venerdì 22 marzo 2019

La domanda di petrolio nei paesi OCSE ha raggiunto il suo picco massimo nel 2007. La domanda globale vedrà presto un calo nei trasporti e reggerà solo per il petrolchimico.


Dopo lo sciopero globale per il clima del 15 marzo e prima della manifestazione nazionale, contro le grandi opere inutili e per il clima, che si terrà a Roma sabato 23 marzo,

segnalo un dato certo e tre previsioni che possono meglio orientare tutti coloro che in queste settimane, e soprattutto nelle prossime, si mobiliteranno contro il cambiamento climatico.

Si tratta di tendenze di fondo che quasi tutti gli osservatori danno per scontate, ma che non sono affatto banali e provocheranno un grande mutamento nel settore energetico a tutti i livelli.

Come è noto il principale nemico del clima è il consumo di energia di fonte fossile, in primo luogo di petrolio.

IL DATO CERTO è che nei paesi OCSE la domanda di petrolio non ha più raggiunto il livello che aveva nel 2007, prima della crisi finanziaria.
I paesi OCSE sono quasi tutti i paesi paesi industrializzati. USA, UE, Canada, Australia, Giappone, Corea, e un' altra ventina di paesi.

Inoltre nel complesso i dati che vi segnalo indicano chiaramente che

Grafico 1) è vicino il momento in cui inizieranno complessivamente a diminuire i consumi petroliferi, perché stanno già calando nei paesi OCSE e presto il calo dei paesi OCSE sarà superiore all' incremento dei paesi non OCSE

Grafico 2)
a) la domanda di greggio nel settore trasporti inizierà presto, entro 15 anni, a calare a livello mondiale, ed è il principale settore dei consumi di greggio. Questo avverrà solo seguendo le tendenze attuali, senza impegni supplementari per accelerare il cambiamento. Il calo sarà dovuto all' incremento dei veicoli alimentati dall' energia elettrica.

b) Un calo netto del consumo petrolifero nei prossimi decenni potrà essere evitato solo dall' aumento del settore petrolchimico, cioè dalla fabbricazione e uso di plastica ed altri prodotti.

Il primo grafico a destra mostra l' andamento della domanda di petrolio nei paesi OCSE e nei paesi non OCSE. Nei paesi OCSE il picco massimo è stato raggiunto nel 2007, prima della crisi finanziaria. negli anni successivi la domanda si è sempre tenuta lontana dalla domanda del 2007, e entro pochissimi anni, il calo sarà strutturale e progressivo.

In salita invece la domanda dei paesi non OCSE, trainati soprattutto dalla Cina e dall' India che avranno almeno l' 80% dell' incremento complessivo.
Ma la domanda globale dovrebbe iniziare a calare attorno al 2040.

Molto prima inizierà invece il calo della domanda nel settore trasporti, che nei prossimi anni sarà in sostanza stagnante, per poi iniziare a decrescere lentamente, pur essendo previsto un incremento del numero di autoveicoli.

Il calo complessivo della domanda di petrolio sarà attenuato, nelle previsioni, dall' incremento del settore petrolchimico. ma è un consumo che potrebbe essere contrastato in vari modi.

Questi dati sono stati ripresi dal sito Qualenergia, un articolo del 2017. Fanno riferimento ad uno studio della agenzia di consulenza Wood Mackenzie.

Ma i diciotto mesi che sono trascorsi dallo studio hanno confermato le previsioni.

M.P.

lunedì 18 marzo 2019

Sauditi e Scala: la solita polemica politica o imbarazzante irregolarità ?




La vicenda

L’ Arabia saudita sarebbe stata interessata ad entrare tra i fondatori permanenti del Teatro la Scala di Milano. I fondatori della Scala sono: le istituzioni pubbliche, la Camera di Commercio di Milano e nove società private: tre banche lombarde, Eni, Enel, Pirelli, Mapei, Fininvest, Generali.

La presenza tra i fondatori da diritto a un posto nel Consiglio di Amministrazione del Teatro.

I contatti avvengono direttamente tra il Sovrintendente della Scala Pereira e il principe Badr, ministro della cultura dell’ Arabia saudita, presente alla prima della Scala il 7 dicembre 2018. Pereira afferma di aver informato i membri del CdA della richiesta saudita.

