giovedì 14 dicembre 2017

Nuova difficile missione militare italiana, 450 soldati in Niger. Decreto in Parlamento nei prossimi giorni.


Repubblica di oggi 14 dicembre dedica le pagine 2 e 3 alla nuova missione militare italiana in Niger che impiegherà 450 uomini e 150 automezzi. "non solo per addestrare", come scrive nel titolo, ma anche per "attività di sorveglianza e controllo del territorio".

Il testo del decreto è stato inviato al Quirinale e nei prossimi giorni sarà sottoposto all' approvazione del Parlamento. 150 militari partiranno entro poche settimane, entro l' estate poi il contingente italiano "probabilmente" sostituirà il reparto francese "che occupa il caposaldo di Madama, un fortino della Legione Straniera".

In Niger ci sono le più importanti miniere di uranio del continente africano.

Sarà una missione difficile e complicata e ne sentiremo parlare molto,

" ..che però ci riguarda direttamente." come conclude l' articolo di Repubblica "perché, come ha sottolineato Gentiloni, è nel cuore dell' Africa la nuova frontiera del nostro interesse nazionale "

M.P.

mercoledì 13 dicembre 2017

Domenica il lancio della Lista Popolare. Una iniziativa che tutti i movimenti dovrebbero conoscere e sostenere


Domenica ci sarà l' assemblea di lancio per una Lista Popolare. Sono state fatte già almeno 60 assemblee territoriali, una presenza nel paese per il momento non omogenea. Assolutamente assente dai media riesce a coinvolgere però la minoranza di opinione pubblica che è entrata in contatto con l' iniziativa.

La caratteristica della lista che sarà costruita è che unisce ambienti diversi, giovani e meno giovani, movimenti e partiti.
Nell' assemblea di Roma molti sono stati gli inviti ad essere presenti nelle scuole, è intervenuto anche uno studente delle scuole superiori. Tra gli attuali 1.300 sottoscrittori del manifesto moltissime sono le presenze di disoccupati e precari.

Sintetizzo così l' attuale stato dell' esperienza:

Pochi sono informati, ma fra questi molti sono stati convinti a partecipare.
L' impostazione è quindi buona ma va allargata la conoscenza del percorso iniziato, immediatamente in quanto le elezioni potrebbero esserci a inizio marzo, 

Allo stato attuale vedo il cammino iniziato compatibile con moltissimi movimenti (ambientalisti, contro la guerra, per il lavoro, ed altri) che però conoscono poco cosa, e come, i promotori stanno facendo.

Invito quindi tutti a seguire la cosa, leggere il manifesto riportato di seguito, eventualmente aderire e diffondere informazioni perchè per il momento, purtroppo, la conoscenza di questo percorso avviene in modo molto sotterraneo.

Marco

al link di seguito si può aderire al manifesto


http://poterealpopolo.org/manifesto/


Il manifesto: Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. Siamo le donne che lottano contro la violenza maschilie, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro. Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni. Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro. Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese.
Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia.
Crediamo nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli. Pratichiamo ogni giorno la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni che non si curano dei nostri interessi. In questi anni abbiamo lottato contro i licenziamenti, il Jobs Act, la riforma Fornero e quella della Scuola e dell’Università; contro la privatizzazione e i tagli della Sanità e dei servizi pubblici; per la difesa dei beni comuni, del patrimonio pubblico e dell’ambiente da veleni, speculazioni, mafie e corruzione, per i diritti civili; contro le politiche economiche e sociali antipopolari dell’Unione Europea; contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione. Per un mondo di pace, in cui le risorse disponibili siano destinate ai bisogni sociali e non alle spese militari. E ogni giorno ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti.
Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…
Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti: la disoccupazione, il lavoro che sfrutta e umilia, le guerre, i migranti lasciati annegare in mare, la violenza maschile contro le donne, un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente, i nuovi fascismi e razzismi, la retorica della sicurezza che diventa repressione.
Abbiamo deciso di candidarci facendo tutto al contrario. Partendo dal basso, da una rete di assemblee territoriali in cui ci si possa incontrare, conoscere, unire, definire i nostri obiettivi in un programma condiviso. Vogliamo scegliere insieme persone degne, determinate, che siano in grado di far sentire una voce di protesta, che abbiano una storia credibile di lotta e impegno, che rompano quell’intreccio di affari, criminalità, clientele, privilegi, corruzione.
Potere al Popolo significa costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare. Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni.
Vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace.
Affronteremo questa campagna elettorale con gioia, umanità ed entusiasmo. Con la voglia di irrompere sulla scena politica, rivoltando i temi della campagna elettorale. Non abbiamo timore di fallire, perché continueremo a fare – prima, durante e dopo l’appuntamento elettorale – quello che abbiamo sempre fatto: essere attivi sui nostri territori. Perché ogni relazione costruita, ogni vertenza che avrà acquisito visibilità e consenso, ogni persona strappata all’apatia e alla rassegnazione per noi sono già una vittoria. Non stiamo semplicemente costruendo una lista, ma un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni.
Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?


