giovedì 25 maggio 2017

A mia insaputa, ho tentato di bloccare il corteo che accompagnava Trump ed ho fratturato un dito a un ispettore di polizia.


Secondo l' autorevole Corriere della Sera on line, Sky, AdnKronos, io avrei tentato di bloccare il corteo che scortava il presidente USA Donald Trump e avrei fratturato un dito a un ispettore di polizia.

La breve azione nonviolenta, urlavo, ma nessuno dormiva nei paraggi in quel momento, l' ho fatta il giorno 24 maggio, e la notte tra il 23 e 24 maggio e la successiva tra il 24 e 25 maggio, l' ho trascorsa in un ospedale facendo compagnia ad una persona convalescente dopo una operazione chirurgica.
Solo da pochi minuti ho letto i resoconti di alcuni media sul tentativo del nostro piccolo gruppo Rete No War di aprire uno striscione al passaggio del corteo di auto che accompagnava  Donald Trump.

Intervengo quindi per la prima volta e in modo telegrafico sulla vicenda.

Il mio proposito, non andato a buon fine, era di aggrapparmi allo striscione che sarebbe stato aperto  e di tenerlo in un modo che fosse leggibile e fotografabile il piu' a lungo possibile, cioè non più di 10, 15 secondi. Non avevo davvero nessuna intenzione di bloccare il corteo presidenziale, come è stato scritto da Corriere della Sera on line, AdnKronos e Sky, , e non mi sono accorto di aver causato lesioni a nessuno.

Visto come si è svolta invece l' azione, non ho neanche sfiorato lo striscione ed ho urlato, "Soldi agli ospedali e alle scuole, no al riarmo atomico". Poi, in un modo concitato ma a mio avviso chiaramente comprensibile, ho urlato anche che oggi, 25 maggio, a Bruxelles il presidente USA Trump avrebbe chiesto più soldi in armamenti ai paesi membri della Nato, quindi anche all' Italia,  e l' Italia avrebbe dovuto dire NO a questa richiesta.

Ho poi tentato di accennare al Conferenza ONU che a New York tra poche settimane potrebbe mettere fuori legge le armi atomiche. Una iniziativa portata avanti da un centinaio di paesi e alla quale purtroppo il nostro paese si oppone.

In un cartello che avevo nella borsa e che ho tentato di mostrare era scritto.

L' Italia dica
No al riarmo
chiesto
da Trump

Insomma per ora scrivo solo quello avevo intenzione di fare e quello che ho effettivamente detto, urlato.

Mi riprometto nei prossimi giorni di tornare in modo pacato sugli argomenti, So che arrivo direttamente solo a poche persone, ma sono certissimo di dire cose giuste.
Se le dico solo io l' effetto è nullo, se le portassimo avanti in tanti invece si riuscirebbe a fare qualcosa di utile.

Marco Palombo

martedì 23 maggio 2017

Trattato ONU per bando armi nucleari, una prima traduzione italiana


Qui di seguito una prima traduzione in italiano del testo della Convenzione per il bando delle armi nucleari presentato oggi (22 maggio 2017) dalla presidentessa della Conferenza ONU, Elayne Whyte Gómez .
Il sottoscritto si è preso la responsabilità di ometterne parti tecniche e dettagli a suo parere non determinanti per la comprensione e la valutazione della sua sostanza.

Alfonso Navarra

Gli Stati parte della presente Convenzione

(...)
Basandosi sui principi e le regole del diritto umanitario internazionale,
soprattutto il principio che non c'è per le parti di un conflitto armato il diritto a scegliere mezzi illimitati, che prescindano ad esempio dal danno all'ambiente naturale che può essere procurato, sino a pregiudicare la salute o la sopravvivenza della popolazione;
Dichiarando che qualsiasi uso di armi nucleari sarebbe contrario alle regole di
Diritto internazionale applicabili nei conflitti armati e in particolare ai principi e alle regole
Del diritto umanitario;
(...)
Tenendo presente che il divieto di armi nucleari sarebbe un importante
Contributo al disarmo nucleare globale;
Sottolineando la necessità urgente di ottenere ulteriori misure efficaci di disarmo nucleare
per facilitare l'eliminazione dagli arsenali nazionali delle armi nucleari;
(...)
Riaffermando l'importanza fondamentale del Trattato sulla non proliferazione delle Armi nucleari come pietra angolare della non proliferazione nucleare internazionale;
(...)
Sottolineando il ruolo della coscienza pubblica nell'avanzamento dei principi di umanità, come dimostrano gli sforzi intrapresi per l'eliminazione totale delle armi nucleari da parte di numerose ONG e dagli hibakusha;
hanno convenuto su quanto segue:
Articolo 1 - Obblighi generali
1. Ciascuno Stato Parte in nessun caso dovrà mai:
A) sviluppare, produrre, altrimenti acquisire, possedere o depositare armi nucleari
o altri dispositivi nucleari esplosivi;
(B) trasferire direttamente o indirettamente a qualsiasi destinatario armi nucleari o altri esplosivi nucleari, nè dispositivi collegati al loro controllo;
(C) Ricevere direttamente o indirettamente il trasferimento o il controllo di armi nucleari o di altri Dispositivi nucleari esplosivi;
D) Usare armi nucleari;
E) eseguire qualsiasi esplosione di prova di armi nucleari o qualsiasi altra esplosione nucleare;
(F) Assistere, incoraggiare o indurre, in qualsiasi modo, chiunque a impegnarsi in qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione;
(G) richiedere o ricevere assistenza in qualsiasi modo da chiunque per impegnarsi in qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione.
2. Ciascuno Stato Parte si impegna a vietare e impedire nel proprio territorio o in qualsiasi luogo sotto la sua giurisdizione o controllo:
A) qualsiasi installazione, installazione o diffusione di armi nucleari o di altri Dispositivi nucleari esplosivi;
(B) qualsiasi esplosione di prova di armi nucleari o qualsiasi altra esplosione nucleare.

Articolo 2 - Dichiarazioni
1. Ciascuno Stato Parte sottopone al Segretario Generale delle Nazioni Unite,
Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente Convenzione, una dichiarazione che attesti se ha prodotto, posseduto o altrimenti acquisito Armi o altri dispositivi nucleari esplosivi dopo il 5 dicembre 2001.
2. Il segretario generale delle Nazioni Unite trasmette tutte queste dichiarazioni
ricevute agli Stati parte.
Articolo 3 - Misure di salvaguardia
Ciascuno Stato Parte si impegna ad accettare salvaguardie, al fine di prevenire la
Diversione dell'energia nucleare da usi pacifici alle armi nucleari o ad altri
Dispositivi nucleari esplosivi, come previsto nell'allegato della presente Convenzione.

