domenica 23 luglio 2017

Un buco del Manifesto: disarmo nucleare al Senato il 18 luglio


Un buco del Manifesto: disarmo nucleare al Senato il 18 luglio
MDP intende continuare ad essere leale verso la NATO



di Alfonso Navarra
Il “Manifesto” ha bucato due importanti notizie che sono scaturite dal dibattito svoltosi in Senato il 18 luglio scorso con all’ordine del giorno le mozioni sul disarmo nucleare.

Sono state bocciate due mozioni con primo firmatario Roberto Cotti (M5S) ed una con prima firmataria Loredana De Petris (SI-SEL), che avrebbero rappresentato un’occasione storica per l’Italia.

(Per tutta questa vicenda parlamentare è utilissimo il link ai resoconti ufficiali del Senato: senato.it)
L'articolo è lungo ma spero ben documentato: lettore avvisato mezzo salvato! Chi vuole e può si doti di pazienza e continui! In prossimi articoli si spiegherà meglio perché la segretezza delle ispezioni è una pagliuzza rispetto alla trave del segreto che circonda la materia nucleare. Questa trave però è una non notizia...)

La prima mozione, primo firmatario Cotti ma sostenuta da un ampio arco trasversale da ben 8 gruppi parlamentari, appunto bocciata (“respinta” in linguaggio tecnico), giaceva nei cassetti del Senato da almeno due anni. Essa chiedeva semplicemente al governo italiano che non si dotassero gli aerei F‑35, di cui sta andando avanti il progetto di costruzione di armi nucleari (e di acquisto pare per 15 miliardi di euro, miliardo più miliardo meno).

La seconda mozione bocciata, che chiameremo ancora Cotti per il primo firmatario, chiedeva, da parte del M5S, di aderire al Trattato adottato il 7 luglio 2016 dalla Conferenza di New York. Viene stabilita in questa sede nientepopodimeno che la proibizione delle armi nucleari! Cotti stesso ha sottolineato nel suo intervento che "questo passo comporterà - va detto chiaramente - che anche le bombe nucleari statunitensi che deteniamo a Ghedi e ad Aviano dovrebbero essere dismesse, perché la dismissione di queste bombe è praticamente obbligatoria ed andrebbe completata entro un mese dall'adesione dell'Italia al Trattato. Queste bombe sono infatti incompatibili con questo Trattato, mentre non necessariamente lo erano rispetto al Trattato di non proliferazione nucleare del 1968".

E’stata bocciata infine anche la mozione con prima firma della senatrice Loredana De Petris, per la quale come Disarmisti esigenti abbiamo offerto un decisivo contributo (ma anche nelle mozioni Cotti c’è stata la nostra mano). Ecco come la presentava la De Petris stessa: “Con la mozione all'ordine del giorno noi chiediamo al Governo, ancorché l'Italia non si sia pronunciata il 7 luglio, di ratificare, dopo la data del 20 settembre 2017, quando inizierà il processo di ratifica, il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, anche al fine di garantire la sua effettiva entrata in vigore che, come è noto, avverrà solo dopo la ratifica da parte di 50 Paesi. Contemporaneamente chiediamo di avviare un percorso che porti alla liberazione del nostro territorio dalle armi nucleari presenti nelle basi e nei porti italiani e quindi a liberare le nostre popolazioni da queste servitù, che non sono semplicemente militari, ma che comportano anche la presenza di armi nucleari sul nostro territorio nonostante si sia impegnati dal TNP a non ospitarne".
Mi sia consentito citare la bellissima premessa di questa mozione: “la sussistenza delle armi nucleari su questo pianeta rappresenta una minaccia per la sopravvivenza della stessa umanità: liberarsi di tale minaccia rappresenta dunque, per i popoli della terra, un diritto istitutivo e costitutivo della stessa vita sociale”.

Bene, anzi male, come si diceva all’inizio, questa delle tre mozioni respinte è la prima notizia bucata dal “Manifesto”.

Poi c’è stato un secondo buco, che ha una certa gravità per chi si interessa al dibattito ed al comportamento della sinistra e cerca in essi motivi per sperare in trasformazioni sociali positive.

