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Visualizzazione dei post con l'etichetta petrolio

USA-Russia-Arabia Saudita: tre paesi che estraggono il 40 % del petrolio mondiale, a Ryad, Rubio, Lavrov e Bin Salman hanno parlato anche di questo ?

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  I maggiori paesi produttori d petrolio del mondo sono Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia. La loro produzione complessiva è attorno ai 40 milioni di barili al giorno su una produzione mondiale leggermente superiore ai 100 milioni di barili. L' incontro tra Rubio, segretario di stato USA e Lavrov, ministro degli esteri russo, avvenuto a Ryad nei giorni passati è stato interpretato da tutti come un cambio netto di paradigma nelle relazioni internazionali, ma sono state diverse le chiavi di lettura usate dagli osservatori . Colpire l' Europa, patto di Abramo allargato alla questione ucraina, meglio una brutta pace che una bella guerra, l' Europa piagnucola mentre Trump agisce sparando le sue verità, Trump capovolge la verità. Però nel diluvio di parole sull' incontro in Arabia saudita può starci questo dato sulla produzione petrolifera mondiale e riporto uno stralcio di un articolo del 2020 titolato Petrolio: è guerra commerciale tra Stati Uniti, Russia ed Arabia Saudit...

Aramco, l’Ipo diventa locale: niente roadshow in Occidente

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di S.Bel. sole24ore È saltato il roadshow di Saudi Aramco in Occidente. La compagnia petrolifera – che andrà in Borsa a dicembre solo sul listino saudita – ha cancellato anche la tappa di Londra dal calendario degli incontri con i potenziali investitori. È quanto risulta da indiscrezioni raccolte in ambienti bancari britannici. In precedenza erano già stati revocati gli appuntamenti in Nord America e in Asia. I dirigenti di Aramco limiteranno gli incontri all’Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo Persico: Emirati arabi uniti, Kuwait , Bahrein e Oman secondo il Financial Times. È l’ennesimo segnale del fatto che l’«Ipo dei record» è stata drasticamente ridimensionata rispetto alle aspirazioni iniziali. Accolta con crescente scetticismo dagli investitori occidentali, l’operazione è stata dapprima limitata ad un ambito locale: la quotazione avverrà solo sul Tadawul, il listino saudita. Anche la valutazione è stata abbassata. Domenica 17 Riad ha fatto sapere che pu...

Saudi Aramco, ennesimo rinvio della quotazione. La prima impresa per emissioni di gas serra, la più grande IPO di sempre

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La quotazione in Borsa della Saudi Aramco slitta ancora. L' ultimo rinvio è per l' annuncio, previsto il 20 ottobre, della partenza alla Borsa saudita. Ma già si parla anche di abbandono del progetto di quotare l' impresa in una Borsa all' estero. Erano state ipotizzate, in ordine cronologico, Wall Street negli USA, ma ci sono troppe tutele per i piccoli azionisti, Londra,che aveva addirittura già modificato alcune storiche regole della sua Borsa per permettere l' operazione, ma la Brexit la renderebbe troppo incerta, Honk Kong, che in questo momento non è troppo tranquilla, e Tokio. Sembra però che gli investitori stranieri siano assai tiepidi, la quotazione prevista esagerata, e il prezzo attuale del petrolio troppo basso. Negli ultimi mesi inoltre gli investimenti nelle produzioni di energia da fonti fossili sono nel mirino per il loro impatto devastante sul clima, vedi Greta, Extinction Rebellion ed anche papa Francesco,  e il prestigio dei sauditi ass...

