venerdì 20 ottobre 2017

Ci ha lasciato Alberto L'Abate, amico della nonviolenza. L' arte della pace







Oggi ci ha lasciato il nostro intimo Amico per la Nonviolenza
Alberto L'Abate
(Negli ultimi anni, nonostante i pesanti impedimenti di salute, ha voluto donare tutte le energie che gli rimanevano alla Nonviolenza, fino all'ultimo respiro!)
Continua il suo cammino in "Pace"
Gli siamo tutti riconoscenti e vicini nella "Compresenza".


Vogliamo ricordarlo con queste parole del suo e nostro Maestro di nonviolenza
 Aldo Capitini:
"Noi, al cospetto del morto, ci preoccupiamo di ciò che c'è di comune tra noi e lui e tutti infinitamente,

e scopriamo che ciò che più conta, la prassi per il valore, è comune, ci unisce, ci fa compresenti".


Per ricordarlo la recensione del suo libro "L' arte della pace" , dal sito di Azionenonviolenta

Pubblichiamo un intervento di Paolo Cacciari su l’incontro di presentazione del libro “L’Arte della pace” di Alberto L’Abate tenutosi a Mestre il 4 maggio scorso

L’incontro con Alberto L’Abate all’Ecoistituto di Mestre e la lettura del suo ultimo libro (Alberto L’Abate, L’arte della pace, quaderni di Centro Gandhi Edizioni, Pisa 2014), che riesce così bene a presentare una concezione della nonviolenza integrale, nel senso di completa, mi ha fatto venire in mente una metafora forse banale, ma vera.

Per coltivare “l’arte della pace” servono più elementi: dei buoni semi, vale a dire degli “operatori per la pace” con una profonda ispirazione etica, capaci di “resistere all’odio”; dei vivai e delle serre dove possano crescere, vale a dire delle associazioni, delle istituzioni “professionalizzanti” dove imparare ad apprendere le necessarie pratiche di osservazione e di intervento nei conflitti (le associazioni come i War Resisters o il Movimento Internazionale della Riconciliazione e i corsi del Servizio civile nazionale di nuova istituzione); dei terreni minimamente accoglienti dove le piantine possano sperare di attecchire e “colonizzare” l’ambiente, vale a dire dei contesti sociali, delle comunità locali disposte ad intraprendere un rivolgimento culturale tale da reimpostare le relazioni sociali liberandole dal paradigma della violenza.

Per sconfiggere la guerra bisogna conoscerla. Ci dice L’Abate. Per immaginare un futuro umano capace di liberarsi dalle pulsioni mefitiche della morte, dell’annientamento del nemico, del respingimento violento dello straniero, della sopraffazione del concorrente… serve far emergere un’idea diversa di società. Chi sono, dove si nascondono i guerrafondai, i cultori dell’odio, gli imprenditori della sicurezza armata? Il lavoro di L’Abate ci aiuta a scovarli.
Innanzitutto sono i costruttori di armi, il “complesso militare”, la “macchina bellica mondiale”, le agenzie di contractor, l’industria della sicurezza (che negli Stati Uniti è il primo settore economico per produzione di Pil) e tutti coloro che ricavano un “utile economico diretto” dal maggior numero di conflitti armati che si generano nel mondo. E questi sono facili da individuare.

Poi ci sono le cancellerie degli stati nazionali, più o meno aggregate per aree di influenza geopolitica, che lavorano incessantemente e con ogni mezzo per prevalere sui concorrenti, controllare l’accesso alle risorse naturali, garantirsi mercati di sbocco per le loro merci, stabilire ragioni di scambio economiche favorevoli ai loro commerci (finanza, moneta) e così via tentando di colonizzare ed egemonizzare anche culturalmente (vedi industria culturale e pubblicità, che ormai sono la stessa cosa) interi popoli e continenti.
Establishment politico ed elite economiche (l’1% della popolazione che sottomette l’altro 99, le 270 compagnie transnazionali che controllano i 2/3 dei commerci internazionali) formano oramai un tutt’uno. La politica è stata interamente catturata dal neoliberismo imperante. La ragione economica (la crescita dei profitti, della produttività, del valore monetario delle merci sul mercato) è totalizzante. Un modello economico e sociale che mutua quello della guerra di conquista: delle materie prime, dei beni comuni da privatizzare, della forza lavoro da schiavizzare, dei consumatori da accalappiare. Tutto ciò forma quel contesto di “violenza strutturale”, cioè diffusa, pervasiva che riesce a plasmare anche i comportamenti individuali delle persone singole rendendole aggressive.