De Scalzi, presidente dell’ Eni, avrebbe suggerito di fare entrare tra i fondatori la Saudi Aramco, l’ impresa petrolifera statale. Qualcuno avrebbe preferito un soggetto istituzionale, quindi il ministero della cultura saudita.
Il candidato alla presenza nel CdA sembra comunque essere sempre il principe Sadr.

Appena uscite le prime polemiche il principe Sadr, avrebbe versato dal suo conto personale tre milioni di euro come garanzia. Il Presidente della regione Lombardia Fontana ha un colloquio con il Sovrintendente l’ 8 marzo e apprende che sarebbe già stato versato un acconto. Fontana afferma che un fatto del genere giustificherebbe il licenziamento del Sovrintendente.

Della cosa discute il CdA della Scala che si riunisce lunedì 18 marzo e alla fine il sindaco Sala dichiara che per il momento non se ne fa di nulla e saranno restituiti i soldi ai sauditi, anche se non c’è alcun pregiudizio politico nei confronti dell’ Arabia saudita. Il versamento dell’ acconto però non avrebbe rispettato le regole formali delle donazioni.

Domande

Non è che il principe saudita Sadr aveva solo l’ ambizione personale a partecipare al CdA della Scala ed ha cercato l’ aiuto diretto di Pereira per soddisfare questa sua ambizione ?

Non è che si vuole chiudere la vicenda facendola passare per la solita polemica politica, per coprire invece un’ imbarazzante irregolarità della procedura, imbarazzante per la Scala e il suo Sovrintendente, ma imbarazzante anche per l’ immagine dell’ Arabia Saudita nel nostro paese ?

M.P.

venerdì 15 febbraio 2019

La solidarietà alla resistenza al golpe strisciante in Venezuela deve rilanciare anche il Socialismo del XXI° secolo.



Nell’ ottobre 2018, in un articolo sul quotidiano il manifesto, Tonino Perna scriveva sui motivi che avevano portato al “fallimento” del Socialismo del XXI secolo nell’ America latina. Attribuiva il presunto fallimento al mancato cambiamento del sistema di sviluppo.
Non trovo appropriato usare la parola fallimento per il Socialismo del XXI secolo. Nel commercio chi fallisce non ha una seconda possibilità e considero invece quello che è stato fatto in America Latina negli ultimi anni un passaggio fondamentale per il socialismo futuro, soprattutto per la parte del XXI secolo che ancora rimane.

Utilizzo però la descrizione del socialismo del XXI secolo che ha fatto Tonino Perna nel suo articolo per lanciare un concetto.

La solidarietà alla resistenza venezuelana che si oppone al golpe strisciante statunitense contro il governo socialista, dovrebbe servire anche a rilanciare il Socialismo del XXI secolo “

Di seguito riporto quindi la definizione di Socialismo del XXI secolo data da Perna

Agli inizi del XXI secolo la gran parte dei governi dell’America Latina imboccava la strada delle riforme sociali e sposava politiche di salvaguardia ambientale, il cosiddetto «ecosviluppo» che metteva al primo posto il rispetto e la cura della Pachamama (Madre Terra nella lingua dei nativi americani).
Popoli che avevano vissuto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso sotto terribili dittature, che avevano sofferto sulla propria pelle il crollo finanziario ed economico determinato da scellerate politiche neoliberiste (Argentina in primis, ma non solo), volevano voltare pagina.
Nacque così quello che venne chiamato « il socialismo del XXI secolo» che per la verità metteva sotto lo stesso ombrello modelli socio-economici diversi, da quelli più radicali – Bolivia, Ecuador, Venezuela, Uruguay – a quelli che potremmo definire socialdemocratici, come il governo Lula in Brasile, e neopopulisti come i Kirchner in Argentina. Mentre i paesi occidentali più ricchi venivano investiti da crisi finanziarie e bassi tassi di crescita, i paesi dell’America Latina godevano di tassi di crescita mediamente più alti fin dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso.”

Trovo che complessivamente l’ operato dei governi latino americani citati si differenzi in meglio sia dai “ socialismi reali “, anche da quelli sperimentati nel sud del mondo, sia dalle esperienze socialdemocratiche.