Libia, dopo l' offensiva di Haftar resta immutata solo la produzione di petrolio

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L' offensiva di Haftar al momento ha avuto un impatto limitato, ma ha già prodotto tutti i danni che abitualmente producono le guerre: morti, feriti, sfollati, distruzioni, danni alle attività produttive. Ha prodotto anche i danni ormai sempre presenti nelle guerre in Medio Oriente: nuove opportunità per l' Isis e soldi della Banca Centrale libica alle milizie irregolari, Rada e altre, che all' inizio erano state tiepide nella difesa del governo Serraj. In qualsiasi modo si concluda questa fase della guerra saranno comunque completamente diverse anche le relazioni tra tutti i soggetti, i governi di Tobruk, di Tripoli e l' ONU, i paesi UE, la Russia e gli USA. Una sola cosa è rimasta immutata in Libia dopo l' offensiva di Haftar, la produzione di petrolio Ed è la conferma che il nodo è proprio questo: In Libia il petrolio finanzia la guerra delle milizie armate e non la vita economica e sociale delle libiche e dei libici. Dall' articolo di ...

Libia, una proposta per la pace: embargo a gas e petrolio libico

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E' sempre più evidente come la guerra civile in Libia abbia al centro la spartizione della ricchezza proveniente dalla produzione di petrolio e gas. Prima di puntare su Tripoli, Haftar aveva occupato il sud del paese, prendendo il controllo del giacimento Sharara, da due mesi inattivo dopo che era stato occupato da una milizia locale.  Il Sharara è il più grande impianto libico, produce 300 mila barili di greggio il giorno e ogni 24ore consente un fatturato finale superiore al milione di dollari.  E' sfruttato  dall' impresa energetica libica, Noc, dalla francese Total, dalla spagnola Rapsol, dall'austriaca Omv e dalla norvegese Equinor.                                                              Il 12 novembre del 2015 sul Corriere della Sera veniva pubblicato un commento di Franco Venturini sull...

La domanda di petrolio nei paesi OCSE ha raggiunto il suo picco massimo nel 2007. La domanda globale vedrà presto un calo nei trasporti e reggerà solo per il petrolchimico.

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Dopo lo sciopero globale per il clima del 15 marzo e prima della manifestazione nazionale, contro le grandi opere inutili e per il clima, che si terrà a Roma sabato 23 marzo, segnalo un dato certo e tre previsioni che possono meglio orientare tutti coloro che in queste settimane, e soprattutto nelle prossime, si mobiliteranno contro il cambiamento climatico. Si tratta di tendenze di fondo che quasi tutti gli osservatori danno per scontate, ma che non sono affatto banali e provocheranno un grande mutamento nel settore energetico a tutti i livelli. Come è noto il principale nemico del clima è il consumo di energia di fonte fossile, in primo luogo di petrolio. IL DATO CERTO è che nei paesi OCSE la domanda di petrolio non ha più raggiunto il livello che aveva nel 2007, prima della crisi finanziaria. I paesi OCSE sono quasi tutti i paesi paesi industrializzati. USA, UE, Canada, Australia, Giappone, Corea, e un' altra ventina di paesi. Inoltre nel complesso i dati che vi se...

Scheda di Sissi Bellomo per Treccani (2015):"Il petrolio extrapesante del Venezuela"

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Il petrolio extrapesante del Venezuela Atlante Geopolitico 2015  Condividi         Il petrolio extrapesante del Venezuela di  Sissi Bellomo È la più grande riserva di petrolio al mondo ed è tuttora sfruttata solo in minima parte: la fascia dell’Orinoco, un’area di 54mila chilometri quadrati lungo il corso del fiume omonimo in Venezuela, potrebbe contenerne fino a 1300 miliardi di barili secondo le stime più ottimiste, una quantità quasi pari a quella di tutte le risorse di petrolio convenzionale del globo. Già, perché quello dell’Orinoco convenzionale non è, ma rientra nella categoria – più difficile e costosa da estrarre – dei greggi non convenzionali. Stessa categoria dello  shale oil  statunitense, dunque. Ma il  petroleo extra pesado  venezuelano non gli assomiglia affatto, mentre ha molto in comune con le sabbie bituminose del Canada: come le  oil sands , il greggio dell’Orinoco è molto pesan...