Tutta questa macchina infernale, infatti, non reggerebbe un minuto se non fosse supportata da una ideologia diffusa (più a destra che a sinistra – dice L’Abate) che legittima quell’egoismo (l’ “egotismo”, direbbe Erich Fromm, facendo una crasi tra egoismo ed egocentrismo) che gli studi di Alberto e, soprattutto, di suo fratello Luciano (il fondatore della “teoria relazionale”), hanno dimostrato essere penetrati e consustanziali più negli uomini che nelle donne. Tutto ciò, in una situazione di prolungata crisi economica, amplifica i conflitti tra aree geografiche (vedi la “terza guerra mondiale a pezzi” definita così dal papa Bergoglio), allarga le disuguaglianze, provoca immani esodi e migrazioni, scatena “guerre tra i poveri”.
La decadenza del modello economico e sociale attuale occidentale rende urgente un’alternativa, ma aumenta anche i pericoli. Non sfugge a nessuno, infatti, che gli “umori” delle popolazioni impaurite e prive di alternative siano più influenzati dalla retorica bellica e facilmente spinti verso un abisso di odio. Salvini e Casapound, i neofascisti austriaci e i neonazisti nell’est europeo sono “eventi sentinella” (direbbe L’Abate) che ci devono preoccupare non poco............
…....
Penso allora che i primi Corpi civili di pace, le prime Brigate per la pace, i primi Osservatori e le prime Ambasciate della pace, i primi strumenti e le prime forme di interposizione non violenta che dovremmo cominciare a costruire siano dentro quest’Europa, nelle nostre comunità, dentro casa nostra.

L’Abate nel suo libro ripercorre il pensiero dei maestri della nonviolenza e le loro esperienze concrete. I conflitti non sono (quasi) mai tra equipotenti. In un modo fondato sulla asimmetria dei poteri, non c’è neutralità possibile. La nonviolenza è schierata dalla parte degli oppressi, dei deboli, degli inferiorizzati, di coloro che stanno in basso. La nonviolenza non è collaborazionismo con l’oppressore. Ma, al contrario, suo disconoscimento, disubbidienza alle sue leggi ingiuste.

Paolo Cacciari – Mestre, 4 maggio 2016




mercoledì 18 ottobre 2017

Tsipras contro il bando alle armi nucleari, il nodo è la NATO. Non permettiamo alla sinistra italiana " pro bando" di essere superficiale.

L' eurodeputata Eleonora Forenza, Prc, eletta con lista L'altra Europa per Tsipras, insieme a A.Tsipras.


Nel novembre 2016 i giovani comunisti del Prc avevano pubblicato questo commento su Tsipras accennando anche all’ atteggiamento contro il Trattato nucleare tenuto dal suo governo in sede ONU a ottobre 2016 e confermato anche negli appuntamenti successivi fino alla approvazione dell’accordo del 7 luglio 2017, boicottata da Tsipras insieme a tutti gli altri paesi NATO.
La presa di posizione dei giovani comunisti avveniva nella fase precongressuale del loro partito e non conosciamo gli sviluppi successivi del dibattito.
Però la posizione di Tsipras contraria al Trattato ONU per l’ abolizione delle armi nucleari oggi va ricordata a tutta la sinistra: alla Rete Disarmo, ad Anna Falcone e Tomaso Montanari, ai compagni del Prc, a Sinistra Italiana, al Manifesto. Il nodo è la NATO e dirsi favorevoli al trattato, come fa la sinistra in Italia, senza spiegare come risolverebbero il rapporto con la NATO non è sufficiente ad affrontare bene il problema, anche se è sufficiente forse a far bella figura. Ma dobbiamo portare la sinistra italiana ad una posizione meno superficiale.

