubblicato un articolo, riportato integralmente di seguito, sul progetto, annunciato dalla ministra Pinotti a marzo 2017, di creare a Roma nella zona di Centocelle una struttura che riunirà i vertici di tutte le Forze Armate italiane.

Per il progetto sono necessari nuovi fondi pubblici che saranno ricavati dalla legge di stabilità e nel complesso del progetto saranno anche venduti a privati “immobili di pregio”. Il tutto all’ interno del Parco Archeologico di Centocelle che sarà tagliato da una nuova strada necessaria a collegare velocemente la zona interessata con la nuova linea Metro C.
La nuova linea metropolitana è già operativa anche se non arriva ancora alle altre due linee romane e per il momento collega la periferia romana lungo la Casilina, anche oltre il raccordo anulare, solo fino alla stazione “Lodi”, nei pressi di Piazza San Giovanni. Ma tutta la zona toccata dalla Metro C avrà una enorme rivalutazione economica non appena saranno attivi i piccoli tratti che la dividono dalla Metro A e dalla Metro B, linee che attraversano Roma da una parte all’ altra della città incrociandosi alla Stazione Termini.

Alcuni comitati locali seguono da tempo la vita difficile del Parco Archeologico di Centocelle, ma il progetto del Pentagono non ha ancora l’opposizione che si merita, realizzando nello stesso tempo una speculazione edilizia privata, effettuata con soldi e beni pubblici in una zona sotto tutela ambientale ed archeologica, e una nuova struttura finalizzata alle guerre e al controllo militare del pianeta da parte dei paesi dell’ Alleanza Atlantica.

PS. In integrazione dell’ articolo del manifesto che mette in evidenza solo l’ atteggiamento della sindaca Raggi e del presidente del Municipio Boccuzzi, appartenente anche lui al M5S, riporto la replica del deputato Morassut alla risposta del governo alla sua interrogazione citata nell' articolo. La risposta viene definita dall’ esponente romano PD “rassicurante”.

Roberto MORASSUT (PD) ringrazia il rappresentante del Governo per la risposta rassicurante, che dimostra come la Difesa intenda tenere una posizione ragionevole. Sottolinea come la vicenda abbia suscitato grande attenzione tra i residenti, anche in considerazione del fatto che le realtà territoriali coinvolte hanno una limitata capacità di incidere sulle decisioni finali. Conclude rivolgendo una raccomandazione affinché sia salvaguardata l’unitarietà del complesso del parco di Centocelle. “

M.P.