Articolo 4 - Misure per gli Stati che hanno eliminato le loro armi nucleari
1. Ciascuno Stato Parte che ha fabbricato, posseduto o altrimenti acquisito armi nucleari
o altri dispositivi esplosivi nucleari dopo il 5 dicembre 2001, eliminando del tutto
Tali armi o dispositivi esplosivi prima dell'entrata in vigore della Convenzione stessa,
si impegna a cooperare con l 'Agenzia internazionale per l' energia atomica ai fini di
verifica della completezza del suo inventario di materiale nucleare e nucleare
installazioni
(...)

Articolo 5 (riassunto) - Misure per situazioni non contemplate dall'articolo 4
Proposte di ulteriori misure efficaci relative al disarmo nucleare, tra cui
Disposizioni per l'eliminazione verificata e irreversibile di qualsiasi arma nucleare rimanente
possono essere esaminati nelle riunioni degli Stati Parte o in Convegni di revisione.
La conferenza può concordare protocolli aggiuntivi che saranno adottati e allegati alla
Convenzione in conformità delle sue disposizioni.

Articolo 6 (riassunto) - Assistenza
1. Ciascuno Stato Parte in grado di farlo deve riguardare gli individui colpiti dall'uso o la sperimentazione di armi nucleari nelle zone sotto la sua giurisdizione o controllo, conformemente alla legge internazionale applicabile sui diritti umani (...)
2. Ciascuno Stato Parte contaminato a seguito di attività relative alla sperimentazione o all'uso di armi nucleari o di altri dispositivi nucleari esplosivi ha il diritto di richiedere e di ricevere assistenza nei confronti del risanamento ambientale delle aree così contaminate.
3. Tale assistenza può essere fornita, tra l'altro, attraverso il sistema delle Nazioni Unite,
le Organizzazioni o istituzioni internazionali, regionali o nazionali, le Organizzazioni o istituzioni non governative, o su base bilaterale.
Articolo 7 - Attuazione nazionale
1. Ciascuno Stato Parte adotta, conformemente ai suoi procedimenti costituzionali, la Convenzione e le Misure necessarie per attuare gli obblighi derivanti dalla presente Convenzione.
2. Ciascuno Stato Parte prende tutte le opportune misure legali, amministrative e di altro tipo, tra cui l'imposizione di sanzioni penali, per prevenire e sopprimere qualsiasi attività vietata a norma della presente Convenzione intrapresa da persone o territori sotto la sua giurisdizione o controllo.
Articolo 8 - Cooperazione internazionale
1. Ciascuno Stato Parte collabora con altri Stati Parti per facilitare la cooperazione nell' Attuazione degli obblighi della presente Convenzione.
2. Nell'adempimento degli obblighi derivanti dalla presente Convenzione, ciascuno Stato Parte ha il diritto di cercare e ricevere assistenza.

Articolo 9 (riassunto) - Incontri degli Stati Parte
1. Gli Stati parte si riuniscono regolarmente per esaminare e, se necessario, prendere decisioni riguardo a qualsiasi questione riguardo all'applicazione o all'attuazione della presente Convenzione.
2. La prima riunione degli Stati parti è convocata dal segretario generale delle Nazioni Unite entro un anno dall'entrata in vigore della presente convenzione. Ulteriori riunioni degli Stati parti sono convocate dal Segretario generale ONU su base biennale, salvo diversa convenzione degli Stati Parti.
3. Dopo un periodo di cinque anni a decorrere dall'entrata in vigore della presente Convenzione, gli Stati Parte possono decidere di convocare una conferenza per esaminarne l'efficacia riguardo l'obiettivo della effettiva eliminazione delle armi nucleari.
4. Stati che non fanno parte di questa Convenzione, nonché delle Nazioni Unite, altre pertinenti Organizzazioni o istituzioni internazionali, organizzazioni regionali, internazionali
Il Comitato della Croce Rossa e le organizzazioni non governative pertinenti sono invitate a partecipare alle riunioni degli Stati Parti e alle Conferenze di Riesame come osservatori.

Articolo 10 (riassunto) - Costi
1. I costi delle riunioni degli Stati parti e delle Conferenze di riesame sono
Sostenuti dagli Stati partecipanti e dagli Stati non partecipanti alla presente Convenzione.
2. I costi sostenuti dal segretario generale delle Nazioni Unite ai sensi dell'articolo 2 del
La presente Convenzione sarà a carico degli Stati parti.

Articolo 11 - Emendamenti - Articolo 12 - dispute: omissis

Articolo 13 - Universalità
Ciascuno Stato parte incoraggia gli Stati che non sono parte di questa Convenzione a ratificare, accettare, approvare o aderire alla presente Convenzione, allo scopo di procurare l'adesione di tutti Stati della presente Convenzione.
Articolo 14 - Firma
La presente Convenzione è aperta alla firma a tutti gli Stati prima della sua entrata in vigore.
Articolo 15 - Ratifica
La presente convenzione sarà sottoposta alla ratifica da parte degli Stati firmatari.
Articolo 16 - Entrata in vigore
La presente Convenzione entrerà in vigore 90 giorni dopo il momento del deposito presso il depositario del quarto strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
Articolo 17- Riserve
Gli articoli della presente Convenzione non sono soggetti a riserve.
Articolo 18 - Durata
1- La presente Convenzione è di durata illimitata.
2. - Ciascuno Stato Parte, nell'esercizio della propria sovranità nazionale, ha il diritto di
Ritirare dalla Convenzione se decide che eventi straordinari, relativi all' Oggetto della presente Convenzione, hanno compromesso gli interessi supremi del suo paese.
Deve notificare tale ritiro a tutte le altre Parti della Convenzione e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite tre mesi prima.
Articolo 19 - Rapporti con altri accordi
La presente Convenzione non pregiudica i diritti e gli obblighi degli Stati Parti
Nel quadro del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari.
Articolo 20 - Depositario
Il segretario generale delle Nazioni Unite è designato come Depositario della presente Convenzione.
Articolo 21 - Testi autentici
I testi arabi, cinesi, inglese, francese, russo e spagnolo della presente Convenzione
sono ugualmente autentici.
Annesso - Misure di salvaguardia (riassunto)
1. Le procedure per le salvaguardie previste dall'articolo 3 sono rispettate in riferimento al materiale fissile , sia che sia prodotto, trasformato o usato in una qualsiasi grande centrale nucleare sia al di fuori di tale struttura. Le garanzie richieste dall'articolo 3 si applicano a tutti i materiali fissili in tutte le attività nucleari pacifiche nel territorio di tale Stato.
(...)
3. Ciascuno Stato Parte si impegna a non fornire materiali fissili, oppure Attrezzature o materiali appositamente progettati o preparati per la trasformazione, l 'uso o la produzione di speciale materiale fissile per scopi pacifici senza rispettare le procedure previste dal TNP.