M.P.
I giovani comunisti a novembre 2016
“E’ passato dall’Oki al Nai, dal No al Sì, ha imposto il terzo memorandum, il 21 ottobre scorso ha firmato il CETA, sei giorni dopo, all’Onu, ha votato contro il disarmo nucleare unilaterale, come Renzi e l’ennesimo rimpasto di governo è stato fatto per avere uomini di governo più “efficienti” sulle privatizzazioni in corso. Contr’ordine, compagni: su Tsipras abbiamo sbagliato. La misura è colma anche per chi, come i Giovani comunisti, avevano creduto nelle potenzialità dell’esperienza di governo di Syriza. Nell’ultimo coordinamento dell’organizzazione dei giovani vicini a Rifondazione comunista, uno degli ordini del giorno approvati prende le distanze dal partito “adulto” che ancora sostiene a spada tratta le progressive sorti dell’esecutivo di Atene a picco nei sondaggi e bersagliato dallo stillicidio di scioperi e manifestazioni di sinistre e sindacati.
Sullo sfondo ci sono i congressi, quello nazionale del Prc e quello del partito della Sinistra europea «ancor più strettamente connesso a queste vicende, che vede la discussione dell’avvicinamento o meno al Partito del Socialismo Europeo, riconosciuto come co-responsabile delle politiche neoliberiste». Quello che accade in Syriza, nella Linke e nel PCF, che punta a un’alleanza col PS di Hollande) avrà delle ripercussioni nella vita del Prc e dei Gc: «Ogni esperienza deve avere un bilancio ed un’organizzazione seria ha il coraggio di arrivare alle conclusioni con un punto di vista indipendente ed autonomo dalle dinamiche politiciste della fallimentare sinistra italiana.”


lunedì 16 ottobre 2017

Trattato ONU per il bando delle armi nucleari. L' UE non prende posizione. E' la NATO l' unico vincolo per l' Italia e Tsipras.


Nella foto il segretario della NATO Stoltenberg, il premier italiano Gentiloni e Federica Mogherini

La UE non ha preso posizione sul Trattato ONU per abolizione delle armi nucleari, l' Italia obbedisce solo alla NATO. Come Tsipras e il governo portoghese sostenuto dalla sinistra.

L' Unione Europea non ha preso posizione sul Trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari. Tra i paesi membri, Cipro, Irlanda, Austria e Svezia nell' Assemblea ONU il 7 luglio hanno votato a favore del Trattato e Austria e Irlanda lo ha hanno gia' ratificato. I Paesi Bassi hanno votato contro mentre tutti gli altri paesi UE non hanno partecipato alla Conferenza ONU, in sostanza boicottando l' accordo internazionale per l' abolizione delle armi nucleari.
Ma l' Unione Europea in quanto tale non ha espresso alcun giudizio sul Trattato. Federica Mogherini, Alto Commissario UE per gli affari esteri, rappresenta infatti anche Austria, Irlanda, Cipro e Svezia e si e' limitata a commentare con un post Twitter il Nobel per la Pace all' Ican scrivendo di condividere l' impegno per il disarmo nucleare. Ma senza entrare nel merito del nuovo Trattato.

Mogherini interviene invece all'ONU all’ assemblea sul Trattato, quasi sconosciuto, per il bando dei test nucleari, accordo approvato nel 1996 e non ancora in vigore.

Qualcuno potrebbe obiettare che l' UE non fa parte dell' ONU e quindi la vicenda non la riguarda. Ma il 20 settembre 2017 Federica Mogherini era proprio nella sede dell' ONU a New York all' assemblea sul Trattato per il bando dei test nucleari dove è intervenuta a nome di tutti i paesi dell’ Unione.
Questo Trattato fu votato nel 1996 da 71 paesi e a settembre 2017 e' stato ratificato da 155 stati, ma non e' ancora in vigore perche' e' necessario per  questo la ratifica di tutti i 44 paesi che hanno tecnologia nucleare e per il momento Stati Uniti e altri 7 dei 44 paesi non lo hanno fatto.

La NATO l' unico vincolo che impedisce la ratifica per Italia, Grecia, Portogallo

L' Italia, come gli altri paesi UE contrari all' accordo sul bando alle armi nucleari del 7 luglio 2017, ha preso la posizione di boicottaggio del nuovo Trattato ONU solo per la sua appartenenza alla NATO. Un vincolo ferreo che impedisce atteggiamenti diversi da quello dell'Alleanza e quindi degli USA.

Anche il governo Tsipras e il governo portoghese sostenuto da Pcp e Blocco di sinistra contro il nuovo Trattato.

Anche il governo greco presieduto da Tsipras sta boicottando il Trattato per l' abolizione del nucleare. L' appartenenza della Grecia alla NATO impone questo atteggiamento al leader di Syriza e l' appartenenza della formazione politica nel Parlamento Europeo al gruppo  della Sinistra europea non influenza la politica militare del suo paese, membro della NATO e con enormi spese militari.
Contro il Trattato anche il governo portoghese sostenuto dal Partito Comunista Portoghese e dal Blocco della Sinistra, mentre la Merkel sicuramente non modificherà il suo atteggiamento ostile all' accordo del 7 luglio nonostante il probabile appoggio del partito dei verdi al suo prossimo governo.