Raggi dà il via libera al «Pentagono italiano»
Roma. Nel parco archeologico di Centocelle (zona sudorientale della capitale) la Difesa sta costruendo il comando per le missioni all’estero. Si allargherà anche l’aeroporto militare. A rischio ville romane ed ettari di verde che furono protetti da Veltroni. Manifestazione di cittadini e comitati contro «l’omertà» del comune e del municipio 5s
Di Giuliano Santoro
Il manifesto 29 ottobre 2017
Ci sono 126 ettari di verde nel quadrante di sudorientale di Roma, tra la via Casilina e la Tuscolana, pezzo di città in cui vive circa mezzo milione di persone. C’è un parco archeologico con tanto di ville romane da rafforzare e proteggere, che viene minacciato dalla minaccia di allargamento dell’aeroporto militare di Centocelle.
È un progetto che il ministero della difesa sostiene di aver concordato con l’amministrazione comunale di Virginia Raggi. Solo che i cittadini fino a poco tempo fa ne erano completamente all’oscuro.
IERI HANNO MANIFESTATO nel quartiere di Centocelle proprio per protestare contro l’atteggiamento che definiscono «quasi omertoso» e «ai limiti della truffa» della giunta grillina che pure in tempo di campagna elettorale aveva messo la voce «trasparenza» tra i primi punti programmatici.
Qui, al pratone sulla Casilina, Pierpaolo Pasolini amava giocare a calcio. Di fronte all’ingresso del parco sulla Casilina ci sono i casali Falchetti e Garibaldi, spazi sociali in mezzo ai palazzoni. Sempre da queste parti è ambientato uno dei frammenti del romanzo incompiuto dello scrittore friulano, Petrolio.
Del resto, recita uno dei versi di Uccellacci e Uccelllini: «Nei salotti / non si può fare l’amore, e neanche nei letti. / Occorre un prato di periferia». Ma al chiuso dei salotti del Campidoglio e di quelli del ministero pare essersi consumato ben altro inciucio.
LA CONFERMA AI SOSPETTI dei comitati in difesa del parco arriva un mese fa, quando i deputati del Pd Antonino Moscatt e Roberto Morassut, già assessore all’urbanistica ai tempi in cui il sindaco era Walter Veltroni. I due chiedono delucidazioni sul progetto del «Pentagono italiano», che comporterebbe tra l’altro l’edificazione di una strada che dalla Casilina condurrebbe dall’altra parte del pratone, tagliando in due il parco al fine di collegare la base militare alla linea C della metropolitana.
DAL MINISTERO confermano: il progetto, seppure in fase ancora «embrionale» è stato «condiviso fin dall’inizio con Roma Capitale e le municipalità interessate». Così almeno riferisce il sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano.
Prima di lui, ormai sei mesi fa, era stata la ministra Roberta Pinotti in persona ad annunciare l’allargamento: «A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1.500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c’è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all’estero e in Italia. E lì si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate».
Per la prima volta, insomma, l’Italia si vuole dotare di un luogo di raccordo e coordinamento tra i vertici di tutte le forze armate italiane.
«Solo l’adeguamento della mensa sottoufficiali vedrà lo stanziamento di 4 milioni e 400 mila euro, ripartiti tra il 2017 e 2018», denunciano i comitati in difesa del Parco.
Ne fanno le spese ettari di verde e qualità della vita in periferia, ma nelle stanze del ministero mentre istruiscono la pratica che serve a trovare i fondi dalla legge di stabilità dicono anche che ci sarà la possibilità di liberare e «mettere sul mercato» (cioè vendere ai privati) diversi «immobili di pregio». La quadratura del cerchio, anzi del Pentagono.
NON È LA PRIMA VOLTA che il parco rischia. La strategia urbanistica nota come «Sistema direzionale orientale» prevedeva la costruzione di edifici anche in questa zona. Poi, negli anni Novanta, saltò fuori il vincolo archeologico. E dieci anni fa, con sapiente regia comunicativa durante una delle notti bianche veltroniane, venne inaugurato il Parco, o almeno una sua piccola porzione.
POI PIÙ NULLA. I cittadini ieri si sono ritrovati a piazza dei Mirti per un’assemblea. Non erano tanti, ma la questione è concretissima e comincia a montare, in una porzione di Roma in cui la densità di verde per abitante va dai 3 ai 10 metri quadri, quando il minimo fissato dagli standard urbanistici è di 9 metri quadri. C’erano anche Stefano Fassina, deputato e consigliere comunale di Sinistra Per Roma, e Gianluca Peciola, già capogruppo di Sel in Campidoglio.
Sotto accusa, oltre a sindaca e ministra, c’è anche Giovanni Boccuzzi, il presidente grillino del municipio V che da marzo a oggi ha avuto più occasioni pubbliche, ma non ha mai fatto chiarezza sugli impegni presi dall’amministrazione.
L’ultima volta giusto un paio di settimane fa, in occasione di un convegno organizzato dal Wwf sulle sorti della grande distesa verde, già minacciata dalla presenza di autodemolitori oltre che dalla ciclica accensione di roghi tossici. «Nonostante si parlasse del futuro del Parco archeologico, il presidente Boccuzzi non ha fatto il benché minimo cenno alla militarizzazione, già in atto, dell’area», protestano Stefania Berrettoni e Luca Scarnati, i due portavoce del «Comitato Pac libero».


venerdì 27 ottobre 2017

Barcellona - Agenti ubriachi in bar italiano:" Qui si parla solo spagnolo "


Questo articolo è ripreso dal sito Globalproject, ma oggi la notizia era anche sull' edizione cartacea di Avvenire, seppure con meno particolari. E' un episodio isolato o il prologo di quanto succederà da questa sera ?
Vedremo, ma la notizia è da segnalare perché appare coerente con il comportamento della polizia spagnola e del governo di Rajoy tenuto il 1 ottobre in occasione del referendum catalano per l' indipendenza ed è un pessimo auspicio.
M.P.
  
26 / 10 / 2017
Riprendiamo da Barnaut.org l’episodio di un’aggressione compiuta dalla polizia spagnola in un bar di Barcellona, che descrive bene il clima di tensioni e ritorsioni che si respira quotidianamente in Catalogna dopo la prova di forza e la sospensione dell’autonomia messa in atto dallo Stato spagnolo.