Bando ONU armi nucleari - La bozza di testo da discutere ed approvare



Da Alfonso Navarra

21 maggio 2017

PRONTO IL TESTO BASE DA DISCUTERE A NEW YORK PER IL BANDO ONU DEGLI ORDIGNI NUCLEARI

Elayne Whyte Gómez, l'ambasciatrice del Costa Rica che presiede la Conferenza ONU per il bando delle armi nucleari, oggi ha presentato a Ginevra la bozza di un Trattato in questo senso ai diplomatici ed agli esponenti della società civile. 

La bozza è stata redatta  sulla base della discussione svoltasi durante il primo round di negoziati tenutisi al Palazzo di Vetro di New York dal 27 al 31 marzo, con la partecipazione di 132 Stati. 
I negoziati continueranno dal 15 giugno al 7 luglio, con la citata bozza come base.

Per scaricare il testo in discussione del Trattato:

United Nations conference to negotiate a legally binding instrument to prohibit nuclear weapons, leading towards their total elimination

22 May 2017

Original: English New York,

27-31 March 2017 and 15 June-7 July 2017

Draft Convention on the Prohibition of Nuclear Weapons

Submitted by the President of the Conference

The States Parties to this Convention,

Deeply concerned
about the catastrophic humanitarian consequences that would result from any use of nuclear weapons and the consequent need to make every effort to ensure that nuclear weapons are never used again under any circumstances,

Cognizant
that the catastrophic consequences of nuclear weapons transcend national borders, pose grave implications for human survival, the environment, socioeconomic development, the global economy, food security and for the health of future generations, and of the disproportionate impact of ionizing radiation on maternal health and on girls,

Mindful
of the suffering of the victims of the use of nuclear weapons (Hibakusha) as well as of those affected by the testing of nuclear weapons,

Basing themselves
on the principles and rules of international humanitarian law, in particular the principle that the right of parties to an armed conflict to choose methods or means of warfare is not unlimited and the rule that care shall be taken in warfare to protect the natural environment against widespread, long term and severe damage, including a prohibition of the use of methods or means of warfare which are intended or may be expected to cause such damage to the natural environment and thereby to prejudice the health or survival of the population,

Declaring
t any use of nuclear weapons would be contrary to the rules of international law applicable in armed conflict, and in particular the principles and rules of humanitarian law,

Reaffirming
that in cases not covered by this convention, civilians and combatants remain under the protection and authority of the principles of international law derived from established custom, from the principles of humanity and from the dictates of public conscience,

Determined
to contribute to the realization of the purposes and principles of the Charter of the United Nations, 2 A/CONF.229/2017/CRP.1

Bearing in mind
that the prohibition of nuclear weapons would be an important contribution towards comprehensive nuclear disarmament,

Stressing
the urgent need to achieve further effective measures of nuclear disarmament in order to facilitate the elimination from national arsenals of nuclear weapons and the means of their delivery,

Determined
to act towards that end,

Determined
also to act with a view to achieving effective progress towards general and complete disarmament under strict and effective international control,

Affirming
that there exists an obligation to pursue in good faith and bring to a conclusion negotiations leading to nuclear disarmament in all its aspects under strict and effective international control,

Reaffirming
 the crucial importance of the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons as the cornerstone of the international nuclear non-proliferation regime and an essential foundation for the pursuit of nuclear disarmament, the vital importance of the Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty as a core element of the nuclear disarmament and non-proliferation regime, and the contribution of the treaties establishing nuclear-weapon-free zones toward strengthening the nuclear nonproliferation regime and to realizing the objective of nuclear disarmament,

Stressing
the role of public conscience in the furthering of the principles of humanity as evidenced by the call for the total elimination of nuclear weapons and recognizing the efforts to that end undertaken by the United Nations, the International Committee of the Red Cross, numerous non-governmental organizations and the Hibakusha,

Have agreed as follows:

Article 1
General obligations

 1. Each State Party undertakes never under any circumstances to: (a) Develop, produce, manufacture, otherwise acquire, possess or stockpile nuclear weapons or other nuclear explosive devices; (b) Transfer to any recipient whatsoever nuclear weapons or other nuclear explosive devices or control over such weapons or explosive devices directly, or indirectly; (c) Receive the transfer or control over nuclear weapons or other nuclear explosive devices directly, or indirectly; (d) Use nuclear weapons; (e) Carry out any nuclear weapon test explosion or any other nuclear explosion; (f) Assist, encourage, or induce, in any way, anyone to engage in any activity prohibited to a State Party under this Convention;

3 A/CONF.229/2017/CRP.1 (g) Seek or receive any assistance, in any way, from anyone to engage in any activity prohibited to a State Party under this Convention.

2. Each State Party undertakes to prohibit and prevent in its territory or at any place under its jurisdiction or control: (a) Any stationing, installation or deployment of any nuclear weapons or other nuclear explosive devices; (b) Any nuclear weapon test explosion or any other nuclear explosion.

Article 2 Declarations

1. Each State Party shall submit to the Secretary-General of the United Nations, not later than 30 days after this Convention enters into force for it a declaration in which it shall declare whether it has manufactured, possessed or otherwise acquired nuclear weapons or other nuclear explosive devices after 5 December 2001.

2. The Secretary-General of the United Nations shall transmit all such declarations received to the States Parties.

Article 3 Safeguards

Each State Party undertakes to accept safeguards, with a view to preventing diversion of nuclear energy from peaceful uses to nuclear weapons or other nuclear explosive devices, as provided in the Annex to this Convention. Article 4 Measures for States that have eliminated their nuclear weapons 1. Each State Party that has manufactured, possessed or otherwise acquired nuclear weapons or other nuclear explosive devices after 5 December 2001, and eliminated all such weapons or explosive devices prior to the entry into force of the Convention for it, undertakes to cooperate with the International Atomic Energy Agency for the purpose of verification of the completeness of its inventory of nuclear material and nuclear installations. 2. Unless otherwise agreed by the States Parties, arrangements necessary for the verification required by this Article shall be concluded in an agreement between the State Party and the International Atomic Energy Agency. Negotiation of such an agreement shall commence within 180 days of the submission of the declaration provided for in Article 2. Such agreements shall enter into force not later than eighteen months after the date of the initiation of negotiations. 3. For the purpose of performing the verification required by this Article, the International Atomic Energy Agency shall be provided with full access to any location or facility associated with a nuclear weapon programme and shall have the right to request access on a case-by-case basis to other locations or facilities that the Agency may wish to visit. 4 A/CONF.229/2017/CRP.1 Article 5 Measures for situations not covered by

Article 4
Proposals for further effective measures relating to nuclear disarmament, including provisions for the verified and irreversible elimination of any remaining nuclear weapon programmes under strict and effective international control, which may take the form of additional protocols to this Convention, may be considered at the Meetings of States Parties or Review Conferences. All States represented at the meeting or review conference may participate fully in such consideration. The meeting or review conference may agree upon additional protocols which shall be adopted and annexed to the Convention in accordance with its provisions.