Il percorso che abbiamo visto negli ultimi venti anni nel Sud America è stato portato avanti da comunisti, socialisti, movimenti sociali vari, ambientalisti, religiosi, dei contadini, o indigeni.
Questo , anche se oggi è in grande difficoltà, ha molto da insegnare in tutto il mondo a coloro, compresi noi italiani, che vogliono continuare a lottare per una società migliore, per una società dove le classi meno abbienti siano protagoniste e con un ruolo dirigente.

Questo scritto è solo un accenno inadeguato a quanto sta accadendo da pochi decenni in America Latina e a quanto potrebbe svilupparsi nel resto del mondo.
Trovo però giusto e urgente lanciare il concetto espresso nella prima parte di questo scritto:

Il nostro impegno in solidarietà alla resistenza venezuelana al golpe USA deve servire anche a rilanciare  un nuovo modello di socialismo, non dogmatico, non monolitico, pluralista, e che si adatti alle varie situazioni nazionali e internazionali”

Marco Palombo






martedì 12 febbraio 2019

Libia, suggerita da Macron l' offensiva di Haftnar per sbloccare la produzione dell' enorme giacimento Sharara ?



Dalla lettura di articoli che appaiono attendibili ho ricostruito in questo modo la situazione attuale nel Fezzan, nel sud della Libia:

Il giacimento Sharara produce 300 mila b/g, tutta la Libia nel 2010 produceva 1.5/1.7 milioni b/g.

Da due mesi la produzione del Sharara, circa un terzo della produzione attuale e un quinto della produzione prima della guerra, è ferma perché a dicembre gli impianti sono stati occupati da una milizia locale.

Alì Kunna, nobile tuareg ex alleato di Gheddafi nominato da Sarraj a capo delle forze militari del Sud delle Libia era arrivato in zona per andare ad ispezionare il campo petrolifero di Sharara, e sbloccare la situazione

ed allora ecco intervenire Haftnar che dichiara di aver ora i pozzi sotto controllo.

Il giacimento Sharara è “ gestito dalla società Akakus, joint-venture tra la Noc – la compagnia petrolifera nazionale controllata dal governo di Fayez Al Sarraj, principale interlocutore dell’Italia – la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca Omv e la norvegese Statoil,”

C’è quindi una guerra aperta per il controllo delle risorse petrolifere libiche, guerra che è combattuta da gruppi armati locali, finanziati dal petrolio venduto ai paesi occidentali,

Ma la guerra, almeno in questo caso, sembra portata avanti proprio su commissione di imprese occidentali e dei governi dove hanno sede queste imprese.

Ed è immediato pensare subito alla Francia, grande sponsor di Haftnar, che con questa azione militare cercherebbe di sbloccare un giacimento enorme, che vale un terzo della produzione attuale di petrolio in Libia, attualmente bloccato da una milizia locale.

Si parla molto dello scontro tra Italia e Francia aperto dal governo italiano, ma c’è silenzio su una probabile  guerra per procura in Libia finalizzata al controllo di pozzi petroliferi.

Questo perchè

la Libia deve apparire un paese sicuro che si interessa  alle migliaia di migranti che arrivano da tutta l' Africa nella speranza di arrivare in Europa.

ed anche perchè

l' opinione pubblica italiana non deve vedere quanto ENI ed occidente in generale sono parte delle guerre in Africa e Medio Oriente.

Riusciranno i media mainstream  a non far arrivare al grosso pubblico la notizia della sporca  guerra per il petrolio tra paesi europei che sta avvenendo in Libia ?  E’ tutto troppo clamoroso, ma è probabile che ci riusciranno anche questa volta.

Marco Palombo


sabato 9 febbraio 2019

Venti di guerra. Da lunedì 11 febbraio, una settimana cruciale per il Venezuela


Sabato 9 febbraio
ore 9.00 
Ansa
Guaidò non esclude intervento militare


Juan Guaidò, il presidente dell'Assemblea Nazionale venezuelana che ha assunto i poteri dell'Esecutivo, non ha voluto escludere la possibilità di una sua richiesta di intervento armato per risolvere la crisi istituzionale a Caracas.In una intervista alla Afp, interrogato sulla possibilità che, in quanto presidente ad interim, autorizzasse un intervento militare, Guaidò ha risposto: "Noi faremo tutto il possibile. Questo è ovviamente un tema molto polemico, ma facendo uso della nostra sovranità, nell'esercizio delle nostre competenze, faremo il necessario".