Non ho al momento trovato prese di posizione di Corbyn sul Trattato. In occasione del premio Nobel all’ Ican il leader laburista ha ricordato la sua passata collaborazione con la Campagna, ma sull' accordo del 7 luglio non ha detto una parola. In futuro un eventuale governo del Regno Unito da lui presieduto avrà necessariamente sul Trattato una posizione precisa, ma oggi Corbyn si guarda bene dal pronunciarsi.

Nell'ottobre 2016 l' Assemblea del Parlamento Europeo aveva votato una mozione auspicando una conferenza ONU sul disarmo nucleare e la partecipazione costruttiva dell' UE.

La mozione era sostenuta anche dal gruppo socialista che ha giustificato il successivo cambio di atteggiamento da parte di tutti i partiti socialisti con il fatto che il percorso del Trattato non e' stato poi concordato con i paesi nucleari.
Dopo quell' appuntamento di ottobre 2016, a livello comunitario non c'e' piu' stato nessun pronunciamento sull' importante accordo internazionale votato dall' Assemblea ONU il 7 luglio 2017 e non si ha notizia neanche di dibattiti ufficiali sulla questione.

Sarebbe utilissimo quindi un dibattito generale sul Trattato in Europa e nel Parlamento Europeo
Un occasione per aprirlo potrebbe essere il prossimo 10 dicembre, quando ad Oslo sarà consegnato il premio Nobel per la Pace all’ Ican, un riconoscimento motivato ufficialmente anche per   per i suoi sforzi innovativi per arrivare a un trattato di proibizioni di queste armi”

Marco Palombo




mercoledì 11 ottobre 2017

Commissario diritti umani dell'UE chiede a Minniti dettagli su missione in acque libiche e regolamento ONG


Il Consiglio d’Europa ha scritto all’Italia chiedendo chiarimenti sul suo accordo con la Libia. In una lettera del commissario dei Diritti umani Nils Muiznieks al ministro degli Interni Marco Minniti si legge: “Le sarei grato se potesse chiarire che tipo di sostegno operativo il suo governo prevede di fornire alle autorità libiche nelle loro acque territoriali, e quali salvaguardie l’Italia ha messo in atto per garantire che le persone” salvate o intercettate non rischino “trattamenti e pene inumane, e la tortura”.

Nel documento si chiedono anche informazioni sul nuovo Codice di condotta per le ong coinvolte in operazioni di salvataggio in mare, una richiesta già rivolta alle autorità italiane in una lettera adottata ieri dalla commissione migrazioni dell’assemblea parlamentare del consiglio d’Europa e indirizzata al capo della delegazione italiana, Michele Nicoletti (Pd). Rispetto agli accordi con la Libia il commissario evidenzia che “il fatto di condurre operazioni in acque territoriali libiche non assolve il Paese dagli obblighi derivanti dalla convenzione europea dei diritti umani”.

Muiznieks ricorda che la Corte di Strasburgo ha stabilito, in varie sentenze, che gli Stati membri del Consiglio d’Europa rispondono delle loro azioni come se agissero nel proprio Paese quando hanno un controllo effettivo o esercitano l’autorità su un individuo sul territorio di un altro Stato. Secondo il commissario “questo sarebbe, a suo avviso, vero per le navi italiane che intercettano e salvano migranti nelle acque libiche”.

giovedì 5 ottobre 2017

Aderisco a digiuno per Ius soli ma anche contro le politiche italiane di guerra in Yemen, Siria, Libia


Aderisco al digiuno a staffetta per l' approvazione della legge “ Ius soli ” ma aggiungo a questa motivazione la richiesta che l'Italia cambi radicalmente le sue politiche di guerra in Libia, Siria e Yemen.
L' intervento bellico italiano nei tre paesi varia nelle forme ma contribuisce sempre a guerre sanguinose e devastanti.

Chiedo in particolare:

1) La fine della vendita di armi all'Arabia Saudita e ai paesi suoi alleati. Le armi italiane in Yemen uccidono bambini e civili in un paese devastato anche da fame e colera.
2) La fine delle sanzioni economiche alla Siria che colpiscono ulteriormente un paese distrutto da una guerra lunghissima da noi fomentata.
3) La fine di ogni collaborazione con tutti i signori della guerra libici e la ripresa della cooperazione con le ONG impegnate per i migranti.
Mi impegno per un giorno di digiuno a settimana, eccetto acqua e caffè.
Il primo giorno sarò sabato 7 ottobre.