A un certo punto la seduta in aula viene sospesa per mancanza di numero legale e riprende alle 16-30, però con un cambiamento di tema: non si discute più di disarmo nucleare bensì di vaccini.
C’è però stato, in mattinata, il tempo del parere del governo sulle varie mozioni presentate, quelle che – ripetiamolo - non si riuscirà a votare, visto che la discussione verrà interrotta.
Possiamo così registrare il parere favorevole del governo sulla mozione presentata dal PD, primo firmatario Manassero: in base alla testuale “centralità del TNP” non aderisce al Trattato del 7 luglio (ma si fa un accenno alla creazione di una Zona denuclearizzata nel Medio Oriente).
Fin qui siamo, con il PD, sullo scontato. Ma abbiamo il colpo di scena: la “riformulazione” della mozione del MDP, con prima firma di Fornaro, riformulazione accettata dai proponenti, che valuta la possibilità di adesione al nuovo Trattato del 7 luglio, purché siano d’accordo gli USA e la NATO!

Qui di seguito il testo preciso della mozione Fornaro riformulata (con il suo consenso):
impegna il Governo a continuare a perseguire l'obiettivo di un mondo privo di armi nucleari, attraverso un approccio progressivo e inclusivo al disarmo, che riconosca la centralità del Trattato di non proliferazione nucleare e attraverso modalità che promuovano la stabilità internazionale, valutando in questo contesto, compatibilmente con l'obiettivo delineato, con gli obblighi assunti in sede di Alleanza Atlantica e con l'orientamento degli altri alleati, la possibilità di aderire al trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione, approvato a New York il 7 luglio 2017 dalla conferenza ONU appositamente convocata”.
Facciamo poi parlare lo stesso senatore Fornaro: “La nostra posizione è molto realistica: non possiamo dimenticare l'esistenza di accordi internazionali di difesa NATO e con gli Stati Uniti, che è un elemento che deve essere tenuto in considerazione e, conseguentemente, reso coerente con l'obiettivo, su cui siamo assolutamente d'accordo, di arrivare, in una prospettiva la più breve possibile, al divieto dell'utilizzo delle armi nucleari tout court”.

Diciamo che questi ossimori strampalati sono la linea cui si è attenuto il coordinatore della Rete Italiana Disarmo nel suo articolo apparso sul Manifesto del 14 luglio 2017.

Il TNP, pilastro di fatto del (dis)ordine nucleare, è centrale, il Trattato del 7 luglio di proibizione è di complemento, uno stimolo: cioè l’opposto di quanto ha ispirato il movimento internazionale delle 600 reti disarmiste coalizzate in ICAN per portare allo storico risultato di New York!
Facciamo conto ora, come fa il “Manifesto” che tutto quanto sopra riportato sul 18 luglio in Senato non sia avvenuto e tiriamo fuori proprio oggi (21 luglio 2017) la sparata mediatica, dall’imbeccata del mediatico Hans Kristensen, del FAS (Federation of Atomic Scientist), che le ispezioni USA sulle atomiche sono state rese ancora più segrete.

Ecco quindi una clamorosa prima pagina con editoriale di Tommaso Di Francesco a sbracciarsi che abbiamo un salto di qualità nella segretezza che circonda le armi atomiche, tirando fuori frasi che non hanno né capo né coda per chiunque si sia occupato un minimo del problema con serietà (cioè senza inseguire i bla bla dei giochini politici che vanno ad oscurare il merito delle questioni).
Frasi del tipo: “Cancellare il controllo sulle atomiche vuol dire cancellare per l’Italia la sovranità più decisiva, quella del controllo di sicurezza sul proprio territorio”.
Caro Di Francesco, quando mai abbiamo avuto il controllo sulle atomiche in Italia?
E notiamo la conclusione, della confusionarietà più assoluta: “Non vogliamo le armi nucleari, c’è un trattato ONU che le vieta e un altro che le bandisce”.
Caro Di Francesco, intendi forse dire che il TNP vieta le armi atomiche quando di fatto è la fonte di legittimazione della “deterrenza” per le potenze nucleari?
E dopo l’editoriale che inizia in prima pagina, intitolato “Armi nucleari, la servitù del silenzio”, abbiamo due intere pagine dedicate, la 8 e la 9, con articoli di Dinucci, Gonelli, Vignarca.