Article 6 Assistance
1. Each State Party in a position to do so shall with respect to individuals affected by the use or testing of nuclear weapons in areas under its jurisdiction or control, in accordance with applicable international humanitarian and human rights law, adequately provide age- and gender-sensitive assistance, including medical care, rehabilitation and psychological support, as well as provide for their social and economic inclusion. 2. Each State Party with respect to areas under its jurisdiction or control contaminated as a result of activities related to the testing or use of nuclear weapons or other nuclear explosive devices, shall have the right to request and to receive assistance toward the environmental remediation of areas so contaminated. 3. Such assistance may be provided, inter alia, through the United Nations system, international, regional or national organizations or institutions, non -governmental organizations or institutions, or on a bilateral basis.

Article 7
National implementation

1. Each State Party shall, in accordance with its constitutional processes, adopt the necessary measures to implement its obligations under this Convention. 2. Each State Party shall take all appropriate legal, administrative and other measures, including the imposition of penal sanctions, to prevent and suppress any activity prohibited to a State Party under this Convention undertaken by persons or on territory under its jurisdiction or control.

Article 8
International cooperation

1. Each State Party shall cooperate with other States Parties to facilitate the implementation of the obligations of this Convention. 2. In fulfilling its obligations under this Convention each State Party has the right to seek and receive assistance. 5 A/CONF.229/2017/CRP.1

Article 9
Meeting of States Parties

1. The States Parties shall meet regularly in order to consider and, where necessary, take decisions in respect of any matter with regard to the application or implementation of this Convention and on the further elaboration of effective measure s for nuclear disarmament, including: (a) The operation and status of this Convention; (b) Reports by States Parties on the implementation of their obligations under this Convention; (c) Matters arising from the declarations submitted under Article 2 of this Convention; (d) Proposals for effective measures relating to nuclear disarmament, including provisions for the verified and irreversible elimination of nuclear weapon programmes, including additional protocols to this Convention. 2. The first Meeting of States Parties shall be convened by the Secretary-General of the United Nations within one year of the entry into force of this Convention. Further Meetings of States Parties shall be convened by the Secretary-General of the United Nations on a biennial basis, unless otherwise agreed by the States Parties. 3. After a period of five years following the entry into force of this Convention, the Meetings of States Parties may decide to convene a conference to review the operation of this Convention with a view to assuring that the purposes of the preamble and the provisions of the Convention, including the provisions concerning negotiations on effective measures for nuclear disarmament, are being realized. 4. States not party to this Convention, as well as the United Nations, other relevant international organizations or institutions, regional organizations, the International Committee of the Red Cross and relevant non-governmental organizations may be invited to attend the Meetings of States Parties and the Review Conferences as observers. Article 10 Costs 1. The costs of the Meetings of the States Parties and the Review Conferences shall be borne by the States Parties and States not parties to this Convention participating therein, in accordance with the United Nations scale of assessment adjusted appropriately. 2. The costs incurred by the Secretary-General of the United Nations under Article 2 of this Convention shall be borne by the States Parties in accordance with the United Nations scale of assessment adjusted appropriately. 6 A/CONF.229/2017/CRP.1 Article 11 Amendments 1. At the Meetings of States Parties or Review Conferences consideration may be given to any proposal for amendments of this Convention. The meeting or review conference may agree upon amendments which shall be adopted by a majority of twothirds of the States Parties present and voting at the meeting or review conference. 2. The amendment shall enter into force for each State Party that deposits its instrument of ratification of the amendment upon the deposit of such instruments of ratification by a majority of the States Parties. Thereafter, it shall enter into force for any other State Party upon the deposit of its instrument of ratification of the amendment.

Article 12 Settlement of disputes 1. When a dispute arises between two or more States Parties relating to the interpretation or application of this Convention, the parties concerned shall consult together with a view to the expeditious settlement of the dispute by negotiation or by other peaceful means of the parties’ choice, including recourse to the Meetings of States Parties and, by mutual consent, referral to the International Court of Justice in conformity with the Statute of the Court. 2. The Meeting of States Parties may contribute to the settlement of the dispute by whatever means it deems appropriate, including offering its good offices, calling upon the States Parties concerned to start the settlement procedure of their choice and recommending a time limit for any agreed procedure.

Article 13
Universality Each State Party shall encourage States not party to this Convention to ratify, accept, approve or accede to this Convention, with the goal of attracting the adherence of all States to this Convention.

Article 14 Signature This Convention shall be open for signature to all States before its entry into force.

Article 15 Ratification This Convention shall be subject to ratification by signatory States.

Article 16 Entry into force

1. This Convention shall enter into force 90 days after the fortieth instrument of ratification, acceptance, approval or accession has been deposited. 7 A/CONF.229/2017/CRP.1 2. For any State that deposits its instrument of ratification, acceptance, approval or accession after the date of the deposit of the fortieth instrument of ratification, acceptance, approval or accession, this Convention shall enter into force 90 days after the date on which that State has deposited its instrument of ratification, acceptance, approval or accession.

Article 17

Reservations The Articles of this Convention shall not be subject to reservations.

Article 18 Duration

1. This Convention shall be of unlimited duration. 2. Each State Party shall in exercising its national sovereignty have the right to withdraw from the Convention if it decides that extraordinary events, related to the subject matter of this Convention, have jeopardized the supreme interests of its country. It shall give notice of such withdrawal to all other Parties to the Convention and to the United Nations Security Council three months in advance. Such notice shall include a statement of the extraordinary events it regards as having jeopardized its supreme interests. 3. Such withdrawal shall only take effect three months after the receipt of the instrument of withdrawal by the Depositary. If, however, on the expiry of that threemonth period, the withdrawing State Party is engaged in the situations referred to in Article 2 common to the Geneva Conventions of 12 August 1949 for the Protection of War Victims, including any situation described in paragraph 4 of Article 1 of Additional Protocol I to these Conventions, the Party shall continue to be bound by the obligations of this Convention and of any annexed Protocols until the end of the armed conflict or occupation.

Article 19
Relations with other agreements

This Convention does not affect the rights and obligations of the States Parties under the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons.

Article 20
Depositary The Secretary-General of the United Nations is hereby designated as the Depositary of this Convention.

Article 21

Authentic texts The Arabic, Chinese, English, French, Russian and Spanish texts of this Convention shall be equally authentic.