MBS, Cop24, sanzioni all' Iran: verso la fine dell' era del petrolio

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Il cordiale saluto al G 20 tra Putin e il principe saudita Bin Salman Arabia saudita, Cop24, sanzioni all' Iran Tre grandi temi, che in queste settimane occupano molto spazio sui media, hanno in comune tra loro un elemento: la presenza centrale dei combustibili fossili, soprattutto del petrolio. Non è una scoperta di oggi l' importanza del petrolio nelle relazioni internazionali, ma la novità cruciale è che i prossimi due o tre decenni vedranno molto probabilmente l' inizio del calo del suo utilizzo. La previsione più attendibile viene dall' Iea, l' agenzia energetica dei paesi OCSE, che nell' ultimo rapporto 2018 ipotizza il 2040 come anno in cui il nostro pianeta toccherà il massimo della domanda petrolifera. I paesi OCSE sono già vicinissimi al loro picco di domanda e gli USA, primi consumatori mondiali, e la nostra Italia, hanno già iniziato a diminuire sensibilmente la quantità di petrolio utilizzata. Attorno al 2025 dovrebbe arrivare il picco ...

Il prezzo del greggio perde il 9% in 5 giorni solo per una mossa dell' amministrazione Trump

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La scelta dell' amministrazione Trump di tornare alle sanzioni all' Iran e di esentare da queste 8 paesi, comunicando questa seconda mossa in modo quasi improvviso dopo che erano molto salite le quotazioni del greggio, ha provocato una rapida discesa del prezzo del petrolio, e questa settimana il calo è stato del 9%, sostanzialmente identico per il Brent del Mare del Nord e per il WTI statunitense. L' oscillazione di prezzo ha portato lo spostamento di enormi risorse finanziarie in tutto il mondo. Qualcuno avrà guadagnato molto, altri avranno perso, a seconda dei tempi erano stati effettuati i loro investimenti sul petrolio o le loro dismissioni. Tutto questo sta succedendo solo per la mossa del governo di un paese che rappresenta circa il 5% della popolazione mondiale. Non azzardo davvero ipotesi di nessun tipo, segnalo però la vicenda, che comunque dimostra che negli ultimi anni si è rotto l' equilibrio nel mercato del greggio che sta oscillando moltissimo....

Libia, la Turchia ha lasciato il summit per l'annunciato controllo ONU sulla Banca Centrale ?

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La Turchia ha abbondonato in anticipo e in modo plateale la Conferenza sulla Libia di Palermo.  Era presente con il vicepresidente Oktay , una presenza quindi ad alto livello. Ankara insieme al Qatar è il grande sponsor in tutto il Medio oriente dei Fratelli Musulmani e di tutte le milizie libiche legate alla Fratellanza che in Libia attualmente si muovono in modo autonomo e sostengono Serraj alleate contro l' attacco di Haftar. Ho scritto ieri di come la questione più importante per l' ONU, rappresentato dal suo incaricato speciale per la Libia Ghassan Salamè, fosse l' unificazione della Banca Centrale Libica, attualmente separata nella banca di Tripoli e in quella di Tobrouk. Il piano ONU non prevede solo l' unificazione della Banca ma soprattutto la certificazione dei suoi bilanci, garantita da ONU, Italia, Francia e paesi limitrofi. Ci sarà una gara entro due tre settimane che assegnerà questo controllo probabilmente ad soggetto privato ma sotto il con...