venerdì 8 dicembre 2017

Roma: la Comunità palestinese invita a manifestare davanti all'Ambasciata USA, sabato 9 dicembre ore 11-13



Sabato 9 dicembre alle ore 11.00 in via Bissolati (altezza ambasciata Usa, vicino a Via Veneto), la Comunità palestinese di Roma e del Lazio invita tutti a manifestare contro la decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele in violazione al diritto internazionale.

mercoledì 6 dicembre 2017

Padre A.Zanotelli - Armi: è questo il nostro Natale di pace ?



Editoriale ilDialogo.org---
di Alex Zanotelli
Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria(parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa , che il 5 settembre scorso è stata trasformata nell’Hubcontro il terrorismo( centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, così vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti.Ad Amendola(Foggia) è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35 armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale mondiale dei droni. E sempre in Sicilia, a Niscemi (Trapani) è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il cosidetto MUOS.Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio. (Non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!).

Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare. Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa : 5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate , con sede a Centocelle(Roma).
L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro!
Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più.

Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana: Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’ 8° posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015! Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, ottima piazzista d’armi. E abbiamo venduto armi a tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce. Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU. (Tutto questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!) L’Italia ha venduto armi al Qatar e agli Emirati Arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!). Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait.
Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere : siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.

Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare la militarizzazione della UE. E’ stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che a regime svilupperà 5,5 miliardi di investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare. Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la” PESCO-Cooperazione strutturata permanente” della UE nel settore militare(la Shengen della Difesa!). “Rafforzare l’Europa della Difesa – afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della UE, per gli Affari Esteri- rafforza anche la NATO.”

La NATO, di cui la UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia destina oggi 1,2 % del Pil per la Difesa. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di Sì al diktat di Trump. Così l’Italia arriverà a spendere100 milioni al giorno in armi. Così la NATO trionfa,mentre è in forse il futuro della UE. Infatti è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria, in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia. La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili.” E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico.

Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B-61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B 61-12 . Il Ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi solo a Ghedi potremo avere sessantina di B61-12 , il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima! Nel silenzio più totale!
Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo.E’ una vergogna nazionale.

Siamo grati a Papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari.

Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace. Ma purtropo ognuno fa la sua strada.

E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani? E che dire della parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?”
“Siamo vicini al Natale- ci ammonisce Papa Francesco- ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi…tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!”
Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti radicalmente questa economia di guerra.
Alex Zanotelli
Napoli, 5 dicembre 2017



lunedì 4 dicembre 2017

Tra M5S, Potere al popolo, Grasso. Rimettere guerre e disarmo nel dibattito politico, ricordando i governi Prodi-D’Alema.

9 giugno 2007 - 100.000 manifestanti contro Bush convocati da gruppi e singoli indipendenti dalla sinistra istituzionale

I temi della guerra e del disarmo sono usciti dal dibattito politico italiano dal secondo governo Prodi (2006-2008). Negli ultimi due decenni sono passati dal picco massimo di centralità nelle settimane prima della seconda guerra d’ aggressione all’ Iraq, inizio 2003, al picco minimo dell’ estate 2011, quando dall’ Italia partivano i bombardamenti contro le città libiche…per difendere i civili libici.

Il motivo principale della scomparsa di questi argomenti dalla politica italiana è che costituiscono un problema per chi, “sinistra” o M5S, vuole essere ammesso al governo del nostro paese, membro della NATO e su molti temi eterodiretto dall’ Unione Europea.
Un soggetto quest’ ultimo difficile da definire ma che sicuramente non è l’ unione dei popoli europei. Tanto che le opinioni del Parlamento Europeo, unica espressione dell’ UE che dipende anche dai popoli dei paesi membri, non hanno nessuno valore, vedi le mozioni approvate contro la vendita di armi all’ Arabia saudita.