8 A/CONF.229/2017/CRP.
1 Annex Safeguards 1. Procedures for the safeguards required by Article 3 shall be followed with respect to source or special fissionable material whether it is being produced, processed or used in any principal nuclear facility or is outside any such facility. The safeguards required by Article 3 shall be applied on all source or special fissionable material in all peaceful nuclear activities within the territory of such State, under its jurisdiction, or carried out under its control anywhere. 2. The Agreement referred to in paragraph 1 above shall be, or shall be equivalent in its scope and effect to, the agreement required in connection with the Treaty on the NonProliferation of Nuclear Weapons (INFCIRC/153 (corrected)). Each State Party shall take all appropriate steps to ensure that such agreement is in force for it not later than eighteen months after the date of entry into force for that State Party of this Convention. 3. Each State Party undertakes not to provide source or special fissionable material, or equipment or material especially designed or prepared for the processing, use or production of special fissionable material for peaceful purposes to: (a) any non-nuclear-weapon State party to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons unless subject to the safeguards required by Article III.1 of that Treaty; (b) any other State unless such material or equipment is subject to applicable safeguards agreements with the International Atomic Energy Agency and shall be used for exclusively peaceful purposes.

lunedì 15 maggio 2017

Per il Venezuela, contro la violenza golpista della destra mercoled' 17 maggio, piazza delle 5 lune.



Nella foto: Fidel Castro e Salvator Allende

Roma, mercoledi 17 maggio dalle 14 alle 17,30, piazza delle 5 lune. Movimenti, associazioni e partiti in solidarietà con la rivoluzione bolivariana manifestano per la pace in Venezuela:
  1. CONTRO LA VIOLENZA GOLPISTA DELLA DESTRA IN VENEZUELA
  2. CONTRO LE INGERENZE ESTERNE DEGLI STATI UNITI, DELLA UE E LORO ALLEATI
  3. CONTRO L'INFORMAZIONE A SENSO UNICO, CON MENZOGNE, NOTIZIE NON VERIFICATE, OMISSIONI
  4. A SOSTEGNO DEL DIALOGO DI PACE SOSTENUTO ANCHE DAL PAPA
  5. PER IL CONSOLIDAMENTO DELLE CONQUISTE SOCIALI PROMOSSE DA CHAVEZ E MADURO
Il 17 maggio 2017, h.15, il ministro Angelino Alfano riferisce in Parlamento a proposito della situazione in Venezuela.
Da oltre un mese, da quando sono iniziate le proteste e i disordini nelle strade delle città venezuelane, i media mainstream, governi e politici dell’Occidente o dall’Occidente controllati, Ong e alcune commissioni internazionali ripetono: «Manifestanti pacifici massacrati dalla polizia e dai colectivos pro-regime».
In realtà – ed è un copione tante volte visto, anche negli ultimi anni - non sono affatto pacifici molti dei manifestanti organizzati dalle destre con l’intento di destabilizzare il paese. Nel 2002 fu ordito contro l’ex presidente Chavez un vero e proprio golpe e nel 2014 le stesse destre organizzarono contro l’attuale presidente Maduro le guarimbas (caos violento nelle strade). Settori dell’opposizione venezuelana continuano ad agire in maniera violenta e con atti terroristici concentrati in alcuni centri urbani nei

quali governa l’opposizione, con l'appoggio delle autorità locali a loro affini. Moltissimi soggetti, incappucciati e armati di bastoni, pietre e petardi, assaltano strutture pubbliche (anche ospedali, asili nidi, cliniche veterinaie ambulanti), distruggono beni collettivi, saccheggiano, aggrediscono la Guardia Nazionale Bolivariana. Un esame dettagliato delle decine di morti smonta la versione di «Maduro che fa sparare sulla folla». Del resto la polizia non è armata, usa solo lacrimogeni e idranti (e, come si vede nei video, in reazione ad aggressioni). La maggior parte dei morti è imputabile all’opposizione (e ai cecchini, come nel copione ucraino); aumentano i femminicidi politici; i (pochi) responsabili di uso eccessivo della forza fra le forze dell’ordine sono sotto inchiesta e detenuti. Ma la mistificazione è tale che anche manifestanti chavisti uccisi diventano, per i media, attivisti dell'opposizione massacrati dal regime.

La destra, che nelle sue mosse dentro e fuori dal Parlamento ignora le regole della Costituzione (ad esempio in materia di referendum revocatorio del presidente), accusa assurdamente di «golpe» il governo che ha convocato una nuova Assemblea Costituente.

Anche altre accuse rilevano della manipolazione: il cosiddetto «attacco alla libertà di stampa» è ridicolo, quando sia all’interno del Venezuela che fuori, i media privati e Internet sono il megafono dell’opposizione. Così come l’accusa di «dittatura» e «popolazione portata alla miseria e alla fame»: dal 1999, il governo bolivariano e chavista ha compiuto progressi sociali riconosciuti a livello internazionale, anche se negli ultimi anni una grave crisi dovuta a una guerra economica, all'accaparramento di prodotti sussidiati, alle sanzioni, al killeraggio finanziario e ad altri fattori hanno provocato grandi difficoltà.
Due pesi due misure: il mondo sembra ignorare le pacifiche e grandi manifestazioni della base progressista.

Vanno denunciate le pesanti interferenze esterne capeggiate dagli Stati uniti, ma anche dall'Italia e dall'Europa che, per tornare a controllare le risorse ingenti del paese, finanziano e formano l’opposizione, dichiarano il Venezuela “una minaccia”, influenzano organizzazioni regionali come l’Osa.
Non è accettabile che governo e politici italiani proteggano l’opposizione di destra violenta in Venezuela!
Occorre sostenere il dialogo fra governo e opposizione, con la mediazione di diversi ex presidenti iberoamericani e della Santa Sede. Dialogo boicottato dall’opposizione, ha detto lo stesso papa Francesco.
Notizie e accuse false, notizie non verificate, omissioni, in una parola, la manipolazione, portano alla guerra. La verità porta alla pace.

venerdì 5 maggio 2017

Il clamoroso ritardo dell' Italia nell' auto elettrica


Nel 2016 nel mondo sono state vendute 800.000 auto elettriche, un incremento sensibile rispetto alle 550.000 del 2015 e alle 316.000 del 2014.
Di queste 800.000, in Italia ne sono vendute 2.560 senza variazioni rilevanti sul 2015.

Olanda, Norvegia, India, Cina, Germania, hanno varato un programma ambizioso di sviluppo della mobilita' elettrica, prevedendo entro un ventina di anni di sostituire una gran parte degli attuali veicoli ad energia fossile.
Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna crescono ugualmente, in modo costante.