A proposito di quanto il TNP, alla fin della fiera, non vieti proprio alcunché c’è proprio l’intervista di Vignarca a Kristensen a chiarire meglio le cose (con il noto scienziato ad evocare tatticamente lo “spirito” violato, così come facciamo noi).
Domanda di Vignarca: La presenza di questi ordigni in Italia (e non solo) è stata criticata come una violazione del Trattato di Non Proliferazione (Tnp). Che ne pensa?
Risposta di Kristensen: “Gli accordi di «nuclear sharing» erano già in vigore prima della firma del Tnp per cui sono in qualche modo stati accettati e ricompresi nelle sue disposizioni (…). I difensori del nuclear sharing affermano che siccome le testate sono sotto il controllo statunitense in tempo di pace, con trattato sospeso in tempo di guerra, non c’è alcuna violazione”.
Mentre con il TNP dobbiamo interpretare lo “spirito” insomma, quando la lettera è fatta di accordi ricompresi e clausole come quella dell’”atomica europea” (l’Italia ha aderito con varie riserve, tra qui quella di poter partecipare ad un progetto europeo di bomba atomica); sul Trattato del 7 luglio invece il dispositivo è chiaro ed inequivocabile nel testo: gli ordigni nucleari sono proibiti anche solo nella minaccia dell’uso (quindi si mette fuori legge la deterrenza in sé). L’unico punto controverso, incerto (e decisivo) sta in come esso – divieto ONU del 7 luglio - possa valere anche per le potenze nucleari – ed i loro vassalli come l’Italia – che non hanno firmato (e non intendono farlo guarda caso proprio accampando la centralità del TNP)!
Ma quale è il trucco con il quale il TNP va a legittimare gli arsenali delle potenze nucleari?
Una inezia, a ben pensarci: basta che non indichi una scadenza al disarmo cui il ristretto club atomico sarebbe impegnato da “negoziati in buona fede”. Dall’art. VI del suddetto TNP (quello che anche noi citiamo come “obiettivo conclamato da attuare”). Per cui io Stato armato nuclearmente fino ai denti sono legittimato in ciò perché ho promesso di disarmare (ed ho promesso agli altri Stati di aiutarli nel nucleare civile), ma nessuno mi ha imposto regole sul come e sul quando rispettare la promessa!
Dopodiche arriva Manlio Dinucci che, sempre sul Manifesto di oggi, ci propina la ricetta del cannolo salato: la completa denuclearizzazione che sarebbe sia “prescritta dal TNP” (ma quando mai: è solo lo “spirito” del TNP a farlo, e quello lo invitiamo sempre a tavola facendo buon viso a cattivo gioco!) sia perché “condizione indispensabile per l’adesione italiana al trattato sulla proibizione delle armi nucleari”.
Poi, sempre sul Manifesto di oggi, si svegliano i “parlamentari per la pace” che hanno appena (molti di loro) bocciato le mozioni Cotti e De Petris a promettere fuoco e fiamme contro le nuove B-61 nucleari adattate per essere trasportate sugli F35 in via di acquisizione!
(No, in realtà sto esagerando: si limitano a richiedere alla Pinotti che venga a riferire sulla "segretezza delle ispezioni").

Forse alla “sinistra sinistrata” farebbe bene non essere servita da giochi di parole funambolici e fumisterici (il TNP è centrale, ma anche il Trattato di proibizione del 7 luglio lo è) ma con amare verità, cui prepararsi a far fronte. Tipo quella che il MDP che ha D’Alema, il bombardatore di Belgrado, tra i principali ispiratori, non intende, “realisticamente”, sottrarsi alla lealtà verso la NATO.