Come riporta RAC1, sette agenti della polizia spagnola sono stati protagonisti di disordini in un bar del Born, quartiere di Barcellona, lunedì notte. La proprietà ha chiamato i Mossos d’Esquadra denunciando un’aggressione e la devastazione del locale. Quando è arrivata, la polizia catalana ha scoperto che si trattasse di agenti spagnoli fuori servizio.
Stando a testimonianze dirette, i poliziotti spagnoli hanno creato problemi da quando sono entrati nel bar. Due di loro avevano bevuto molto, o addirittura “qualcosa di più”, secondo la fonte consultata. Inoltre gli agenti hanno gridato, molestato gli altri clienti e maltrattato i camerieri. Questi stavano parlando in italiano: gli agenti li hanno presi per catalani e hanno preteso che parlassero in castigliano, perché “Barcellona è Spagna”. Però la situazione è andata molto oltre. Prima di tutto gli agenti si sono negati a pagare le consumazioni, e poi hanno chiesto un ultimo giro. 
Secondo uno dei camerieri, Luca, quando è stato detto loro di no, poiché si voleva chiudere, la reazione è stata questa:
«Siamo la cazzo di legge qua a Barcellona! Chiudete e aprite quando lo diciamo noi!»

Secondo i testimoni, gli agenti hanno tirato a terra bottiglie, rotto la spillatrice della birra e aggredito il cameriere.
«Mi hanno preso per il collo e per fortuna è sceso il mio collega che stava di sopra e mi ha aiutato a separarmi da loro. In quel momento hanno iniziato a minacciarci con gli sgabelli, uno di loro da dietro il bancone».
Quando sono arrivati i Mossos, gli agenti spagnoli hanno detto che i camerieri avessero rubato loro due cellulari, che sono poi ricomparsi per terra. Tra l’altro, i Mossos sono stati accolti dai colleghi spagnoli con gli epiteti di «sorci» e «catalani di merda». I proprietari del locale sporgeranno denuncia per danni e minacce.



giovedì 26 ottobre 2017

24-30 ottobre, settimana ONU del disarmo. Nel 2017 Ican Nobel, Renzi Ignobel


Dal 1978 le Nazioni Unite dedicano al disarmo la settimana dal 24 ottobre, anniversario della fondazione dell' ONU, al 30 ottobre e nel 1995 una risoluzione ha invitato  i governi e le ONG a partecipare attivamente alla Settimana per "promuovere una migliore comprensione tra il pubblico di questioni di disarmo".

Propongo di dedicare attenzione in questi sette giorni soprattutto a due esempi attinenti agli armamenti, uno positivo e uno negativo.

La buona notizia dell' anno è senza dubbio il Trattato per la proibizione delle armi atomiche votato dall' Assemblea dell' ONU il 7 luglio abbinato al premio Nobel per la Pace all' Icanw, la Campagna internazionale per l' abolizione delle armi nucleari.

La notizia negativa del 2017 viene invece dal governo italiano che nella vendita di armamenti è passato dal fatturato 2014 di 2,6 miliardi di euro ai 14,6 mld di euro del 2016.

Protagonista di questo exploit distruttivo è Matteo Renzi che ha conseguito nella vendita di armi l' unico incremento numerico che nessuno ha contestato.

Invito tutti ad approfondire in questa settimana i due opposti comportamenti, io inizio con questa segnalazione ma entrambe le questioni meriterebbero un enorme attenzione.

M.P.


24 ottobre - 30 ottobre, la settimana del disarmo 

L'annuale appuntamento della Settimana del disarmo, iniziato in occasione dell'anniversario della fondazione delle Nazioni Unite (24 ottobre), è stato richiesto per la prima volta nel documento finale della sessione speciale del 1978 dell'Assemblea generale sul disarmo (risoluzione S-10/2) . Il documento ha richiesto l'abbandono dell'uso della forza nelle relazioni internazionali e la ricerca della sicurezza nel disarmo. Gli Stati sono stati invitati a evidenziare il pericolo della corsa agli armamenti, propagare la necessità della sua cessazione e aumentare la comprensione del pubblico dei compiti urgenti del disarmo.

Nel 1995, l'Assemblea Generale ha invitato i governi, nonché le ONG, a continuare a partecipare attivamente alla Settimana del disarmo (risoluzione 50/72 B del 12 dicembre 1995) al fine di promuovere una migliore comprensione tra il pubblico di questioni di disarmo.

Trattato sul commercio di armi
Ogni anno, durante l'annuale evento del Trattato delle Nazioni Unite, gran parte dell'attenzione è stata incentrata sul trattato sull'armata. Il trattato, che disciplina il commercio internazionale delle armi convenzionali - dalle armi di piccolo calibro a le cisterne di combattimento, gli aerei da combattimento e le navi da guerra - è entrato in vigore il 24 dicembre 2014.