Il ritardo italiano e' clamoroso ed è totalmente ignorato perché nel nostro paese non ci sono produttori interessati allo sviluppo immediato della mobilita' elettrica.
L' aumento di questo tipo di mobilità provocherà molto presto la fine della crescita della domanda di petrolio, una cesura storica nella transizione energetica dall'era fossile, che avrà conseguenze enormi in ambiti diversi degli equilibri mondiali.

Ma senza azzardare ipotesi che potrebbero concretizzarsi o meno, è giusto e utile, ed è tendenzioso e da ignoranti non farlo, vedere cosa è stato già messo in strada a questo momento e cosa è stato pianificato per il prossimo futuro.

Di seguito due articoli che danno alcune cifre molto indicative sul mercato attuale dell' auto elettrica.
Filomena Fotia ci racconta una ricerca del professore Vittorio Chiesa del Politecnico di Milano sulla crescita della mobilità elettrica in Italia e nel mondo. Il secondo articolo ci parla del progetto in India di vietare dal 2030 la vendita di ogni veicolo inquinante, permettendo di fatto solo la vendita dell' auto elettrica.

Marco Palombo

2016, 800.000 auto elettriche vendute nel mondo e 2.560 in Italia.

Nel 2016 sono state vendute nel mondo circa 800.000 auto elettriche (+40% rispetto al 2015) con una prevalenza sempre più significativa dei veicoli “full electric” (BEV), il 63% del totale contro il 60% dell’anno precedente. In Italia, invece, ne sono state vendute appena 2.560 per un valore di 75 milioni di euro, cioè lo 0,1% dell’intero mercato dell’auto, senza nessuna crescita (e dunque in controtendenza) rispetto al 2015.
Sono cifre che l’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano, diretto dal professor Vittorio Chiesa, ha stimato analizzando i dati certi e i trend di crescita della mobilità elettrica in Italia e nel mondo, producendo il primo rapporto italiano sul settore. Si tratta dell’E-Mobility Report, presentato oggi al Politecnico di Milano, che oltre allo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici ha misurato la crescita delle installazioni delle infrastrutture di ricarica. Proprio dal confronto tra le previsioni di crescita di queste due “componenti essenziali” dell’e-mobility è infatti possibile valutare la coerenza, e quindi la credibilità, del piano di sviluppo che anche il nostro Paese intende attuare entro il 2020, e che potrebbe portare il mercato delle auto elettriche a raggiungere 2,45 miliardi di euro, o addirittura 2 miliardi in più, a seconda della strategia adottata.


Il mercato delle auto elettriche, stato dell’arte e sviluppi attesi
Da gennaio a settembre 2016 le auto elettriche effettivamente vendute nel mondo sono state circa 518.000 (sia BEV, ossia i modelli full electric, che PHEV, gli ibridi plug-in), il 53% in più rispetto allo stesso periodo del 2015, anno in cui le vendite sono arrivate a 550.000. La crescita è ancora più accentuata se paragonata alle 317.000 vetture vendute nel 2014.
La Cina è il più grande mercato mondiale, con 225.000 auto elettriche vendute nei primi 3 trimestri 2016 e un’impressionante crescita del 118% rispetto allo stesso periodo 2015. Anche per gli Stati Uniti (109.000 unità vendute, + 33% rispetto al 2015) e per l’Europa (151.000 unità, + 23%) i dati sono piuttosto incoraggianti. Se guardiamo il Vecchio Continente, quasi 1 veicolo europeo su 4 è olandese. Segue la Norvegia, che rappresenta da sola circa il 18% del mercato. Francia, Regno Unito e Germania hanno “pesi” molto simili, rispettivamente il 12%, il 14% e il 12%. L’Italia invece arriva appena all’1% del mercato europeo, una percentuale inferiore persino a quella dei Paesi del Nord: in Svezia le immatricolazioni di veicoli elettrici hanno rappresentato il 2,4% del totale, in Olanda il 9,7% e in Norvegia addirittura il 23,3%.
I modelli che si contendono il mercato mondiale sono circa 50, di 15 case automobilistiche: la Nissan Leaf è la macchina elettrica (BEV) più venduta nel mondo grazie al grande successo che ha ottenuto in Europa e negli Stati Uniti. La Model S di Tesla, nonostante il prezzo elevato, è la seconda auto e possiede una quota di mercato significativa, circa il 7%. Interessante poi la presenza di case automobilistiche cinesi, in particolare la BYD Auto, che con i suoi modelli di punta copre quasi il 10% del mercato globale.

In Europa sono circa 20 i modelli BEV disponibili, prodotti da 12 differenti player, ma entro dicembre 2020 entreranno nel mercato altre 4 case automobilistiche (Honda, Opel, Porsche ed Audi) e l’offerta arriverà quasi a triplicarsi, fino a raggiungere i54 modelli BEV.
Se è vero quindi che l’incremento del numero di modelli di auto elettrica è indubbio, è altrettanto vero che sembrano prevalere due diversi orientamenti, strategicamente differenti: il primo – di focalizzazione, scelto da Hyundai, Kia, Mitsubishi, Ford, Renault – concentra gli sforzi su un solo segmento (in genere quello delle berline compatte a due o tre volumi) facendo diventare elettrici la maggior parte dei nuovi modelli; l’altro – di diversificazione, scelto da Mercedes, Citroen, Nissan, Tesla, Peugeot ed Audi – prevede invece di sviluppare un numero limitato di modelli (1 o al massimo 2) in ciascuno dei segmenti coperti dagli operatori. Due scelte che hanno vantaggi e svantaggi diametralmente opposti.
L’assenza di operatori che abbiano abbracciato con decisione lo sviluppo dell’auto elettrica (se si eccettua  Tesla) e la prevalenza di scelte ”attendiste” o di diversificazione del rischio possono significare che non ci si aspetti, entro il 2020, una crescita estremamente significativa del mercato europeo, e ancor più italiano.
Una delle ragioni che può spiegare il diverso andamento delle vendite delle auto elettriche è certamente la presenza di meccanismi di incentivazione. E’ stata condotta un’analisi comparativa tra 10 Paesi (Italia, Cina, Giappone, USA, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, UK) misurando sia gli incentivi diretti all’acquisto, cioè una riduzione del prezzo del veicolo, sia quelli diretti all’uso e alla circolazione, che prevedono per l’utente dei bonus durante tutto il ciclo di vita del veicolo.
In Norvegia, non a caso uno dei Paesi con il maggior numero di immatricolazioni, sono disponibili incentivi estremamente «generosi», pari a circa 20.000 euro per i BEV e 13.000 per i PHEV. Anche i Paesi Bassi incentivano l’acquisto, soprattutto dei PHEV (9.500 €), e ciò spiega almeno in parte il boom di questi veicoli nel Paese. L’Italia si conferma inesorabilmente indietro, facendo segnare i controvalori più bassi: circa 3.000 euro per un BEV e 2.000 per un PHEV. Cina e Stati Uniti prevedono incentivi simili, rispettivamente di 8.500  e 9.000 euro per i BEV e di 5.000 e 5.500 per i PHEV.