Per concludere: noi Disarmisti esigenti non intendiamo partecipare alla fiera del luogo comune con le parole che vanno ad esaltare un concetto e contemporaneamente il suo inconciliabile opposto nella realtà dei conflitti effettivi. Un esempio è l’articolo di Vignarca del 14 luglio che abbiamo già citato. La sua posizione sul TNP è chiara: buono ma insufficiente. E centrale. Da conservare. Buono perché ha impedito la proliferazione. Insufficiente perché non è andato molto avanti sulla strada del disarmo. Per cui - citazione testuale - “il TNP non può essere indebolito pena la proliferazione”. Da conservare quale pilastro anche del disarmo da perseguire, cui il Trattato del 7 luglio si pone come complemento. Ma su questo punto occorre essere chiarissimi. Questa non è una strategia che – movimento internazionale, rete di reti pacifiste - intendiamo perseguire a livello internazionale. Non è la strategia del Trattato per la proibizione come generale e del TNP come particolare da inglobare.
Non è la strategia che ci porterà a “battere i pugni” nel 2018 (Conferenza sul disarmo ad alto livello dell’ONU, primo confronto tra Stati nucleari e Stati non nucleari)  e soprattutto alla conferenza di revisione del TNP 2020. Non è la strategia che guarda al collegamento con il diritto ambientale e con Bonn, dove a novembre si terrà la COP 23 per attuare l’accordo di Parigi sul clima globale.
Né ci permette una vera unità strategica (tattica è da vedere) - io credo - nella stessa campagna per l’uscita dell’Italia dalla condivisione nucleare NATO. Ovviamente Vignarca con la RID (e chi intende seguirlo) è liberissimo di andare avanti su questa strada senza sbocchi della centralità del TNP da conservare (e non invece da inglobare attuando, sostanzialmente, SOLO l’art. VI).

I Disarmisti esigenti sono nati in Italia con contenuti e valori nuovi (rispetto al pacifismo specialistico di derivazione culturale anglosassone), nonché ben consapevoli che il risultato del 7 luglio è frutto di una vera e propria “rivolta” (anche se tatticamente ben giocata) degli Stati non nucleari. Di una “discontinuità”, si direbbe nell’orrendo politichese italiano. Anche noi però siamo liberi di proseguire per la nostra strada. E siamo eticamente obbligati a farlo.

Noi non intendiamo spacciare la rivoluzione disarmista in atto a livello internazionale (e vitalmente necessaria), a partire dai 122 Stati “ribelli”, come una tranquilla riforma(alla “Renzi”, potremmo dire guardando al panorama italiano), che potrà andare avanti senza sconvolgimenti, senza ribaltare l’ordine politico, culturale e giuridico esistente.
La soluzione “radicale” (radicale nel senso di andare alla radice del problema) del fondare l’eliminazione sulla proibizione è inevitabile ed è l'unica realistica. L’alternativa del ritorno all’età della pietra, che ci ricorda Vignarca alla fine del suo articolo del 14 luglio, potrebbe essere addirittura ottimistica!

Alfonso Navarra





Sabato 22 Luglio,2017 Ore: 22:48


venerdì 21 luglio 2017

Camera lunedì 24 luglio, il testo della mozione M5S sulle armi nucleari


Atto Camera

Mozione 1-01081
presentato da
BASILIO Tatiana
testo presentato
Mercoledì 16 dicembre 2015
modificato
Giovedì 20 luglio 2017, seduta n. 838

  La Camera,
premesso che: 

il Trattato di non proliferazione nucleare sancisce l'obbligo per l'Italia di non ospitare ordigni nucleari e per gli Stati nucleari, di non dispiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio; nello specifico, l'articolo 1 recita: «Ciascuno degli Stati militarmente nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non trasferire a chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non assistere, né incoraggiare, né spingere in alcun modo uno Stato militarmente non nucleare a produrre o altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, ovvero il controllo su tali armi o congegni esplosivi»; 