Guaidò ha preannunciato per martedì una mobilitazione generale

Intanto in Italia

Lunedì Salvini incontra al Viminale  una delegazione dell' opposizione venezuelana fedele a Guadò.

Martedì dibattito con voto alla Camera e al Senato

Martedì manifesterà anche l' Italia solidale con il governo chavista di Maduro

venerdì 8 febbraio 2019

"Venezuela, un altro golpe è probabile"- R.Heinberg, 2003 in "La festa è finita. La scomparsa del petrolio, le nuove guerre"


Richard Heinberg, 2003, "La festa è finita".La scomparsa del petrolio, le nuove guerre, il futuro dell' energia.
"Se Chavez terrà fede ai suoi principi sostanzialmente di sinistra, gli Stati Uniti quasi certamente faranno in modo che l' economia venezuelana soffra, e con buona probabilità cercheranno altri modi per riaffermare il controllo sulla ricchezza petrolifera del Venezuela. Un altro tentativo di golpe è altamente probabile."
La pagina che potete leggere di seguito è tratta da "La festa è finita" di Richard Heinberg. Il sottotitolo è "La scomparsa del petrolio, le nuove guerre, il futuro dell' energia". Il libro è del 2003, guarda caso anno dell' invasione dell' Iraq da parte di USA e Gran Bretagna, pubblicato in Italia nel 2004. In realtà l' evoluzione dell' industria petrolifera non sta andando nella direzione prevista dai teorici del picco del petrolio, nonostante che il picco di produzione sia ormai vicino. Infatti ora è probabile che prima del picco di produzione arrivi il picco della domanda di petrolio, che l' Iea, agenzia dell' energia dei paesi OCSE, prevede nel 2040. Oggi è saltato l' equilibrio del mercato del petrolio e negli ultimi mesi, il prezzo del greggio ha avuto oscillazioni, ribassi e risalite, anche del 30% in poche settimane.Resta centrale però il rapporto guerre-petrolio, anche se gli scenari possibili andrebbero studiati in modo approfondito e non lo fa nessuno, almeno pubblicamente.



mercoledì 6 febbraio 2019

Mario Tronti e la "sinistra dei benestanti"



Mario Tronti è un filosofo noto a sinistra per essere stato uno dei fondatori dell’ operaismo. Una corrente politica che ha avuto esponenti oggi molto conosciuti, come Cacciari, Asor Rosa, Toni Negri, Nanni Balestrini, ed altri meno. Nomi noti e no hanno poi preso le strade più diverse.

E il percorso di Mario Tronti ha toccato PCI, Pds, Pd. Insomma un percorso molto moderato. Tronti è stato senatore fino alla legislatura terminata a inizio 2018. L’ ex senatore Pd è comunque uno dei teorici più citati quando si parla dell’ operaismo, forse, oltre che per i meriti culturali, per la sua definizione “Classe operaia rude razza pagana” che salta fuori ogni volta che viene scritto qualcosa sull’ operaismo.

Oggi in una intervista a Repubblica ha toccato però un punto chiave della crisi della sinistra italiana “la sinistra dei benestanti che ha perduto il suo popolo”. In questa frase è sbagliato solo il termine “suo”, ma è verissimo che la sinistra oggi è votata da ceti socialmente benestanti ed ha esponenti di uguale o superiore stato sociale se confrontati con l’ Italia nel suo insieme.

E paradossalmente, la galassia dei 10 partiti comunisti oggi esistenti a livello nazionale, e i reduci movimentisti degli anni 60 e 70, non riescono minimamente ad essere un riferimento per i ceti poveri, proletari o disperati, che vivono oggi nel nostro paese. Anzi molti reduci dei movimenti che continuano a fare politica sono anch’ essi socialmente ben inseriti.

Potere al Popolo all’ inizio ha cercato di rappresentare i meno abbienti più che il tradizionale popolo di sinistra e vedremo come si comporterà nei prossimi mesi decisivi per la nuova forza politica. La tendenza a dare voce a chi non ha voce sembra però aver perso il suo slancio. Non commento ulteriormente perché il nuovo movimento politico nel prossimo futuro merita di essere messo alla prova senza pregiudizi.

Però il tema “La sinistra oggi ha i soldi” è centrale e importantissimo e speriamo che, citato da Tronti, ex senatore PD ma teorico tra i più conosciuti dell’ operaismo, riesca ad aprire un dibattito.

Marco