giovedì 21 dicembre 2017

Pace e disarmo. Dal programma elettorale di Potere al popolo


Dal programma elettorale di Potere al Popolo:

Pace e disarmo

Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.
La fuoriuscita dai trattati militari è la condizione per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.
Per questo lottiamo per:
  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;
  • l’adesione e sostegno dell’Italia al programma di messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo;
  • il ritiro delle missioni militari all’estero;
  • la cancellazione del programma F35 e degli altri programmi militari e la riconversione civile dell’industria bellica;
  • la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.

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