secondo quanto affermato dall'Istituto affari internazionali nel documento «Il dibattito sulle armi nucleari tattiche in Italia» nonostante l'esplicito impegno a «creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari», il nuovo Concetto strategico della Nato, adottato a Lisbona il 19 novembre 2010, ribadisce che «fintanto che ci sono armi nucleari nel mondo, la Nato rimarrà una Alleanza nucleare». Ultimo caso di dispiegamento avanzato (forward deployment), cinque paesi dell'Alleanza atlantica – Belgio, Germania, Italia, Olanda e Turchia continuano ad ospitare armi nucleari tattiche (Ant) statunitensi all'interno dei propri confini. Il tipo di arma nucleare a disposizione della Nato attualmente ospitata sul territorio europeo è la bomba B-61, che è comunemente classificata come tattica. Attualmente sono in servizio le versioni B61-3, B61-4 e B61-10, costruite tra il 1979 e il 1989, con varie opzioni di potenza da 0.3 a 170 chilotoni. Le bombe possono essere trasportate dagli aerei statunitensi F-15E e F-16C/D e dagli aerei delle forze europee come gli F-16 belgi, olandesi, turchi e i Tornado italiani e tedeschi. Le bombe sono custodite sotto il controllo americano dagli US Munitions Support Squadrons (Munss); 

svariati organi di stampa parlano di atomiche americane presenti in Italia nelle basi di Aviano e Ghedi, di esercitazioni svoltesi nelle stesse per valutare la sicurezza delle armi nucleari e di addestramento specifico rivolto al personale militare per fronteggiare emergenze di carattere nucleare in caso di incidenti con queste stesse armi; 

i siti Internet ufficiali dell'Aeronautica militare statunitense affermano che nella base di Aviano, esistono apparecchiature specifiche per il controllo e la manutenzione di questo genere di armamenti; 

anche nel bilancio 2018 dell'USAF si stanziano fondi per l'F-35A DCA (Dual Capable Aircraft) con capacità nucleare. In particolare, nel bilancio di ricerca e sviluppo 2018 per la US Air Force in discussione in questi giorni al Congresso statunitense sono previsti fondi aggiuntivi per lo sviluppo della versione DCA dell'F-35A Lightining II. La versione DCA è previsto possa portare nella stiva interna due bombe nucleari B61-12; 

il programma di sviluppo del velivolo DCA (identificato nel bilancio USAF con il numero 676011) è iniziato nell'anno fiscale 2014 e si concluderà verosimilmente nell'anno fiscale 2025; 

per il 2018 l'Usaf chiede uno stanziamento di 27.731 milioni di dollari, in aumento rispetto allo stanziamento 2017 di 25.743 milioni. Il trend della spesa per questa specifica versione dell'F-35A segnala ulteriori aumenti nei prossimi anni fino a toccare i 50.433 milioni dell'esercizio fiscale 2021, ultimo anno per il quale sono pubblicate le proiezioni, per un totale complessivo presunto di circa 250 milioni di dollari; 

questa spesa sarà sostenuta, oltre che dagli Stati Uniti, anche dai Paesi partner del programma F-35 che si doteranno di questa specifica versione. Tra questi vi sono certamente l'Italia, i Paesi Bassi e la Turchia. La Gran Bretagna non è coinvolta avendo finora acquisito soltanto la versione B del velivolo priva di capacità DCA. Ugualmente fuori dal programma nucleare è la Germania che non partecipa al programma F-35; 

come affermato dalla Corte internazionale di giustizia, mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un illecito e per di più le armi nucleari in territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita di chi vive nei pressi di una installazione nucleare militare; 

in una risposta all'interrogazione n. 4-01188 della deputata Basilio (M5S), il Ministro della difesa pro tempore, Sen. Mauro, affermava che: «Anche l'Alleanza Atlantica ha aggiornato periodicamente la propria politica di difesa, inclusa la componente nucleare. Il processo di revisione è iniziato nel 2010 a Lisbona e ha portato all'approvazione, nel 2012, della Revisione della difesa e della deterrenza dell'Alleanza Atlantica (Defence and deterrence posture review – Ddpr), la quale delinea il mix ottimale (“appropriate mix”) di forze nucleari, convenzionali e di difesa missilistica necessarie per garantire la sicurezza e la difesa dell'Alleanza e per perseguire gli impegni annunciati nel nuovo concetto strategico relativi alla difesa collettiva, alla gestione delle crisi e alla sicurezza cooperativa. La Defence and deterrence posture review, nel ribadire che finché esisteranno armi nucleari la deterrenza nucleare rappresenterà un elemento indispensabile per la sicurezza dell'Alleanza e dei suoi Stati membri»; 