L’infrastruttura di ricarica, scenario e prospettive
Sono 1,45 milioni i punti di ricarica censiti nel mondo a fine 2016, in forte crescita (+81%) rispetto agli oltre 800.000 punti del 2015 e 73 volte di più rispetto ai soli 20.000 del 2010. La crescita è stata tuttavia a due velocità: le colonnine pubbliche rappresentano oggi circa il 13% del totale (190.000 unità), +72% rispetto alle 110.000 del 2015; quelle private hanno invece indubbiamente trainato il settore, con una crescita di oltre 600.000 punti di ricarica nel corso del 2016.
Se si guarda alla distribuzione geografica, si nota che nel segmento delle colonnine private sono gli USA a guidare la classifica, con oltre il 32% del totale delle installazioni a fine 2016, seguiti dalla Cina e dal Giappone. In quelle pubbliche invece la Cina è leader indiscussa (31%), seguita da USA e Giappone.
In Europa sono stati installati complessivamente 70.000 punti di ricarica pubblici (37%) e circa 400.000 privati (30%). Se si mette in relazione il numero di punti di ricarica e il numero di veicoli circolanti nello stesso periodo si ottiene un rapporto medio pari a circa 0,86 veicoli per singola colonnina. In un mercato «maturo» tale rapporto si dovrebbe attestare attorno a 1 veicolo per punto di ricarica. A tale valore si avvicinano non a caso Paesi come la Cina (1,05 veicolo/punto di ricarica) e la Svezia (0,99).
L’Italia, con un indice di 0,66 veicoli elettici/punti di ricarica, conferma ancora una volta di essere particolarmente indietro. Nel nostro Paese, infatti, si possono stimare circa 9.000 punti di ricarica, di cui 7.000-7.500 privati (circa l’80%) e 1.750 pubblici (20%), cresciuti nell’ultimo anno di 2.500 unità (+28%, contro lo stallo dal 2013 al 2015).

Lo sviluppo del Piano nazionale per la ricarica in Italia
E’ il cosiddetto PNIRE (Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica), redatto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), a governare lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica nel nostro Paese. L’obiettivo al 2020 è l’installazione di 4.500-13.000 punti di ricarica normal power (con un potenza pari o inferiore a 22 kW) e di 2.000-6.000 high power (superiore a 22 kW), la copertura finanziaria al momento è di 33,5 milioni di euro: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti partecipa al cofinanziamento dei progetti presentati dalle Regioni e dagli enti locali, fino a un massimo del 50% delle spese sostenute per l’acquisto e per l’installazione degli impianti.

Nel Rapporto si è analizzato un campione significativo di progetti di infrastruttura di ricarica, con l’obiettivo di comprendere quale ne sia stata l’evoluzione dal 2012 (anno di entrata in vigore del meccanismo) ad oggi. Sono tanti, in questo ambito, i punti positivi da sottolineare.
Innanzitutto la composizione dei committenti, che si è evoluta dalla sola Pubblica Amministrazione a una compagine estremamente variegata, segno di un incremento dell’interesse verso la mobilità elettrica. Tra il 2012 e il 2013, infatti, superava il 95% la quota di progetti che aveva per committenti i Comuni, mentre appena il 5% era commissionata da GDO, centri commerciali, strutture ricettive, ecc., che in questa fase avevano giocato un ruolo quasi pionieristico.
Tra il 2014 e il 2016 risulta invece decisamente ridimensionato il ruolo della PA locale, che ”pesa” solo per il 57% dei progetti, mentre cresce quello degli operatori di punti di interesse (PDI), che moltiplicano quasi per 6 il loro peso (dal 5% al 27%). Compaiono poi per la prima volta sul mercato italiano, con una quota del 16%, alcuni soggetti “dedicati”, cioè operatori privati che intendono fare della realizzazione di infrastrutture di ricarica il loro business principale, come dei veri “distributori elettrici”.
I progetti del 2017 mostrano ulteriori novità, come la comparsa di gestori di carburante tra i soggetti interessati alla infrastrutturazione elettrica: un segnale, debole ma importante, del fatto che ci si aspetta una crescita del mercato. Questa evoluzione positiva non è stata tuttavia sufficiente a permettere all’Italia di guadagnare una posizione di prestigio nel panorama internazionale della modalità elettrica.

Quali sono stati dunque i punti di debolezza?
“Innanzitutto, la ridotta capacità, almeno sino ad ora, di attrarre finanziamenti privati accanto a quelli pubblici per sviluppare le infrastrutture di ricarica – commenta Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano -. Si è passati da una fase iniziale in cui addirittura il 95% dei finanziamenti erano pubblici all’ultima rilevazione che vede tale quota scendere ‘solo’ al 72%, mostrando un contributo privato che non raggiunge nemmeno 1/3 del totale. Vi è poi l’assenza, non nuova purtroppo nel nostro Paese, di una visione ‘di sistema’. Una delle principali barriere alla diffusione su larga scala della mobilità elettrica è l’assenza di interoperabilità tra le infrastrutture di ricarica gestite da operatori differenti. Gli integratori di sistemi di e-mobility in Italia sono agli albori”.
L’integratore più conosciuto a livello europeo è la piattaforma tedesca «Hubject», fondata nel 2012 da BMW, Bosch, Siemens, Daimler. Attualmente conta 240 partner in 17 paesi differenti, connettendo circa 40.000 punti di ricarica in tre continenti (Europa, Asia e Oceania).
“Infine – conclude Chiesa – vi è l’assenza di coraggio nello sperimentare forme di ‘ecosistema’ avanzate, che invece sono già una realtà in altri Paesi. Si pensi ad esempio ad una partnership tra un operatore dell’infrastruttura di ricarica e un player dell’automotive che garantisca al cliente un’offerta completa di mobilità elettrica, comprensiva di auto e infrastruttura di ricarica domestica (con installazione inclusa). In questa soluzione il cliente paga una tariffa flat al mese che comprende il noleggio del veicolo elettrico, l’installazione della stazione di ricarica domestica e l’utilizzo di una app per la localizzazione e l’accesso all’infrastruttura di ricarica pubblica sempre gestita dal medesimo dell’operatore”.