Conferenza Libia: l' ONU vuole una sola Banca Centrale. Ora il petrolio finanzia la guerra civile

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Cristiana Mangani sul Messaggero di martedì 13 novembre scrive che la principale questione al centro della Conferenza di Palermo sulla Libia è il piano ONU per avere una sola Banca Centrale Libica che gestisca tutte le entrate petrolifere. Quelle che arrivano dai territori amministrati da Tripoli e quelle che arrivano dai territori amministrati da Tobrouk. Gentiloni alcuni anni fa sosteneva che, nonostante la guerra in corso tra due governi libici diversi, le entrate del petrolio, gestite dalla Compagnia Nazionale Libica, spesso socia dell' ENI, confluivano nella Banca Centrale Libica che le divideva poi tra i due governi nemici. Non so quanto fosse vera la tesi sostenuta da Gentiloni, allora ministro degli Esteri del governo Renzi, ma sicuramente molte delle entrate prodotte da Eni con i soci libici andavano a finanziare la guerra fratricida, tanto che qualcuno anche sul Corriere della Sera proponeva che l' ENI minacciasse l' embargo ai governi guerrafondai nel tent...

"Petrolio in ribasso, potrebbe allora risalire" Forse, ma potrebbe anche crollare clamorosamente.

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Sissi Bellomo, che segue le vicende petrolifere per il Sole24ore, ci spiega che, in caso di un elemento favorevole, le quotazioni del petrolio potrebbero crescere di nuovo con una notevole intensità. Motiva questa previsione con il fatto che i fondi oggi hanno concentrato il loro possesso di posizioni sul petrolio nella fascia "corta", con una proporzione uguale ai momenti di massimo ribasso del prezzo. Vedremo nei prossimi giorni se la previsione si avvererà, ma i segnali sono al momento nella direzione contraria. Anche in alcuni paesi Opec la produzione cresce, in Nigeria, in Libia, dove la produzione è tornata vicino al 1 mb/g, e in Iran, produzione attorno a 3,8 mb/g. Nello stesso momento in Italia il gas ha superato il petrolio ed è la principale fonte di energia, mentre nell' aprile 2018 si terrà a Roma il Gran Premio elettrico e finalmente anche nel nostro paese si parlerà della mobilità elettrica a livello di massa. Insomma i segnali sono per un forte decl...

Spia rossa accesa per la domanda globale di petrolio. Il dato USA sulle scorte di benzina

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Anche le statistiche di oggi sulle riserve di petrolio e derivati USA ci diranno che sono aumentate le scorte di benzina, l' API ha già segnalato in una sua nota di ieri questa tendenza. Il periodo estivo è il momento in cui si verifica il maggior consumo di benzina negli Stati Uniti, ma in questo momento le scorte stanno salendo invece di scendere, e sono ai massimi da 27 anni a questa parte. Ormai è un dato strutturale ed infatti le quotazioni del greggio stanno crollando. Continuiamo a seguire questo dato che potrebbe essere il segnale decisivo della accelerazione della transizione energetica. Marco Dalla lettura dei futures sui principali indici europei si prospetta un avvio in ribasso per le borse continentali in scia alla chiusura in rosso di Wall Street e alle performance deludenti dei listini asiatici. Gli indici americani hanno tentato un nuovo allungo in avvio, con l’ennesimo record storico del Dow Jones, ma si sono dovuti piegare al nuovo crollo del pe...

Petrodollaro-Ecco perchè Trump vuole ritardare la fine dell'era fossile

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L'articolo spiega i rischi del dollaro se una parte del petrolio venisse venduta con lo Yuan. Ma il dollaro rischia molto di più con la transizione energetica che arrivera' velocemente nei prossimi 10-20 anni. E' per questo che Trump vuole ritardare il più possibile la fine dell' era fossile. M.P. Dan Glazebrook rt.com https://comedonchisciotte.org/ il-blocco-del-qatar-la-sfida- petrolio-yuan-e-la-guerra- alliran/ Per gli Stati Uniti, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Nel 2012 l’Iran ha cominciato ad accettare lo yuan per i suoi pagamenti di petrolio e gas, seguita dalla Russia nel 2015. Se questo continuerà, potrebbe letteralmente indicare l’inizio della fine del potere globale statunitense. Il dollaro è la principale moneta di riserva del mondo in primo luogo perché il petrolio è attualmente negoziato con esso. I paesi che cercano riserve di valuta estera come assicurazione contro le crisi delle proprie valute tendono a guardare a...