nella stessa risposta all'interrogazione il Ministro della difesa pro tempore affermava tra l'altro «Con riferimento alla questione della presenza di armi nucleari in Europa, si fa rilevare che l'Alleanza, pur mantenendo un atteggiamento assolutamente trasparente sulla propria strategia nucleare e sulla natura del proprio dispositivo in Europa, non può agire, tuttavia, a discapito della sicurezza di questo dispositivo e della riservatezza che è indispensabile avere in relazione ai siti, la loro dislocazione, i quantitativi e la tipologia di armamento in essi contenuti. Una riservatezza che non può essere violata unilateralmente da un singolo paese dell'Alleanza, perché la deterrenza nucleare è un bene ed un onere collettivo che lega collegialmente tutti i Paesi alleati. La tipologia e la qualità delle informazioni rilasciabili sugli armamenti nucleari è quindi una decisione politica collettiva ed unanime degli alleati, cui nessun Paese può sottrarsi, pena la violazione del patto di alleanza liberamente sottoscritto e del vincolo di riservatezza che da esso ne discende.» Questa affermazione appare, secondo gli interroganti, in contrasto però con il fatto che la presenza di armi nucleari tattiche nelle basi militari di Ghedi ed Aviano è stata resa nota unilateralmente evidentemente dal Congresso degli Stati Uniti d'America. Senatori e deputati degli USA, nonché semplici cittadini attraverso il Freedom of Information Act, evidentemente, godono di un potere di conoscenza superiore a quello degli altri Paesi membri; 

la legge 9 luglio 1990, n. 185, vieta espressamente la fabbricazione, l'importazione, di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia;
il divieto di cui alla legge n. 185 del 9 luglio 1990 si applica anche agli strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle suddette armi; 

l'Italia ha da sempre dichiarato di non far parte del «club atomico» con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano; 

per ben due volte il popolo italiano ha rifiutato, con due referendum, l'opzione nucleare, anche solo per fini civili,

impegna il Governo:

1) a relazionare al Parlamento sulla presenza in Italia di armi nucleari, sulla loro dislocazione e potenza non facendosi più «paravento» di un vincolo atlantico alla riservatezza inesistente per i cittadini ed i parlamentari USA; 

2) a dichiarare l'indisponibilità dell'Italia ad utilizzare armi nucleari escludendo l'acquisizione, per i propri sistemi d'arma, di tecnologie in grado di rendere gli stessi atti all'impiego di armi nucleari; 

3) a non procedere all'ammodernamento degli aerei Tornado attualmente abilitati al trasporto di bombe nucleari per renderli idonei all'impiego delle bombe nucleari B61-12 di prevista prossima introduzione nell'arsenale statunitense; 

4) a non acquisire le componenti software e hardware necessarie per rendere gli aerei F-35 eventualmente destinati all'Aeronautica militare idonei al trasporto di armi nucleari; 

5) ad assumere iniziative per prevedere il divieto di attracco in porti e moli nazionali di navi o sommergibili, anche di Paesi alleati, che abbiano a bordo armi nucleari. 