Marco Palombo
Roma

Siria pareggia a 5' dalla fine. Martedì partita decisiva per qualificarsi ai mondiali di calcio in Russia



La Siria non si arrende e continua a sognare il Mondiale. È finita 1-1 l'andata dello spareggio con l'Australia per la qualificazione ai Mondiali 2018. I mediorientali giocavano in casa, per modo di dire, allo stadio di Malacca, Malesia a circa 7.000 km da Damasco.
LA PARTITA — L'Australia era andata in vantaggio al 40' del pt con l'attaccante del Bochum Kruse. Il pareggio dei siriani a 5' dalla fine con un rigore realizzato dall'attaccante dell'Al-Ahli Al Somah, già eroe dell'ultima partita del girone di qualificazione, dove segnò il 2-2 in casa dell'Iran capolista al 90' che permise alla sua nazionale di accedere al playoff. Si tratta del capocannoniere delle ultime tre edizioni del campionato saudita, ritornato in nazionale appena una settimana prima della partita di Teheran dopo l'assenza dovuta alle sue posizioni anti-Assad.


martedì 3 ottobre 2017

Xenofobia e/o Razzismo - Alemanno,Storace"Corteo contro invasione degli immigrati" e unità del centrodestra, PPE compreso.


Sabato 14 ottobre a Roma partirà dalla tradizionale Piazza della Repubblica un corteo "contro l' invasione degli immigrati e per il lavoro italiano" su invito degli ex ministri nei governi Berlusconi, Storace ed Alemanno. Lanciando la manifestazione xenofoba, per me insopportabilmente razzista, i due augurano anche un ritorno alla vittoria del centrodestra unito, a partire dalle elezioni siciliane. Un centrodestra che comprende anche Forza Italia, parte del Partito Popolare Europeo insieme a Angela Merkel. Dalle parole della convocazione si capisce  che il corteo è contrario anche al lavoro degli stranieri di paesi della UE, all' interno del centrodestra diranno che non ci sono contraddizioni, ma io qualche spiegazione pubblica a Forza Italia la chiederei.

In Italia ormai si puo' essere per tutto e il contrario di tutto nello stesso momento. L' importante è che il messaggio arrivi solo nelle nicchie omogenee al loro interno, anche se talvolta ci si rivolge a più nicchie omogenee al loro interno ma diverse tra loro.
Lancio subito questo post sperando in una reazione forte nella direzione della solidarietà multietnica, ma non ci scommetterei. Per la cronaca la manifestazione è annunciata dal sito di Alemanno dal 24 agosto.
Non si hanno ancora notizie sull' eventuale presenza di Domenico "Marco" Minniti, ministro degli interni, ed anche un po' degli esteri, del governo Gentiloni.

M.P.

Alemanno a Grosseto presenta la manifestazione del 14 ottobre.

GROSSETO – È arrivato da Roma Gianni Alemanno, segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità, ad inaugurare il nuovo circolo di “Identità nazionale” di Grosseto. Insieme a lui la coordinatrice regionale di Mns, Marcella Amadio, la coordinatrice provinciale Lucia Morucci, il consigliere comunale Pasquale Virciglio e Florindo Rosa, il presidente del nuovo circolo.
«Faremo incontri e attività culturali – ha spiegato Virciglio – per fare comprendere meglio ai cittadini i problemi che coi troviamo davanti e per proporre la nostra visione e le nostre soluzioni». E tra i temi cari a Mns ci sono quello del lavoro e del contrasto all’immigrazione. A ribadirlo proprio Alemanno.

 «L’inaugurazione di un nuovo circolo – ha detto Alemanno – è sempre un momento importante e centrale nella vita politica di un partito, perché noi non siam un movimento virtuale, ma vogliamo essere radicati nel territorio. Facciamo questo attraverso il lavoro dei circoli che sono la base per fare politica a partire dalla base. Noi siamo oggi a Grosseto anche per parlare di lavoro e di immigrazione. Vogliamo più lavoro, ma lo vogliamo per gli italiani perché la presenza di stranieri rappresenta una concorrenza sleale perché si fa una corsa al ribasso su salari e stipendi».

Durante l’incontro con i giornalisti Alemanno ha anche lanciato l’appello per la manifestazione che si terrà a Roma il 14 ottobre. «Scenderemo in piazza nel corteo per il lavoro italiano e contro l’invasione straniera». Sul futuro politico del Movimento nazionale Alemanno ha poi detto: «Questa è la casa della destra, questa à la nostra missione, per questo apriamo la porta a tutti coloro che si riconoscono nei valori della destra. Un invito senza nessun spirito di conflitto perché il nostro obiettivo non è dividere ma lavorare per un centrodestra unito che se ritrova l’unione torna a vincere ad iniziare dalle regionali in Sicilia».