Il potenziale dell’E-mobility in Italia: due scenari a confronto
Il Rapporto si chiude con l’analisi del potenziale dell’E-mobility in Italia, descrivendo due possibili scenari di sviluppo al 2020. Il primo è quello detto «EV pull», dove si ipotizza che il primo passo per l’affermazione del modello sia la vendita di auto elettriche attesa per i prossimi anni. Si è dunque partiti dalla stima, ottenuta attraverso interviste agli operatori di settore, del numero di veicoli elettrici previsti in Italia al 2020 e si è calcolato “a ritroso”  il numero di colonnine necessario. Il secondo invece è «PNIRE push», dove si ipotizza che sia l’infrastruttura di ricarica a comandare i volumi del mercato. Si è dunque partiti dalla stima del numero di colonnine installate in Italia al 2020 grazie al supporto del PNIRE e si è calcolato “a ritroso” il numero di possibili veicoli elettrici circolanti.
Nello scenario “EV pull”, la stima dei veicoli elettrici immatricolati tra il gennaio 2017 e il dicembre 2020 in Italia è pari a 70.000 unità, con un quota di mercato che parte dallo 0,3% del 2017 (aumento del 300% rispetto al 2016) e arriva a circa il 2% nel 2020, per un controvalore in auto acquistate compreso tra 1,75 e 2,45 miliardi di euro contro i circa 75 milioni registrati nel 2016.
L’effetto di trascinamento tra veicoli e colonnine porta ad avere investimenti in infrastrutture di ricarica compresi tra 225 e 384 milioni di euro. E’ interessante sottolineare che nello scenario «EV pull» l’immatricolazione di 70.000 veicoli elettrici in sostituzione di altrettanti a combustione interna ridurrebbe  l’emissione di CO2 da 136.000 tonnellate annue a 63.000 (-54%).
Nello scenario “PNIRE push”, invece, la stima delle colonnine installabili nell’ambito del programma PNIRE arriva a 4.500-13.000 punti di ricarica pubblici normal power e a 2.000-6.000 high power. Si ottiene quindi un numero di veicoli elettrici circolanti al 2020 pari a 130.000 unità (l’85% in più rispetto allo scenario precedente), con investimenti in infrastrutture di ricarica al 2020 compresi tra 337 e 577 milioni di euro e un  controvalore in veicoli elettrici compreso tra 3,25 e 4,55 miliardi di euro.
I benefici ambientali sarebbero ancora più accentuati nello scenario «PNIRE pull»: 130.000 veicoli elettrici in sostituzione di altrettanti veicoli a combustione interna ridurrebbero l’emissione di CO2 da 253.000 a 138.000 tonnellate l’anno.
Il confronto tra i due scenari mette in evidenza abbastanza chiaramente lo scostamento tra i due metodi di calcolo, dovuto a una differente visione sull’andamento del mercato: il PNIRE ha l’ambizione di preparare un’infrastruttura per oltre 130.000 veicoli elettrici, mentre il mercato delle auto sembra non ritenere possibile andare oltre le 70.000 unità immatricolate nei prossimi 4 anni. Un’assenza di coerenza che desta qualche preoccupazione.
Gli esempi di altri Paesi virtuosi (come Giappone e Cina) dovrebbero portare a riflettere sulla necessità di un riallineamento, che può passare dal ridimensionamento del PNIRE verso un obiettivo di infrastrutture più in linea con quanto ci si attende dal mercato delle auto, da un rafforzamento dei sistemi di incentivazione per l’acquisto o da una soluzione “ibrida” che preveda lo spostamento di risorse destinate al PNIRE a favore dell’incentivazione all’acquisto, in modo da ottenere un bilanciamento degli obiettivi.

A cura di Filomena Fotia
  13:01 26.01.17

http://www.meteoweb.eu/2017/01/mobilita-elettrica-nel-2016-vendute-nel-mondo-800-000-vetture-in-italia-appena-2-560-lo-01-del-mercato-dellauto/843521/#Kt5Fc5AGha1cuF8I.99





L’India si prepara a dire addio alle auto "tradizionali".

 Il Governo si è dato un obiettivo ambizioso: dal 2030 potranno essere vendute solo quelle elettriche. E’ un’idea simile a quella di altre nazioni, come la Germania, che ha intenzione di mettere su strada un milione di elettriche entro il 2020, e l’Olanda, che come la Norvegia, vuole bandire le auto benzina e diesel entro il 2025. L’India, però, è un Paese molto diverso e per questo il traguardo è più sfidante. Tanto per cominciare il mercato auto indiano è 14 volte più grande di quello norvegese (in Norvegia negli ultimi 12 mesi sono state immatricolate 200.317 vetture, in India 3.046.727; ma attenzione, essendo l’India uno dei paesi più popolosi al mondo ci sono appena 32 auto ogni mille abitanti contro le 584 del paese scandinavo) e poi ancora oggi non tutti i villaggi hanno l’energia elettrica, e allora come pensare di ricaricare così tante auto? Il Governo ha messo le mani avanti garantendo che entro il 2018 l’elettricità sarà presente ovunque, anche in quei 4.141 villaggi su 640.867 che ancora non ce l'hanno. E poi ci sono idee originali per diffondere l'auto elettrica, a partire dalla modalità di acquisto.

Una formula di acquisto tutta nuova
Per promuovere la diffusione dell’auto elettrica l’esecutivo indiano ha già stanziato soldi pubblici ed ora il programma “100% di veicoli elettrici in India per il 2030” dovrebbe farcela in un altro modo: chi comprerà un'auto elettrica non dovrà più versare alcun anticipo ma ripagherà l'auto nel tempo con i soldi che risparmierà dall'utilizzo della stessa macchina, grazie a un carburante (l'energia elettrica) molto meno costoso di quello tradizionale. La strategia è innovativa e presuppone tariffe elettriche non soggette ad aumenti e una rete per la ricarica delle batterie molto efficiente. I dettagli arriveranno, intanto l'intenzione c'è. “Il costo dei veicoli a zero emissioni ripagherà da solo i consumatori - ha detto il Ministro delle finanze -. Ameremmo vedere l’industria dell’auto elettrica correre sulle sue gambe”.

Un futuro possibile?
Pensare ad un'India così attenta alla mobilità elettrica può sembrare difficile, ma già oggi l’India ha versato massicci investimenti pubblici per diffondere l'uso di auto a zero emissioni tramite campagne di incentivo per l’acquisto. E' così che il parco circolante si sta modernizzando. In prima linea, lato auto, ci sono modelli come Mahindra e2o (qui sotto uno spot locale) e Mahindra Scorpio MicroHybrid, Toyota Prius, Toyota Camty Hybrid e BMW i8. Se le auto elettriche diventassero la maggior parte di quelle in circolazione sarebbe un risparmio di CO2 e agenti inquinanti importante; stando alle ultime stime di Greenpeace più di 2,3 milioni di persone muoiono prematuramente in India per colpa dell’inquinamento dell’aria, causando più decessi dell’uso di tabacco. Un problema che però, va ricordato, non è imputabile solo alle auto, ma in primis alle attività industriali.