(1-01081) «BasilioFrusoneCordaRizzoTofaloPaolo BerniniD'IncàSorialCozzolinoCrippaDel GrossoBrugnerottoPescoAgostinelliAlbertiBaroniBattelliBenedettiMassimiliano BerniniNicola Bianchi BonafedeBresciaBusinaroloBustoCancelleriCarielloCarinelliCasoCastelliCecconiChimientiCipriniCollettiColonneseCominardiDa VillaDadoneDagaDall'OssoD'AmbrosioDe LorenzisDe RosaDella ValleDell'OrcoDi BattistaDi BenedettoLuigi Di MaioManlio Di StefanoDi VitaDieniD'UvaFantinatiFerraresiFicoFraccaroGagnarliGallinellaLuigi GalloSilvia GiordanoGrandeGrilloL'AbbateLiuzziLombardiLoreficeLupoManninoManteroMarzanaMicilloNesciNutiParentelaPetraroliPisanoPaolo Nicolò RomanoRuoccoSartiScagliusiSibiliaSpadoniSpessottoTerzoniToninelliTripiediVaccaSimone ValenteVallascasVignaroliVillarosaZolezzi».


mercoledì 19 luglio 2017

Caro Gentiloni,Yemen,l.185/90: no armi a chi va contro principi dell'art.11. E questo non lo giudicano ONU o UE.


Alcuni rapporti di esperti e alcune ONG internazionali hanno denunciato all' ONU violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell'Arabia Saudita nel suo intervento militare in Yemen.
Il Parlamento Europeo ha votato una mozione dove invita l'Unione Europea a vietare la vendita di armi all' Arabia Saudita a causa della sua violazione del diritto internazionale umanitario nella guerra yemenita.

Il sottosegretario del Ministero degli esteri ha dovuto quindi ammettere nel dibattito alla Camera dei Deputati sulla guerra in Yemen :
" Siamo consapevoli del moltiplicarsi delle notizie di vittime tra la popolazione civile e di infrastrutture di base prese di mira dalle azioni militari di tutte le parti coinvolte nel conflitto; notizie che, peraltro, trovano riscontro nei rapporti delle organizzazioni internazionali umanitarie ".

Tuttavia dopo aver ribadito che la vendita di armi italiane all'Arabia Saudita avviene nel rispetto delle leggi vigenti ha aggiunto che :
"Naturalmente, ove in sede di Nazioni Unite o Unione europea fossero accertate eventuali violazioni, l’Italia si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni ".

Pero', come lo stesso Amendola ha spiegato, la vendita di armi e' regolata anche dalla legge italiana 185/90, la quale vieta, e questo il sottosegretario non l'ha detto,  la vendita di armi a paesi che agiscono in contrasto con i principi delll' articolo 11 della nostra Costituzione.

Infatti nella legge 185/90 troviamo:

Articolo 6) l' esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:
b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione;

Ebbene, questa condizione non può essere giudicata ne' dall'ONU ne' dall' Unione Europea, può essere valutata solo da istituzioni italiane e viste le "molteplici " accuse riferite anche all' Arabia Saudita sarebbe il caso che qualcuno esaminasse la questione e si pronunciasse su eventuali azioni di guerra dell'Arabia Saudita in contrasto con i principi dell' articolo 11 della Costituzione.

E assolutamente vero quindi che,
- l'Italia non deve solo adeguarsi a eventuali decisioni di istituzioni internazionali
- ma dovrebbe autonomamente giudicare se la vendita di armi italiane contrasti con le leggi italiane.



Infine una domanda su un episodio di fine giugno:

In base a quale legge il Ministero della difesa ha chiesto alla Moby Lines il trasporto di un carico di esplosivi per l' Arabia Saudita da Olbia a Piombino ?


Il governo italiano dovrebbe infatti piegare in base a quale legge ha chiesto alla Moby Lines ii trasporto di esplosivi destinati all'esercito dell'Arabia Saudita il 29 giugno 2017 dal porto di Olbia a quello di Piombino. La richiesta del Ministero della Difesa e' stata resa nota da un comunicato della Moby Lines, ripreso anche dall' agenzia di stampa Adnkronos il 1 luglio 2017, con queste parole: trasporto “ su precisa richiesta del Ministero della Difesa”:



M.P.


martedì 18 luglio 2017

Trattato per proibire armi nucleari-Dichiarazione dei Disarmisti-esigenti dopo il voto di oggi al Senato


"L’Italia ratifichi il Trattato per la proibizione delle armi nucleari accogliendo il diritto dell’Umanità alla sopravvivenza"

Il Senato, con il dibattito tenuto stamattina, 18 luglio 2017, e con il voto che ha respinto le mozioni, primi firmatari Roberto Cotti l’una (M5S), Loredana De Petris (Sinistra Italiana) l’altra (ce n’è poi anche una terza, non ancora votata, di Federico Fornaro del MDP - vedi testi sotto riportati), presentate per l’adozione del Trattato del 7 luglio 2017trattato giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti alla loro totale eliminazione (A/CONF.229/2017/L.3/Rev.1), ha perso un’ occasione storica.