In questo momento storico però le guerre e il riarmo sono attualissimi e dovremmo cercare di inserirli di nuovo nella posizione centrale, che meritano, della discussione politica.
Tre sono i soggetti che in queste settimane si stanno attivando per le prossime elezioni e che dovrebbero essere sollecitati a posizioni chiare su guerre e disarmo: M5S, Lista Grasso, Lista “Potere al popolo” (nome provvisorio).

Nella bozza di programma di Potere al popolo troviamo

“ – ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare (ovvero: la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari; l’adesione e sostegno dell’Italia al programma di messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo; il ritiro delle missioni militari all’estero; la cancellazione del programma F35, del MUOS, degli altri programmi e basi di guerra);

Indubbiamente questa aggregazione non aspira al consenso dei poteri militari e finanziari che condizionano gli altri candidati al governo del paese. Non è ancora sicura però la sua presenza sulla scheda elettorale, dovendosi misurare con la raccolta delle firme e con la convivenza tra soggetti molto diversi nella loro natura anche se condividono obbiettivi comuni. Spero che questo esperimento si concretizzi e farò il poco che posso fare in questa direzione. Nell’ insieme di forze diverse che concorrono a formare questa aggregazione potrebbe essere presente anche un collettivo finalizzato, in modo dichiarato e non agendo da lobby, a portare avanti il tema delle guerre e del disarmo.

Il M5S e la lista Grasso dovrebbero invece essere sollecitate a chiarire con precisione le loro posizioni. Puntano in modo evidente a rimanere ambigui su molti temi attinenti a guerre e disarmo, spiegare le loro contraddizioni merita uno spazio ampio e non riesco a farlo ora. Ma  non dobbiamo permettere quest’ ambiguità, dobbiamo costringerli a posizioni ben definite su tutti gli aspetti che riguardano i conflitti armati e la politica internazionale.

Vedremo come si svilupperà il dibattito politico ed elettorale, spero però che in molti, ognuno con le sue opinioni e competenze, si impegneranno a non tenere le guerre fuori dal gigantesco mare di parole che già sta sommergendoci. Guerre alle quali anche oggi il nostro paese sta partecipando in varie forme.


Rocco Casadio

giovedì 30 novembre 2017

Cancellata la scritta West dopo Jerusalem. Il Giro d' Italia in poche ore esaudisce la richiesta israeliana.


Cancellata la scritta West dopo Jerusalem sul sito del Giro d' Italia.
La richiesta del governo israeliano è stata esaudita nel giro di poche ore.

Nel post precedente l' immagine del percorso che era visibile questa mattina attorno alle 10.00.

Israele chiede di cancellare "Gerusalemme Ovest" dal sito del Giro d'Italia. Come nacquero Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest.

Israele chiede di cancellare la scritta West Jerusalem dal sito del Giro d' Italia minacciando di non concedere i finanziamenti promessi.

I ministri israeliani ritengono infatti che esista una sola Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele.

La questione potrebbe avere un grande impatto mediatico. Vedremo gli sviluppi.

M.P.

Dal sito il Post,
Gerusalemme est sono le zone conquista da Israele nel 1967 che l' Onu considera territori occupati.

Un po’ di storia

Gerusalemme è di fatto divisa in due dal 1949, dalla fine della prima guerra combattuta fra arabi e israeliani e vinta dagli israeliani (negli anni precedenti a Gerusalemme convivevano arabi, israeliani e cristiani e l’intera zona conosciuta come Israele e Palestina era unita).

L’armistizio sancì che Israele si tenesse la parte ovest della città – che ancora oggi è totalmente israeliana e ricorda molto una città “occidentale” – mentre la Giordania, che durante la guerra aveva occupato parte di Gerusalemme e dell’odierna Cisgiordania, mantenesse il controllo della parte est della città, quella palestinese, che tuttora è abitata in prevalenza da arabi. Fra Gerusalemme ovest e Gerusalemme est fu tracciato un confine, chiamato Green Line.

 La situazione è cambiata nel 1967, al termine della cosiddetta Guerra dei sei giorni: Israele vinse anche quella guerra e conquistò diversi territori fra cui Gerusalemme est, di cui tutt’oggi mantiene il controllo militare assieme ad un’ampia zona di quartieri limitrofi (che oggi sono stati “inglobati” nel territorio che Israele considera Gerusalemme est).

L’ONU e i principali paesi occidentali non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est a Israele, mentre invece hanno riconosciuto le conquiste del 1948: di conseguenza considerano Gerusalemme est del nuovo stato della Palestina ma occupato da Israele. La Green line da allora è il punto di partenza per le negoziazioni di pace fra Israele e Palestina.