Le forze politiche principali del Parlamento italiano rifiutano di seguire quanto hanno già accolto positivamente nel Parlamento europeo (ottobre 2016) Popolari e Socialisti: dovrebbero ritenere la proibizione delle armi nucleari non “divisiva”, come è invece l’attuale posizione del governo Gentiloni, bensì un contributo fondamentale che spinge all’attuazione dell’art.VI del Trattato di non proliferazione nucleare. Vale a dire: trattative in buona fede per arrivare ad un effettivo disarmo nucleare totale.

Noi Disarmisti Esigenti, coalizione operativa formatasi in Italia aderendo all’appello di Stéphane Hessel ad “esigere un disarmo nucleare totale”, non demordiamo comunque: continueremo a lavorare perché l’Italia partecipi alla Conferenza di alto livello dell’ONU, stabilita in New York per il 2018 (data ancora da precisare) per mediare realmente tra le potenze nucleari “recalcitranti” e i 122 Stati non nucleari. Vale a dire i “ribelli” che, in nome di tutta l’ONU, ai sensi della Convenzione di Vienna, il 7 luglio a New York hanno aperto veramente la strada ad un mondo senza atomiche. Il Trattato del 7 luglio può essere firmato e ratificato dal 20 settembre 2017 in poi.

Mediare significa, a nostro parere, che sta nel solco della strategia seguita dalla società civile internazionale che ha spinto decisivamente per il risultato del 7 luglio a New York, considerare il Nuovo Trattato la cornice giuridica generale (metaforicamente: il codice) in cui può collocarsi l’aspetto positivo del TNP (una legge particolare da inglobare nel codice), tradito da quelle interpretazioni di comodo che ne fanno la base per la legittimazione dell’oligopolio atomico delle potenze rappresentate in modo permanente nel Consiglio di Sicurezza. E per essere credibili in questo ruolo occorrerebbe da subito ritirarsi, con decisione autonoma, dalla “condivisione nucleare NATO” che ci fa ospitare le atomiche USA a Ghedi ed Aviano e forse in transito negli 11 porti a rischio nucleare di cui usufruisce la VI Flotta USA.

La nostra posizione di movimenti di base, espressa ufficialmente alla Conferenza di New York, condivisa da componenti del movimento internazionale, è molto chiara: il diritto internazionale ambientale , con gli sviluppi quasi universalmente accettati che l’Italia riconosce (avendo sottoscritto e ratificato gli accordi di Parigi del dicembre 2015 contro il riscaldamento climatico globale), può, con i suoi nuovi principifornire una base politica e culturale risolutiva in senso positivo e costruttivo al conflitto che si va ad aprire tra la “rivoluzione disarmista” oggi possibile ed il vecchio, mortalmente pericoloso, disordine atomico. Si tratta di limitare la sovranità degli Stati in nome di una esigenza comune dell’Umanità ad essere liberata dalle minacce che pendono sulla sua sopravvivenza.

Con questo spirito e con questi contenuti saremo presenti con una nostra delegazione, accreditata dalla WILPF internazionale, alla COP 23 di Bonn indetta dall’ONU dal 6 al 17 novembre 2017 per l’attuazione degli accordi di Parigi sul clima globale.

Alfonso Navarra (LDU) email alfiononuke@gmail.com ed Antonia Sani (WILPF Italia) – portavoci dei Disarmisti esigenti   - cell. 340-0736871  oppure  349-7865685
Diffuso alle ore 17.00